Un investimento senza precedenti e una visione che punta a cambiare profondamente il volto del welfare regionale. Con una dotazione complessiva di oltre 1,1 miliardi di euro, il VI Piano Regionale delle Politiche Sociali 2026–2028 segna una svolta per la Puglia, proponendosi non come semplice documento programmatico, ma come strumento operativo capace di incidere concretamente sulla vita dei cittadini. Presentato alla Fiera del Levante di Bari, il Piano nasce da un percorso partecipativo ampio e strutturato che ha coinvolto istituzioni, Terzo Settore e comunità locali. L’obiettivo è chiaro: costruire un sistema di welfare integrato, capace di rispondere alla complessità crescente dei bisogni sociali in un contesto segnato da invecchiamento della popolazione, aumento delle disuguaglianze e nuove fragilità. Al centro del nuovo modello c’è la persona, non più considerata destinataria passiva di servizi, ma soggetto attivo, portatore di diritti e protagonista dei propri percorsi di vita. Un cambio di paradigma che si traduce in un approccio multidimensionale, in cui politiche sociali, sanitarie, educative, lavorative e abitative dialogano tra loro per offrire risposte più efficaci e durature. Come sottolinea l’assessore regionale al Welfare, il Piano rappresenta una strategia con creta per affrontare le sfide dei prossimi anni: “È un piano per i prossimi tre anni che non vuole essere un semplice strumento di intenti ma un vero e proprio piano strategico con un miliardo e 100 milioni di euro. Si passa dalla questione povertà non solo assoluta ma nuove povertà, dispersione educativa, alle non autosufficienze gravi, ai progetti di vita indipendente. Tutti temi che purtroppo emergono ancora con forza in una regione dove le fragilità crescono. Il piano risponde a dieci aree tematiche di fabbisogni crescenti, a cui diamo risposte anche attraverso il potenziamento delle prese in carico, con una governance ancora più irrobustita da parte degli ambiti sociali e di tutti gli enti del Terzo settore”. Il Piano si articola infatti in dieci aree strategiche che spaziano dalla governance all’inclusione sociale, dalla disabilità alla conciliazione vita-lavoro, fino all’innovazione sociale. Tra le priorità emergono il contrasto alle povertà – affrontato non solo sul piano economico ma an che educativo e relazionale – e il rafforzamento dei servizi territoriali, con particolare attenzione alle famiglie, ai minori e alle persone non autosufficienti.
Fondamentale sarà il ruolo degli Ambiti Territoriali Sociali, chiamati a garantire livelli essenziali delle prestazioni e a sviluppare progettualità innovative, come i progetti di vita per le persone con disabilità e le azioni per l’invecchiamento attivo. In questo scenario, i territori diventano protagonisti. E proprio dalla Capitanata arriva una riflessione sulla necessità di trasformare le linee guida regionali in opportunità concrete di sviluppo locale, come evidenzia la consigliera regionale Rosa Barone: “Indubbiamente c’è continuità rispetto al passato. Ascoltiamo le direttrici che la Regione dà ai vari ambiti per poter calare sui territori opportunità che siano di lavoro, crescita e coesione sociale. Oggi la nostra Capitanata vive un momento delicato sotto tanti aspetti, anche sociali, e dovrà essere rivisto e stimolato in maniera tale da creare uno scatto di visione che oggi manca. È un lavoro importante che interesserà 45 ambiti della regione e in particolar modo quelli della Capitanata, che diventeranno protagonisti di opportunità e sviluppo”.
Se da un lato il Piano offre una cornice strategica forte, dall’altro emergono con chiarezza le criticità specifiche delle aree interne, dove le trasformazioni sociali assumono caratteristiche ancora più marcate. È il caso dei comuni montani del Gargano, dove l’invecchiamento della popolazione e lo spopolamento giovanile stanno ridefinendo bisogni e priorità. A delineare questo quadro è Costanzo Cascavilla, direttore del Consorzio CIIS che include i comuni di Comuni San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Sannicandro Garganico e Rignano Garganico: “Nell’ambito montano e collinare le priorità sono diverse rispetto ai grandi centri della pianura. La popolazione anziana è in forte aumento e l’indice di vecchiaia nei nostri comuni è altissimo. Una prima risposta bisogna darla agli anziani, sempre più soli perché i giovani vanno via. Viene meno il rapporto intergenerazionale e spesso i figli non possono occuparsi dei genitori. Serve una maggiore integrazione socio-sanitaria e più dialogo con le istituzioni sanitarie per dare risposte concrete”.
Cascavilla evidenzia anche l’emergere di nuove fragilità familiari e sociali: “Assistiamo a una crescita dei bisogni legati alle famiglie, con rotture dei rapporti coniugali e problematiche tra genitori e figli. Questo impone un cambio di rotta: i servizi vanno riqualificati e potenziati per rispondere ai cambiamenti della società. Inoltre, ci sono aree troppo trascurate, come la salute mentale e le dipendenze. Tra i giovani stiamo registrando segnali preoccupanti”. Il VI Piano si propone dunque come una risposta sistemica a queste sfide, puntando su integrazione, partecipazione e innovazione. La co-programmazione con il Terzo Settore e il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio rappresentano strumenti chiave per garantire efficacia e trasparenza. Più che un semplice piano triennale, quello della Regione Puglia si configura come una visione di futuro: un welfare di comunità, inclusivo e sostenibile, capace di accompagnare i cambiamenti sociali e di non lasciare indietro nessuno. Una sfida ambiziosa che ora passa dalla carta ai territori, dove si giocherà la partita più importante.
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