Un momento di sintesi e, soprattutto, di presa di parola che va oltre la cerimonia istituzionale. L’inaugurazione dell’anno accademico 2025/2026 dell’Università di Foggia si conferma anche quest’anno come uno spazio in cui la componente studentesca prova a uscire dal ruolo di spettatrice per diventare protagonista del dibattito. “Inaugurare l’anno accademico significa fare il punto e mandare un messaggio a chi ci ascolta”, spiega a l’Attacco Vincenzo Mundo, studente al sesto anno di medicina presidente del Consiglio degli studenti. Un passaggio che segna l’avvio ufficiale delle attività, ma che diventa anche occasione per riportare al centro le esigenze di chi l’università la vive ogni giorno. Al centro della giornata, il tema della “visione”. Un concetto che gli studenti hanno deciso di ribaltare, partendo da una premessa chiara: “I giovani sono il presente”. Un’affermazione che rompe uno schema consolidato e che si traduce in una richiesta precisa: essere riconosciuti come parte attiva nei processi decisionali. “C’è ancora l’idea che i giovani siano disinteressati o distanti dalla realtà - osserva Mundo - ma è un concetto superato, basato su pregiudizi. Le associazioni studentesche dimostrano ogni giorno il contrario: i giovani hanno idee e voglia di incidere”.
Una visione che, però, non può restare confinata all’interno dell’ateneo. Il nodo, secondo Mundo, è tutto ciò che accade fuori: “L’università funziona, è tra le migliori in Italia per qualità della didattica. Il problema è il contesto esterno: il lavoro, le opportunità, le prospettive”. È qui che si misura la distanza tra formazione e territorio. “Un giovane che studia a Foggia deve poter immaginare di restare. Oggi, invece, il divario è evidente: stessi lavori, ma condizioni economiche completamente diverse rispetto al nord. È un sistema che non valorizza chi resta”. Il riferimento è ai salari, alle opportunità occupazionali, ma anche alla capacità del territorio di trattenere competenze: “Servono misure concrete per incentivare i giovani a rimanere dopo gli studi. L’università può fare da incubatore, ma poi bisogna sostenere le idee, le startup, il mondo del lavoro”.
Un passaggio che chiama in causa direttamente le istituzioni: “Le responsabilità sono anche politiche - sottolinea - perché è chi governa che deve creare le condizioni per cambiare le cose”.
Un messaggio rivolto anche al presidente della Regione, Antonio Decaro, presente alla cerimonia: “Siamo all’inizio del suo mandato, ma c’è apertura all’ascolto. Da qui si può partire per costruire qualcosa”.
La richiesta è chiara: più attenzione alla Capitanata, considerata uno dei territori più fragili sotto il profilo economico e occupazionale. “Bisogna investire qui, dove le criticità sono più evidenti. Non si può pensare di affrontare il problema senza intervenire sui territori che ne soffrono di più”.
Accanto al tema del lavoro, resta centrale quello degli spazi e delle condizioni della didattica. Una criticità già emersa negli anni e che continua a pesare: “Non possiamo parlare di qualità se mancano le basi. Gli spazi sono parte della dignità dello studio”.
Ma il passaggio più netto riguarda la riforma dell’accesso a medicina, su cui Mundo ha assunto un ruolo diretto: “Sono stato nominato componente del tavolo tecnico ministeriale - spiega - e rappresenterò gli studenti del sud Italia”. Un incarico che lo pone al centro di una delle questioni più delicate del sistema universitario. “Serve un accesso programmato. Non è solo una questione di università, ma anche di strutture sanitarie. Il numero di studenti deve essere proporzionato agli spazi e alle possibilità formative”.
Critiche anche al sistema attuale e, in particolare, al cosiddetto “semestre filtro”. “È stato un percorso vissuto male dagli studenti. - ci dice - I dati che abbiamo raccolto sono preoccupanti: ansia, incertezza, difficoltà nella preparazione. È un sistema che così non funziona”.
Secondo Mundo, la soluzione passa anche da un cambio di approccio: “Bisogna garantire il merito, ma anche tutelare il benessere degli studenti. Non si può costruire un percorso formativo su una competizione continua e su tempi insostenibili”. Tra le proposte avanzate, anche quella di sostituire il sistema dei corsi privati di preparazione con strumenti pubblici accessibili a tutti. “Una piattaforma ministeriale con materiali, lezioni e simulatori renderebbe il sistema più equo e trasparente”.
Ma il tema più delicato resta quello della salute mentale: “I dati che abbiamo raccolto sono spaventosi. Gli studenti hanno vissuto mesi di incertezza totale, con carichi di studio compressi e una competizione costante. È evidente che serve un supporto psicologico strutturato”.
Un elemento che, secondo Mundo, non può più essere considerato secondario: “Se si continua su questa strada, bisogna investire anche su questo. Non è un optional, è una necessità”.
Nel complesso, il messaggio che arriva dall’inaugurazione è netto: l’università non può essere un’isola. Le criticità che emergono al suo interno sono il riflesso di un sistema più ampio, che riguarda lavoro, politiche territoriali e prospettive di crescita. E proprio da qui parte la richiesta degli studenti: essere coinvolti, ascoltati, riconosciuti. Non come promessa futura, ma come presenza attiva nel presente.“Non vogliamo aspettare un futuro che non arriva - conclude Mundo - vogliamo essere parte delle scelte adesso”.
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