Non solo animazione, non il solito stage: A Vieste torna la Sunny Academy e, numeri alla mano, è qualcosa che sta prendendo una direzione diversa rispetto agli anni passati. Dal 23 al 26 aprile, all’Hotel “I Melograni”, saranno 189 i ragazzi coinvolti nel camp promosso da SkyVillage Group: una crescita che in tre anni ha superato il 150% e che oggi pone il progetto davanti a un passaggio più ambizioso, quello di trasformarsi da esperienza formativa a vero canale di accesso al lavoro. L’obiettivo va oltre il formare animatori e investe anche il mondo dell’arte e dello spettacolo, seguendo una visione ampia del concetto di entertainment. II realtà, il percorso che c’è alle spalle è più lungo, con il primo nucleo che risale a 14 anni fa, prima che assumesse la connotazione che ha adesso. A raccontarlo a l’Attacco è Michelino De Martinis, amministratore del gruppo: “All’inizio era uno stage interno, niente di particolare. Poi tre anni fa abbiamo cambiato visione: abbiamo iniziato a portare formatori esterni, nomi di un certo livello, e i ragazzi hanno risposto”. La risposta, in effetti, c’è stata. Tanto che quest’anno le richieste hanno superato di gran lunga la capienza: “Potevamo essere anche cinquecento - spiega - ma la formazione ha un costo. Noi puntiamo sulla qualità, non sui numeri”.
Il modello resta quello dei workshop intensivi: quattro giorni tra teoria e pratica, con laboratori di danza, comicità, recitazione, intrattenimento turistico. “Facciamo sia teoria che pratica, usando un approccio integrato”, chiarisce, “altrimenti non funziona”. Un percorso che incrocia il mondo dello show business con quello dell’hospitality, provando a costruire competenze spendibili subito, soprattutto in vista della stagione estiva ma non solo. Tra gli ospiti attesi ci sono nomi già noti al grande pubblico, da Mattia Zenzola a Gianmarco Saurino, fino a professionisti del settore come Marco Colonna e Cristian Levantaci. Accanto ai nomi più noti, lavorano anche professionisti già inseriti nel settore, spesso non citati ma parte stabile del percorso formativo. Ma, al di là dei nomi, il punto è un altro: creare un ponte tra formazione e inserimento lavorativo. Perciò l’attività del gruppo non si limita a questo: durante l’anno le candidature passano anche da festival e manifestazioni, dove l’agenzia intercetta nuovi profili.
“Noi lavoriamo tutto l’anno - dice De Martinis - non è solo un evento. Facciamo selezioni nei festival, collaboriamo con realtà in tutta Italia. L’obiettivo è inserire i ragazzi nelle strutture turistiche, ma anche aprire altre strade”. In questo modo si conta di allargare il bacino dei partecipanti, oltre ad offrire opportunità sempre più competitive. Il progetto, per ora, si regge interamente su fondi privati: “Lo finanziamo noi come azienda, perché ci crediamo”, sottolinea. Un investimento non banale, soprattutto considerando la crescita della domanda e il limite organizzativo che ne deriva. C’è poi il rapporto con le scuole - soprattutto con quelle del capoluogo -, uno degli aspetti più salienti. Con l’istituto Notarangelo, ad esempio, la collaborazione è cresciuta rapidamente: “Siamo passati da 15-20 ragazzi a 50. E ne abbiamo dovuti lasciare fuori altri quaranta”. Numeri che raccontano anche altro, soprattutto in un territorio dove il tema del lavoro giovanile resta centrale: “Si dice spesso che i ragazzi non vogliono lavorare - osserva De Martinis - ma non è così. Se li stimoli, rispondono. Il problema è accendere quella scintilla”. È un passaggio chiave, perché ribalta una narrazione diffusa anche a Vieste, dove gli operatori turistici lamentano da anni difficoltà nel reperire personale. Qui, invece, il dato è opposto: la domanda c’è, e cresce. Il camp accoglie partecipanti tra i 16 e i 40 anni, con una selezione iniziale basata su attitudini e motivazione. Un range ampio - che comprende sia studenti sia chi prova a rientrare o a cambiare percorso lavorativo - tuttavia non un’esperienza aperta a tutti indistintamente, bensì un percorso che prova a mantenere un certo livello, anche per garantire un seguito dopo i quattro giorni.
Ed è proprio il “dopo” a fare la differenza. “Non è solo stagionale - insiste De Martinis - chi esce da qui può continuare, può entrare in altri contesti, anche fuori dal turismo”. La scelta di Vieste, in questo senso, non è casuale. Il Gargano resta un punto strategico per il turismo, ma anche un terreno dove sperimentare nuove formule. Portare qui un progetto del genere significa provare a costruire qualcosa che non si esaurisca nei mesi estivi. Per ora, però, la sfida resta tutta interna: reggere la crescita senza snaturare il progetto. E magari trovare, lungo il percorso, anche un sostegno pubblico che oggi manca. Intanto, i numeri parlano chiaro e raccontano una realtà che, almeno per qualche giorno, prova a ribaltare il solito copione: non giovani che scappano, ma giovani che arrivano. E che cercano, qui, una possibilità
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