Non una semplice testimonianza, ma un confronto diretto con chi oggi costruisce il proprio futuro. All’auditorium dell’istituto Mattei-Fazzini-Giuliani di Vieste, l’incontro con Pinuccio Fazio ha assunto il tono di una chiamata alla responsabilità rivolta alle nuove generazioni. Il padre di Michele, ucciso a Bari nel 2001 da un proiettile vagante, ha portato tra gli studenti una storia che non resta confinata nel dolore personale, ma si trasforma in impegno civile. Un racconto asciutto, senza retorica, che ha ripercorso una vicenda segnata dalla violenza ma anche dalla scelta di reagire.
“Voi siete il futuro, ma anche i più esposti a certi rischi”, ha detto rivolgendosi ai ragazzi. Un passaggio che ha riportato al centro il ruolo della scuola e della comunità educativa, chiamate a intercettare i segnali più deboli prima che diventino qualcosa di più grave. “Non bisogna lasciare indietro nessuno”, ha aggiunto, richiamando l’attenzione su fenomeni spesso sottovalutati come bullismo e microcriminalità.
L’incontro arriva a pochi giorni dalla Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti delle mafie e si inserisce in un contesto segnato anche da fatti recenti sul territorio. Un elemento che ha reso ancora più concreta la riflessione proposta agli studenti. Al centro del suo intervento, però, non solo la denuncia, ma anche il percorso che ha portato lui e la sua famiglia a trasformare il dolore in un messaggio di apertura: “Dopo la morte di Michele abbiamo spalancato le finestre”, ha raccontato, ricordando il cambiamento vissuto nel quartiere di Bari Vecchia. Un gesto simbolico che è diventato, nel tempo, un segnale condiviso.
Accanto a lui, il mondo della scuola ha ribadito la propria funzione educativa. Il dirigente scolastico ha richiamato la necessità di “risvegliare le coscienze”, mentre i docenti hanno sottolineato l’importanza di offrire ai ragazzi strumenti per leggere la realtà e scegliere consapevolmente.
Tra i momenti più intensi, l’omaggio degli studenti che hanno ricordato le vittime innocenti delle mafie: “Voi siete tutti miei figli, siete tutti Michele”, ha detto Fazio, lasciando in sala un silenzio carico di significato.
Un incontro che va oltre la memoria e prova a parlare al presente. Perché il rischio più grande, come è emerso più volte, non è solo la violenza, ma l’indifferenza. E proprio da lì, dai banchi di scuola, si sceglie da che parte stare.
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