Il Foggia dei foggiani, chi ricorda Raffaele De Meo?

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In oltre 102 anni di storia il calcio foggiano non ha ruotato solo attorno al genio di chi appartiene alla galleria dei cosiddetti indimenticabili. Esiste anche un’altra categoria, di nicchia, che ha il profumo inebriante delle cose fatte in casa. Ed alla quale ci si sente sentimentalmente legati. E’ il microcosmo dei cosiddetti indigeni, che in rossonero hanno vissuto l’ebbrezza dell’esordio e che con la squadra della loro città hanno lasciato il segno. Al Foggia dei foggiani appartiene a pieno titolo Raffaele Antonio De Meo, che se non è uno dei pionieri del calcio locale resta comunque una delle espressioni più nitide di quello che il vivaio dauno ha saputo produrre.

Di questo aitante terzino che farà tutta la trafila nelle giovanili e al quale sarà affibbiato il nomignolo “the boy” proprio perché tutti negli ambienti lo videro muovere i primi passi in rossonero che era poco più che un ragazzino, ci si comincerà ad accorgere nell’anno di grazia 1932-33, che coincide con la prima storica promozione in B del Foggia targato Tony Cargnelli. All’epoca De Meo ha solo 19 anni ed il 26 febbraio del ‘33, in concomitanza del sentitissimo derby col Bari B (formato dalla cosiddette seconde linee) il tecnico austriaco decide di gettarlo nella mischia. Manca Del Re in difesa sulla sinistra, ed il giovanotto che sulla fascia è un treno e che è dotato di tecnica sopraffina ha proprio tutto per sostituirlo degnamente. E’ un pomeriggio indimenticabile, al campo di via Ascoli il Foggia si impone largamente 4-1. E De Meo fa un figurone. Quel pomeriggio si consacra una stella del calcio fatto in casa, il possente terzino dalle leve lunghe sta per avviare la sua articolata parentesi che si concluderà addirittura 16 anni dopoo, nel ‘48. Già, perché De Meo, che unanimemente è considerato uno dei migliori prodotti espressi dal calcio foggiano in assoluto, a Foggia e con il Foggia giocherà a singhiozzo, alla fine metterà assieme 8 stagioni, ma ad esempio dal 1940 e fino a tutto il 1945 di lui si perderanno le tracce, ed uscirà dai radar rossoneri, per poi magicamente riapparie nella stagione ‘46-47, quella di un’altra B che per il Foggia in quegli anni era una rarità. Le cronache del tempo lo descrivono come un implacabile rigorista, infallibile dal dischetto con il suo fendente secco e preciso che non dava scampo al portiere avversario.

La guerra, e la lunga prigionia nelle Indie, ne hanno offuscato il talento, resta in ogni caso un esempio di dedizione e di attaccamento ai colori rossoneri.
Dopo il debutto, De Meo la stagione successiva si trasferisce a Manfredonia, quindi torna in città nell’annata di C ‘35-36 che lo vede poco utilizzato. La definitiva consacrazione è però vicina, ancora un anno e con 26 gettoni di presenza e 3 gol entra in pianta stabile in prima squadra assieme all’altro prodotto del vivaio locale Luciano Valentini. Poi nel 1937 arriva Benincasa, il Foggia torna ad avere un tecnico italiano in panchina che punta alla valorizzazione del prodotto locale, per cui per De Meo, Galante, Valentini, Ragno, Curci e Bratta si spalancheranno le porte della prima squadra. Nella stagione 1940-41 De Meo viene segnalato nelle file del San Ferdinado di Puglia in Promozione, quindi di lui più nessuna notizia ufficiale. Fino alla ripresa post-bellica del ‘46 che coincide con l suo ritorno a Foggia. La ventilata riforma dei campionati rende possibile il ripescaggio in B dei rossoneri per meriti sportivi, e il tutto si compie mentre sulla scena politica locale la Democrazia Cristiana, in linea peraltro con quanto avviene nel resto del Paese, conquista la maggioranza. Il 4 giugno il verdetto delle urne è inequivocabile: a Foggia gli elettori attribuiscono circa 13mila voti alla DC, a fronte dei 6.700 conquistati dai socialisti, dei 4.800 ad appannaggio dei qualunquisti e dei 3.000 dei comunisti.

Il 7 luglio la Lega Centro-Sud, nel compilare i nuovi quadri della Serie B, conferma le previsioni della vigilia. Fra le cinque le formazioni pugliesi che si attestano ai nastri di partenza c'è anche il Foggia. La notizia in città è salutata con grande soddisfazione, anche se da subito ci si rende conto che i tempi per allestire una formazione competitiva sono assai ristretti. La prima mossa del neo-presidente Frezza, affiancato da Fini, Formica e Feruzzi, è quella di reperire sul mercato un tecnico che risulti il più possibile affidabile: la scelta ricade su Pietro Andreoli.
Ma la novità assoluta è la rentrée di De Meo, che a 33 anni suonati, di ritorno dalla lunga prigionia nelle Indie, è pronto a mettere al servizio della squadra tutta la sua esperienza. 1- continua

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