Il caporalato cambia volto ma continua a restare una delle principali emergenze del mondo del lavoro italiano. È quanto emerso oggi nel corso della missione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, arrivata a Foggia per una giornata di audizioni e sopralluoghi dedicati al fenomeno dello sfruttamento della manodopera. La delegazione, guidata dal presidente della Commissione Tino Magni e composta anche dai senatori Ignazio Zullo e Gisella Naturale, ha incontrato in Prefettura magistrati, rappresentanti delle istituzioni, organizzazioni datoriali e sindacati.

Scoppia il caso a Bari dopo il racconto della giornalista e conduttrice Manila Gorio, che denuncia di essere stata esclusa da una cena legata alla presenza del generale Roberto Vannacci. Secondo quanto riferito, l’invito sarebbe stato revocato all’ultimo momento, con motivazioni che la stessa definisce discriminatorie. La giornalista ha affidato il proprio sfogo ai social, parlando apertamente di un’esclusione legata alla sua identità di genere. Un episodio che ha suscitato reazioni e acceso il dibattito pubblico, soprattutto per il contesto in cui si inserisce, già segnato da polemiche attorno alla figura del generale.  

Alla fine del terzo mese del 2026 si contano 192 infortuni mortali: 137 in occasione di lavoro e 55 in itinere. Lombardia, Veneto, Sicilia, Lazio, Campania, Piemonte e Puglia registrano il maggior numero di vittime totali. In zona rossa 6 regioni: Sicilia, Molise, Liguria, Puglia, Veneto e Toscana. “Il calo delle morti sul lavoro registrato nel primo trimestre del 2026 è un segnale positivo, ma ancora troppo debole e disomogeneo per indicare un reale cambio di rotta. Le vittime totali nel periodo gennaio-marzo sono 192, l’8,6% in meno rispetto ai 210 registrati nello stesso periodo del 2025. Preoccupano, inoltre, il forte divario che penalizza i lavoratori stranieri e l’aumento delle denunce di infortunio, che conferma come il fenomeno resti ampio e diffuso. La riduzione dei decessi va quindi consolidata con più prevenzione, controlli e formazione, soprattutto nei settori più esposti" - Così interviene l’Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega commentando i dati aggiornati a marzo 2026.

Un investimento senza precedenti e una visione che punta a cambiare profondamente il volto del welfare regionale. Con una dotazione complessiva di oltre 1,1 miliardi di euro, il VI Piano Regionale delle Politiche Sociali 2026–2028 segna una svolta per la Puglia, proponendosi non come semplice documento programmatico, ma come strumento operativo capace di incidere concretamente sulla vita dei cittadini. Presentato alla Fiera del Levante di Bari, il Piano nasce da un percorso partecipativo ampio e strutturato che ha coinvolto istituzioni, Terzo Settore e comunità locali. L’obiettivo è chiaro: costruire un sistema di welfare integrato, capace di rispondere alla complessità crescente dei bisogni sociali in un contesto segnato da invecchiamento della popolazione, aumento delle disuguaglianze e nuove fragilità. Al centro del nuovo modello c’è la persona, non più considerata destinataria passiva di servizi, ma soggetto attivo, portatore di diritti e protagonista dei propri percorsi di vita. Un cambio di paradigma che si traduce in un approccio multidimensionale, in cui politiche sociali, sanitarie, educative, lavorative e abitative dialogano tra loro per offrire risposte più efficaci e durature. Come sottolinea l’assessore regionale al Welfare, il Piano rappresenta una strategia con creta per affrontare le sfide dei prossimi anni: “È un piano per i prossimi tre anni che non vuole essere un semplice strumento di intenti ma un vero e proprio piano strategico con un miliardo e 100 milioni di euro. Si passa dalla questione povertà non solo assoluta ma nuove povertà, dispersione educativa, alle non autosufficienze gravi, ai progetti di vita indipendente. Tutti temi che purtroppo emergono ancora con forza in una regione dove le fragilità crescono. Il piano risponde a dieci aree tematiche di fabbisogni crescenti, a cui diamo risposte anche attraverso il potenziamento delle prese in carico, con una governance ancora più irrobustita da parte degli ambiti sociali e di tutti gli enti del Terzo settore”. Il Piano si articola infatti in dieci aree strategiche che spaziano dalla governance all’inclusione sociale, dalla disabilità alla conciliazione vita-lavoro, fino all’innovazione sociale. Tra le priorità emergono il contrasto alle povertà – affrontato non solo sul piano economico ma an che educativo e relazionale – e il rafforzamento dei servizi territoriali, con particolare attenzione alle famiglie, ai minori e alle persone non autosufficienti.

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