Se ne va senza sbattere la porta. Da gran signore qual è. Avrebbe mille ragioni per puntare i piedi e raccontare le vere ragioni che lo hanno spinto a dire basta. Ed invece anche nel giorno dell’addio (o arrivederci?) si congeda senza alimentare una polemica che rischierebbe di dilatarsi a macchia d’olio.
Voci intestine che arrivano direttamente dallo spogliatoio raccontano di uno Zeman che ieri non si è fatto cogliere dall’emozione, e che in segno di riconoscenza ha inteso abbracciare ad uno ad uno i suoi allievi guardandoli negli occhi. Per tutti ha avuto una battuta, un sorriso, un incitamento. E a chi gli ha chiesto se è davvero la fine di un sogno, ha risposto con il suo inconfondibile ghigno: “Mai dire mai...”.
Un’apertura, uno spiraglio che sbatte contro quella scelta personale che solo 24 ore prima lo ha portato ad allontanarsi da Canonico. Non da Foggia, perché questa è la città che gli rimarrà per sempre dentro. Se la sua quarta avventura in rossonero sia davvero al capolinea lo dirà solo il tempo, ma che le strade dovessero separarsi era nell’aria da tempo, lo scontro finale con Pavone è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Il pretesto per scrivere la parola fine su un idillio che non è mai sbocciato. Al comando resta Canonico. Almeno per il momento. Ha avuto partita vinta, così come voleva, ma ora si ritrova sempre più solo nella stanza dei bottoni: tutti d’ora in avanti lo aspetteranno al varco, la cosa sembra non preoccuparlo, ostenta sicurezza ed ha promesso che il suo Foggia sarà competitivo e che le scelte alla lunga gli daranno ragione.
Nel frattempo però continua a perdere i pezzi: dopo il tecnico ed il ds, anche il vice-presidente onorario Masi si è smarcato. Brutto segnale. Ma il patron tira dritto per la sua strada, conferma che il suo è un programma triennale, ma precisa che è disposto a mollare solo di fronte ad una manifestazione d’interesse in grado di fargli strabuzzare gli occhi. Al di là delle promesse si preannunciano tempi cupi. A meno che...
Sibili, quasi impercettibili, che si trasformano in picconate. Che arrivano direttamente al cuore. E che fanno male. Nel giorno del congedo Zdenek Zeman dice e non dice, non intende alimentare una polemica a distanza con la proprietà che ormai va avanti da mesi. Forse fin dal primo giorno in cui si è ritrovato sulla panchina del Foggia. Saluta e ringrazia tutti il tecnico di Praga, magari ci sarà tempo e spazio per ulteriori approfondimenti sulle ragioni che lo hanno spinto a respingere al mittente la proposta (irricevibile) di restare anche per la prossima stagione. Per ora se ne va per qualche giorno a casa. A Roma. A meditare su quanto accaduto. Ma già da martedì prossimo sarà nuovamente in città. Prima di tornarsene in Sicilia a prendere il sole sulle spiagge di Mondello deve sistemare le ultime cose, prendere gli effetti personali, trascorrere qualche altra giornata di assoluto relax con gli amici di sempre. Pavone compreso. E magari attendere una chiamata. Che non è detto non possa essere ancora legata alla panchina del Foggia. Già, perché come ha confermato lo stesso Sdengo “le strade del Signore sono infinite...”.
Possibile mai che uno come Zeman d’improvviso non abbia più stimoli, e non se la senta di continuare?
Ma come, solo due giorni fa ho dichiarato di voler continuare ad allenare questa squadra. Volevo farlo ma con altre condizioni: non ci sono le premesse per poter stare insieme, ognuno vede il calcio in modo diverso, e perciò ho deciso che è inutile continuare a Foggia, anche se mi dispiace tanto. Devo tanto a questa città e a questi giocatori e avrei voluto proseguire. Ma non con Canonico...
Sono ipotizzabili possibili colpi di scena dietro l’angolo?
Non saprei dire se ci saranno ulteriori sorprese. Le sorprese ci sono sempre state e ci saranno sempre. Spero solo, nel caso dovessero arrivare che siano positive per il Foggia.
Due modi diametralmente opposti di vedere ed intendere il calcio. Il suo lo conosciamo a fondo, qual è invece il calcio di Canonico?
Non voglio fare polemiche. Io penso che lui da Presidente può fare le scelte che vuole, come le posso fare io. Mi ripeto, a me dispiace lasciare questa squadra e questi ragazzi che mi hanno dato delle soddisfazioni non solo sul campo ma anche fuori. E’ stato un bel gruppo e lasciarlo mi dispiace molto.
Cosa le ha dato più fastidio di tutta questa vicenda?
Anche qui devo ripetermi: abbiamo avuto sempre difficoltà a lavorare io e la squadra per tutto l’anno, ma nonostante tutto penso che abbiamo fatto il massimo. Le difficoltà ci sono state sin da subito, e si sono protratte per tutta la stagione. Io sono stato sul punto di dimettermi più volte, ma poi per la squadra e per la città ho preferito continuare a lavorare, anche se in condizioni non ideali. Questo è il mio pensiero, magari per lui (Canonico ndr) andava tutto bene così com’era. Io penso invece che abbiamo sbagliato tutto.
Che voto dà Zeman alla stagione del Foggia?
Io l’ho dichiarato già in diverse occasioni: per me la squadra ha fatto miracoli per le condizioni in cui ha lavorato. Perciò sono soddisfatto di ciò che abbiamo fatto. Penso anche che si sarebbe potuto fare meglio in futuro ma con altri soggetti. Se è finita così è per scelta mia, anche se il presidente dice che avrebbe voluto confermarmi, sebbene abbia contattato altri allenatori. Io non ci sto a lavorare così.
Quanto ha pesato sulla sua scelta la bocciatura di Peppino Pavone?
Io sono venuto qui per Peppino, perché abbiamo lavorato a lungo insieme e lo ritengo un grande esperto. Ma credo che lui non è stato messo nelle condizioni per lavorare. C’erano dei problemi anche su quello.
Tornerebbe in sella con attori diversi?
Io devo tanto a Foggia, sono stato bene a Foggia e sono stato accolto bene da tutti. Devo ringraziare i tifosi e anche la gente che per strada si è sempre comportata benissimo con me. Figurarsi se non sarei disponibile ad esserci ancora.
Cosa si sente di dire ai tifosi?
Io devo ringraziare tutta la città per come mi ha accolto e per come mi ha trattato. A me spiace molto andare via, ma voglio cercare di andare avanti e migliorare. Sul piano sportivo io penso che i ragazzi hanno fatto davvero grandi cose: non sono fenomeni, ma lo sono come ragazzi. Io penso che il gruppo ha dimostrato di poter fare calcio e poter crescere in prospettiva. Peccato per quella eliminazione. Si piange sempre quando si perde, però io credo che in quelle due partite con l’Entella, fra andata e ritorno, la squadra si sia dimostrata superiore all’avversario.
Ci potevano essere margini di ricucitura con la società?
Diciamo che la colpa è mia, nel senso che ho deciso che il calcio in questo modo qui non si possa fare. La società la vede in un’altra maniera, e quindi era inutile continuare. Non c’erano le premesse per proseguire. Mi dispiace davvero andare via ma è giusto che quando non c’è più feeling il rapporto si interrompa.
La aspettiamo a luglio ancora da queste parti...
Non credo, visto che ho sentito quello che ha in programma il Presidente. Spero ci riesca e non faccia solo discorsi ma anche fatti. Poi, certo, le vie del Signore sono sempre infinite, non si sa mai...
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