Che fine ha fatto Nicola Canonico?
La domanda cominciano a porsela in tanti, a cominciare dallo stesso entourage rossonero che ormai ha perso le tracce del presidente da giovedì scorso.
Giorno nefasto per il patron, coinciso con la conclusione del viaggio del Foggia nei play-off, che ad un certo punto aveva alimentato qualche segreta speranza.
Specialmente nell’imprenditore barese, che in cuor suo ha sempre sperato di arrivare fino in fondo e magari di centrare anche il salto in B.
Pia illusione, la gara di Chiavari lo ha riportato con i piedi per terra. Ed insegnato, laddove ve ne fosse bisogno, che in C per arrivare lontano servono soldi e giocatori. Oltre alle idee vincenti. A quelle ci hanno pensato Zeman e Pavone allestendo una squadra che ha saputo inerpicarsi fin quasi al terzo turno degli spareggi-promozione.
Canonico però non ha ugualmente gradito, chi giovedì scorso ha incrociato il suo sguardo ha letto nei suoi occhi molta delusione. E scoramento. Che lo hanno portato a disertare gli spogliatoi del Comunale a fine gara e ad infilarsi in tutta fretta nella sua auto per rimettersi in viaggio verso casa.
Un particolare che ovviamente non è sfuggito a squadra e staff tecnico, che almeno a conclusione di una annata che seppure complicata non è stata avara di soddisfazioni, si sarebbero aspettata quanto meno un grazie.
E invece niente di tutto questo, anche nel giorno in cui il Foggia ha ricevuto unanimi consensi ed è stato sommerso dall’affetto dei 2.000 che lo hanno seguito fin in Liguria, il numero uno del club rossonero ha mostrato freddezza e distacco.
Freddezza e distacco che hanno accompagnato anche gli ultimi mesi di convivenza con Zdenek Zeman. Il tecnico sul quale aveva fondato il suo progetto soltanto 11 mesi fa.
E che adesso rischia di tramutarsi in un castello di sabbia.
Già, perché se non interverranno fatti nuovi che vadano a modificare nella forma e nella sostanza gli attuali scenari, il boemo può già ritenersi ai saluti finali.
E con lui ovviamente anche Peppino Pavone. Che seguirebbe le sorti dell’allenatore che Canonico aveva messo in cima ai desideri soltanto l’estate scorsa.
Si badi bene però, la decisione di non proseguire più assieme è bilaterale, perché anche tecnico e ds sono ormai al massimo livello di saturazione.
Ma cosa stia realmente frullando per la testa del massimo dirigente rossonero in queste ore è difficile ipotizzarlo, Canonico ora più che mai è un uomo solo al comando.
Immerso nei suoi pensieri. I suoi lunghi silenzi di questi giorni sono tutti da leggere e da interpretare: cosa sta meditando? Sul tavolo oltretutto non c’è solo la questione tecnica da affrontare e risolvere in qualche modo, c’è pure la intricata vicenda societaria che è sempre poco fluida con il socio di minoranza Pintus che minaccia azioni clamorose che potrebbero addirittura mettere a repentaglio la paternità del club, riaprendo così un fronte che era e rimane sempre caldo.
C’è poi sempre più concreta la possibilità che si affaccino all’orizzonte uno o più interlocutori che bussino alla porta del Foggia per capire se esistano i termini per aprire una eventuale trattativa per l’acquisizione del club.
Se Canonico tace, e per il momento evita qualunque tipo di interlocuzione finanche con i suoi più stretti collaboratori (fatta eccezione forse per il dg Milillo ed il responsabile tecnico Belviso), beh allora vuol dire che gatta ci cova.
Nel senso che prima di incontrare Zeman e Pavone in quello che si preannuncia fin da ora un serrato faccia a faccia (tutto lascia supporre che il rendez-vous slitterà ad inizio prossima settimana, entro e non oltre martedì per via di impegni improcrastinabili di Canonico), il patron spera che qualcosa accada nei giorni a venire, per avere maggiori elementi a disposizione per o affrontare di petto e fino in fondo, a modo suo, la questione tecnica fino ad arrivare alle estreme conseguenze, Oppure tergiversare, in attesa degli eventi che potrebbero svilupparsi sul fronte societario.
Resta da capire se poi realmente l’attuale proprietà cominci a prendere in esame la possibilità di passare la mano (magari a fronte di una proposta economica vantaggiosa), oppure se propenda per una soluzione coraggiosa (almeno quanto pericolosa) che metta nella condizione il patron di proseguire la sua avventura in rossonero.
Arroccato sulle sue posizioni, Canonico sfoglia la margherita ed attende buone nuove. I potenziali acquirenti all’orizzonte potrebbero togliergli le castagne dal fuoco e rendere meno traumatico del previsto qualunque tipo di trapasso.
Ma per ora tutto tace, ed il fatto che nel pomeriggio la squadra si ritrovi in sede per la ripresa degli allenamenti dopo che la stagione in casa Foggia si sia di fatto conclusa, ha tanto il sapore di provvisorietà. E di una situazione sospesa a metà.
Zeman, che in tutti questi giorni è rimasto in città, attende che il telefono squilli per fissare con il presidente la data dell’appuntamento. Che sarà da dentro o fuori.
Pare però che nel frattempo il cellulare del boemo sia ugualmente squillato, e che dall’altra parte qualcuno gli abbia chiesto se eventualmente assieme a Pavone se la senta o meno di tornare a Pescara per la terza volta in carriera. In riva all’Adriatico si starebbe infatti consumando l’addio di Sebastiani, ed il nome di Zeman in biancoceleste sembrerebbe tornare di grande attualità.
Per Canonico potrebbe essere un pretesto in più per sbarazzarsi definitivamente di un allenatore che non credeva fosse così poco malleabile. E col quale spesso e volentieri è entrato in rotta di collisione. Ma deve procedere con i piedi di piombo. Senza essere troppo precipitoso. La fretta è cattiva consigliera, ed ora più che mai le fughe in avanti potrebbero costare caro. Molto caro.
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