Finalmente ora è il Foggia di Zeman

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Eccolo qua il miglior Foggia di stagione. E’ andato in scena al Marcello Torre di Pagani nella notte che ha sprigionato gemme di calcio fosforescente.

Quello che tanto piace a Zdenek Zeman, che nel dopo-gara avrebbe voluto raccontare tutta la sua soddisfazione per aver finalmente visto all’opera la squadra dei desideri. E che invece ha preferito rinchiudersi in un enigmatico silenzio, lasciando la scena ai protagonisti della goleada con la Paganese.

Rumors incontrollati sussurrano che al boemo non sia andato giù l’input del club di non presentarsi in sala-stampa prima del turno infrasettimanale, ed allora nel dopo-gara ha preferito dribblare taccuini e microfoni. Forse per ripicca, probabilmente per evitare altre considerazioni al vetriolo che potevano in qualche misura turbare la serenità dell’ambiente. Al contrario di motivi in questo frangente per sorridere ce ne sarebbero, Curcio e compagni danno segnali di sorprendente vitalità che lasciano ipotizzare un finale di stagione in netto crescendo, il Foggia che ora è settimo e che si è appena messo alle spalle la Turris ha cambiato pelle e dopo il mese a cavallo fra gennaio e febbraio da incubo, coinciso con una serie impressionante di infortuni ed una preoccupante sequela di sconfitte, sembra finalmente nella condizione di soddisfare anche i palati più fini.

Da Pagani è tornata una squadra con il morale a mille, l’undici scelto dal tecnico di Praga per affrontare gli azzurrostellati dell’ex Gianluca Grassadonia ad un certo punto ha fatto stropicciare gli occhi per la cifra di gioco che è stata in grado di esibire. Certo, la solita disattenzione in occasione del vantaggio dei padroni di casa, che è costato anche un nuovo infortunio ad Alastra, ha fatto temere per il peggio e rievocato gli spettri di un recente passato, ma poi Zeman è corso ai ripari e con i cambi giunti dalla panchina in soli 2’ si è materializzata la remuntada: sono stati Nicolao e Rocca a suonare la carica, e sono stati proprio il laterale di difesa ed il centrocampista milanese i protagonisti assoluti della quarta vittoria formato-export stagionale.

L’ex Latina ha mostrato nel suo ruolo naturale di essere una spina nel fianco della difesa avversaria con le sue continue accelerazioni, l’interno invece ha disputato la sua miglior gara della stagione e, gol a parte, è entrato in tutte le azioni più significative del match confermando così di essersi messo definitivamente alle spalle tutti i problemi di natura fisica che ne hanno frenato il rendimento. Un prezioso rinforzo per Zeman, che adesso che l’infermeria va svuotandosi, ha finalmente un ventaglio più ampio di soluzioni a disposizione, e quindi di volta in volta può mandare in campo gli uomini che gli offrono le maggiori garanzie.

E’ il caso della coppia Sciacca-Di Pasquale al centro della difesa, del ritrovato Garattoni sull’out di destra della difesa, ma anche di Petermann e Di Paolantonio in mezzo al campo. Ma è soprattutto dalla cintola in su che il Foggia adesso evidenzia i più sostanziosi progressi, con Merola che finalmente sembra essersi calato nei meccanismi, e con Curcio che pur accendendosi e spegnendosi ad intermittenza è sempre in grado di garantire fosforo e qualità alla manovra.

Le note negative, semmai, e tanto per cambiare, arrivano dal fronte societario. Anche a Pagani notata l’assenza dei dirigenti al seguito della squadra: non c’era Canonico, non c’era il vicepresidente Masi, assente anche il dg Milillo, a rappresentare il club c’era il solo Lino Zingarelli, responsabile della comunicazione. Oltre al team manager Mario de Vivo. Persiste il gelo fra l’area tecnica e la proprietà, che ormai ha chiuso il rubinetto delle parole lasciando però trasparire una insofferenza sempre più latente nei riguardi di Zeman.

Ad accrescere l’incertezza anche le ultime voci ricorrenti che vorrebbero il patron assieme ai componenti del Cda Carbotti ed al figlio in odore di dimissioni irrevocabili. Gli interessati pare abbiano smentito qualunque tipo di disimpegno, anche se una comunicazione via pec sarebbe stata comunque ufficialmente inoltrata, per cui un fondamento di verità ci sarebbe dietro alla notizia. Che, se confermata, aprirebbe un nuovo ed inquietante fronte all’interno del club rossonero. 

L’ipotesi , sempre più fondata, è che Nicola Canonico abbia optato per questa soluzione solo con l’intento di ridurre l’attuale CdA da 5 a 3 consiglieri per estromettere in via definitiva il socio di minoranza Maria Assunta Pintus. Nel qual caso, dunque, le dimissioni ci sarebbero. E quindi la smentita degli interessati sarebbe solo di circostanza.
Le bugie, purtroppo, hanno sempre le gambe corte...

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testatina dillo al direttore WEB

 



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