Curtotti, Sevi e gli altri oppositori preparano la sfiducia al rettore Lo Muzio: la deadline è maggio 2025

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E’ un Lo Muzio stanco, esasperato e tentato di mollare tutto quello che si appresta alla pausa agostana. Del resto sin dalla vittoria di marzo 2023 e dall’insediamento di due mesi dopo quale nuovo rettore dell’Università di Foggia, il Magnifico ha dovuto subire ogni giorno la guerra sferratagli dal corposo fronte degli oppositori, oggi capitanato dai direttori Donatella Curtotti (Giurisprudenza), Agostino Sevi (Dafne, ovvero Scienze agrarie), Barbara De Serio (Distum), Carmela Robustella (Diss). L’Attacco ha raccontato le svariate vicende in cui, in questo arco di tempo, si è concretizzata la mobilitazione contro Lo Muzio. Sono cambiati i toni e i metodi, in questi ultimi mesi, ma la contrapposizione è rimasta feroce all’interno dell’Ateneo daunio.

A gennaio scorso fece scalpore quanto gli anti Lo Muzio fecero trapelare all’esterno, sulla stampa, compresa la lettera durissima inviata alla comunità accademica (“Magnifico, le aperture di credito che le sono state fatte, anche in momenti di difficoltà, sono andate deluse e, dopo questa sua ultima decisione, sono revocate. Sta tradendo i cardini del suo programma elettorale e sta costringendo il nostro Ateneo in una bolla di immobilismo e di ostruzionismo che portano su una china pericolosissima per l’intera collettività, in primis per gli studenti”, solo per ricordarne il passaggio conclusivo). Poi, la difesa del rettore e dell’immagine di Unifg da parte dei delegati rettorali, le forti polemiche scatenate, il tentativo dei tanti orfani dell’ex Magnifico Maurizio Ricci di opporsi a sgraditi cambiamenti, l’ambizione di lottare sottobanco per tutelare le proprie postazioni (come nel caso dei multimilionari Patti territoriali e del Centro di formazione della docenza), hanno determinato la scelta del silenzio e della minore esposizione mediatica possibile.

Ma la situazione non si è affatto rasserenata in Ateneo. Anzi. Stando ai beninformati, Curtotti&Co. in realtà stanno aspettando soltanto che si arrivi a maggio 2025 e per un motivo chiarissimo: in quella data sarà possibile sfiduciare Lo Muzio. E’ una possibilità prevista dallo statuto di Unifg, che sancisce: “Il senato accademico, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, può proporre al corpo elettorale che elegge il rettore una mozione di sfiducia motivata al rettore stesso, non prima che siano trascorsi due anni dall’inizio del suo mandato. Il procedimento di sfiducia al rettore è disciplinato da apposito regolamento approvato dal senato accademico, previo parere del consiglio di amministrazione, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore dello statuto; tale regolamento deve disciplinare il potere di iniziativa, assicurare il rispetto del principio del contraddittorio, individuare il responsabile del procedimento, fissare tempi certi e contenuti per la conclusione del procedimento. In particolare, il regolamento si atterrà ai seguenti criteri: il senato accademico, acquisito il parere del consiglio di amministrazione e udito il rettore, approva, con la maggioranza dei due terzi dei componenti, la mozione di sfiducia da proporre al corpo elettorale; il tempo per la conclusione del procedimento, compreso lo svolgimento delle operazioni del corpo elettorale, è stabilito, nel massimo, in tre mesi”.

Dunque bisogna attendere maggio, visto che l’inizio del mandato di Lo Muzio coincide con la data del decreto della ministra dell’Università e della ricerca, ovvero il 12 maggio 2023, e dal momento che devono esser trascorsi due anni da allora per la sfiducia. Lo Muzio e i suoi sanno perfettamente che l’intenzione del fronte avverso è quella di provocarne la caduta, o le meno penose dimissioni. Si avrà la forza di neutralizzare Sevi, Curtotti e gli altri ostili? Ad oggi la situazione vede il rettore privo di maggioranza in senato, col risultato che il gruppo della direttrice di Giurisprudenza – da lui sconfitta alle elezioni per il dopo Limone – approva quel che vuole, come nel caso vergognoso della esclusione de l’Attacco dalle testate partecipanti alla campagna di comunicazione, nel ventennale di vita dell’Ateneo. Un uso talmente politico dell’istituzione e delle sue risorse da far rabbrividire, specie quando chi è capace di simili azioni blatera di etica, legalità, diritto, libertà di pensiero ed espressione.

Quanto Lo Muzio sia sotto assedio è testimoniato dalle sedute di senato e consiglio di amministrazione, quando per evitare che le proprie proposte non passino parecchi dei punti all’ordine del giorno vengono ritirati dal rettore oppure accade che lo scontro emerga platealmente in superficie con discussioni asprissime. Come quella del 3 luglio scorso, quando nel momento di approvare l’accapo sugli adempimenti Proper in scadenza ci sono stati interventi al vetriolo di Sevi e della direttrice generale Teresa Romei (che Lo Muzio non intende riconfermare). L’accapo non è stato approvato. La perdita di controllo è manifesta anche nell’esito del voto del rappresentante dell’Area economica in senato accademico. La pendenza del procedimento giudiziario di fronte al TAR, che rende precari i dipartimenti Demet e Diss, imponeva alle due direttrici un passo indietro, come fatto dalla sola direttrice del Demet Barbara Cafarelli. Inoltre c’era da anni un accordo di alternanza con Economia, dunque stavolta sarebbe spettato al direttore Pasquale Di Biase rappresentare l’Area economica in senato. E invece la direttrice del Diss (Scienze sociali) Robustella si è candidata per il ruolo ed è stata eletta con quattro voti contro i tre di Di Biase. A votare erano solo i direttori di dipartimento, la vittoria è dipesa dal mancato voto espresso da Margaglione (Medicina clinica e sperimentale), in rotta con Lo Muzio anch’egli da alcuni mesi per il mancato sostegno del rettore alla sua rielezione come direttore.

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