E se i foggiani ora si costituissero parte lesa?

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Il rischio chiusura Zaccheria è stato scongiurato, niente gare off-limits di quì fino alla conclusione della stagione regolare.

E, si spera poi, anche per i successivi play-off. Sempre che vengano conquistati... Nessuna punizione esemplare, dunque, come pure da più parti era stato chiesto a gran voce, in castigo ci vanno solo le due Curve che resteranno chiuse con l’Avellino.
Ammesso che i rossoneri, nel frattempo, riescano a piazzarsi settimi ed avere dunque a disposizione il fattore-campo per gli spareggi.
Sarà quel che sarà, Foggia intanto continua ad avere sotto gli occhi la notte di follia col Catanzaro e si interroga: come è potuto accadere? E perché a rimetterci è sempre l’immagine più sana della città?

Interrogativi che da qualche giorno si rincorrono, e che fanno fatica a trovare una risposta, sui social si è scatenato un autentico tourbillon nelle ore immediatamente successive ai tre isolati tentativi di invasione allo Zaccheria che hanno riportato alla mente le scene raccapriccianti della finale play-off del 2016 con il Pisa.
Il leitmotiv è unico: al di là della sconfitta sonora in campo, a perdere è stata Foggia.

Ma ciò che più indigna è che si sia fatta di tutta l’erba un fascio. E che nel calderone ci sia finita una intera comunità e quanti allo stadio ci vanno per sana passione, perchè amano lo sport ed i suoi valori.
E così è potuto accadere che su 7mila e passa spettatori che lunedì sera sono tornati a gremire lo Zaccheria come mai peraltro era successo in questa stagione, tre facinorosi (che rappresentano una percentuale impercettibile) sono stati capaci di far saltare il banco e far ritornare agli onori della cronaca Foggia con tutte le sue storture quotidiane.

La eco che ha suscitato il tentativo di aggressione in campo all’ex Iemmello è stata in ogni caso esagerata, si è assistito da più parti ad un accentuato sensazionalismo che non aveva motivo di essere dal momento che nè Iemmello ha dovuto far ricorso alle cure dei sanitari, nè tanto meno è stato aggredito dal team manager De Vivo. Come si è invece voluto far credere.
E non si tratta, evidentemente, di voler minimizzare l’accaduto, che sia ben chiaro resta da condannare a piè fermo, ma per rimettere i tasselli al loro posto e ristabilire una verità che da più parti è stata invece mistificata.

Foggia non ha bisogno di essere difesa, ma certo è che per colpa dei soliti pochi, hanno pagato tutti.
Il resto lo ha fatto la sovraesposizione mediatica che ha finito con il restituire l’immagine di una città malata.
Dalla quale, ed è questo che più ferisce, sarebbe sempre meglio stare lontani. E' questo il messaggio che passa.

Ecco, forse in una situazione del genere quello che è venuto meno è stato uno scatto d’orgoglio, nel senso che sarebbe stato lecito attendersi una levata di scudi generale (che pure qua e là si è colta) ma che in generale non c’è stato, unita all’indignazione di quanti non possono e non devono restare impassibili di fronte all’ennesimo tentativo di infangare una tifoseria che viceversa si è sempre distinta per la sua civiltà. Ad ogni latitudine.

“I foggiani dovrebbero costituirsi parte lesa in questa vicenda. Per via del danno d’immagine subìto sia dalla città, oltre che dalla parte sana dei tifosi”: la richiesta arriva da un nutrito gruppo di sostenitori rossoneri che lunedì scorso hanno vissuto sulla propria pelle e in presa diretta la notte da incubo dello Zaccheria.
E che non se la sentono più di tollerare che allo stadio si verifichino intemperanze che scadono in atteggiamenti e comportamenti deplorevoli.
Si tratta ovviamente di una proposta, che può essere letta anche come una semplice provocazione destinata a cadere nel nulla.

Ma c’è chi almeno ci ha provato, ha preso il coraggio a quattro mani e non è rimasto impassibile rispetto a quanto accaduto soltanto poche ore fa.
Un caso isolato, certo, rispetto ad una moltitudine che si è fatta scivolare addosso l’ultima prevaricazione senza battere ciglio. Ma comunque qualche coscienza si è smossa.

E poi c’è stato anche chi, non più tardi di ieri l’altro, turbato da quel bombardamento di immagini che artatamente hanno fatto del terreno dello Zaccheria una specie di campo di battaglia, ha pensato bene di indirizzare una lettera di scuse formali all’indirizzo del presidente del Catanzaro Floriano Noto.
L’idea è venuta a Saverio Siorini, foggiano doc residente a San Giovanni Rotondo, che alla mail della segreteria del club giallorosso in una breve ma accorata nota ha tenuto a rimarcare che “il deplorevole accaduto è stato opera di alcuni imbecilli che non possono essere identificati come tifosi. Siamo una città con tanti difetti e tante problematiche, ma non mi va di ascoltare commenti o interviste dove si generalizza. Mi auguro che voglia accettare le scuse che vorrà inoltrare anche alla società, alla città di Catanzaro, ai tifosi, ma soprattutto a Re Iemmello ed al mondo del calcio intero. La prego di essere vicino alla città di Foggia - conclude il messaggio - alla società ed ai tifosi. Non meritiamo un’etichetta che non ci appartiene”.

Trovata originale, che quelli del Catanzaro avranno sicuramente apprezzato. Chissà se sarà mai arrivata anche sul tavolo del numero uno del club calabrese.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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