Da Faeto a Roma, la favola azzurra di 'Wonder Woman' Pamela Riccio

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Da Faeto alla ribalta del calcio femminile. Per una storia che in qualche modo ci riporta allo spirito pioneristico dello sport da sempre più praticato in Italia. Dalle piazze cittadine, ai campetti degli oratori parrocchiali, fino alle scuole calcio, il movimento giovanile sta trovando sempre più proseliti anche tra le ragazze. Grazie all’introduzione del professionismo anche a livello femminile, i numeri sono in crescita esponenziale.

Premiata al primo Gran Gala del Calcio Women a Roma, Pamela Riccio ha iniziato a tirare calci ad un pallone da bambina per le vie del borgo dei Monti Dauni. Oggi gioca in serie C nella Roma Calcio Femminile: “Ho sempre giocato per strada, a Faeto, con i miei amici”, ha esordito a l’Attacco la trentenne centrocampista.

“All’epoca, Enzo Scarinzi organizzava tornei e amichevoli con le squadre degli altri paesi della provincia e mi rendeva sempre partecipe. All’età di 15 anni, durante un torneo di calcetto a Castelluccio Valmaggiore, Michele Romano di Celle di San Vito mi vide giocare e mi disse che conosceva il presidente della Fossaltese femminile: quindi mi chiese se volessi andare a provare a giocare lì, nel campionato di serie C molisana, l’attuale Eccellenza. Andai a provare e quella fu la mia prima esperienza in una squadra di calcio femminile. A Foggia e provincia non esistevano squadre di calcio a 11 femminile. Giocai a Fossalto per due anni e arrivò anche la convocazione per rappresentare il Molise al Torneo delle Regioni. Nella stagione 2010/11 il Torremaggiore allestì una squadra e ci andai (serie C pugliese, attuale Eccellenza). Anche qui ci fu la convocazione in rappresentativa per il Torneo delle Regioni: vincemmo il campionato ma la società decise di non iscriversi al campionato di serie B l’anno successivo e la squadra si sciolse. L’anno seguente con buona parte della squadra ci spostammo a giocare nella Bacigalupo Riovivo Termoli sempre nella serie C molisana”.

Una passione nata già tra le mura domestiche, oltre che praticata lungo le strade di Faeto, che non è stata ostacolata dalla famiglia. Anzi: “Per me - riprende Pamela - non è stato facile praticare il calcio, non sapevo nemmeno dell’esistenza di quello femminile ed ho fatto tanti chilometri per coltivare la mia passione, grazie a mio padre che mi accompagnava fino a quando non ho preso la patente. A Foggia c’era solo il calcio a 5 femminile, più praticato di quello a 11 anche per mancanza di strutture. Quindici anni fa è stato davvero difficile. Posso considerarmi quasi una pioniera nel calcio a 11 ad un certo livello”.

Classe 1993, laurea in Scienze motorie, Pamela Riccio è oggi agente della Polizia Penitenziaria e continua a giocare a calcio: “A settembre 2012 mi iscrissi all’Università a Campobasso, facoltà di Scienze delle attività motorie e sportive, quindi nella stagione 2012/13 tornai a giocare nella Fossaltese (sempre stessa categoria), ci fu la convocazione in rappresentativa per il Torneo delle Regioni; da lì arrivò la chiamata del Caira (Cassino) che militava in serie B girone D (attuale serie C), stagione in cui sono cresciuta tanto. Nel 2015 mi laureai e ci fu un periodo di prova con la Pink Bari in serie A che durò poco e a gennaio del 2016 andai a giocare a Trani che militava in serie C girone D nell’anno di riordino delle categorie. A settembre 2017 mi arruolai nell’Esercito ed a gennaio 2018 mi assegnarono la sede a Roma. Quindi, a fine stagione, chiesi lo svincolo e mi tesserai con il Formello in Eccellenza laziale. Dopo vicende alterne, la Rever Roma comprò il titolo ed andai a giocare lì per la stagione 2021/22; a novembre, durante una partita a Bari, mi ruppi il crociato anteriore con annessa lesione del menisco e allungamento del collaterale a cui seguì, il 3 dicembre 2021, l’intervento di ricostruzione. A luglio ricevetti la chiamata della Roma Calcio Femminile, retrocessa dalla serie B, una delle società storiche nel panorama del calcio femminile, e non esitai ad accettare. Quindi ad agosto ho ricominciato a dare i primi calci al pallone dopo l’infortunio ed ora sto pian piano recuperando il massimo della forma. Continuerò a giocare finché avrò voglia ed a Faeto sono tutti contenti. La mia famiglia mi ha sempre incoraggiata e sostenuta, con mio padre sempre con me agli allenamenti e alle partite, fino a quando son diventata autonoma. Però – conclude Pamela Riccio – come tutti i rapporti genitori-figli, l’unica moneta di scambio è stata quella che dovevo andar bene a scuola”. Un impegno mantenuto e coronato dalla laurea, che dimostra come le due cose possano, anzi debbano, andare di pari passo.

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