Per tutti i tifosi del Foggia rimane La Partita. La leggendaria vittoria dei Satanelli per 3-2 sull’Inter euromondiale del Mago Helenio Herrera resterà in eterno negli annali del calcio foggiano. Quasi trent’anni prima di Zemanlandia, allo Zaccheria si sognava con le prodezze di Vittorio Cosimo Nocera e degli altri “picciotti” di Oronzo Pugliese. Perché se l’Inter campione di tutto aveva un “mago” in panchina, il Foggia non era da meno: a guidarlo c’era il “mago di Turi”.
Uomo schietto e sincero, orgoglioso delle sue origini contadine, Pugliese aveva un carattere focoso ed una gestualità molto pronunciata ma era un allenatore molto preparato sul piano tattico, e soprattutto un grande motivatore. Specialista in promozioni, fu definito da Gianni Brera – non senza un pizzico di greve ironia – “un mimo furente di certe grottesche rappresentazioni di provincia”.
Il 31 gennaio 1965, oggi 58 anni fa, a Foggia era una giornata grigia e ventosa. In radio sono i giorni di “Non son degno di te” di Gianni Morandi, nei cinema danno “I pugni in tasca” di Marco Bellocchio e “Adios Gringo” con Giuliano Gemma, mentre gli italiani alla tv seguivano “Super Segretissimo” e “L’ora di Hitchcock”. Da poco più di un mese il socialdemocratico Giuseppe Saragat si era insediato al Quirinale mentre a Palazzo Chigi c’era Aldo Moro.
Quel pomeriggio è la 2^ giornata di ritorno, e lo stadio Zaccheria è gremito in ogni ordine di posti nonostante i prezzi praticati: 1.800 lire per una gradinata, 4.500 per una tribuna laterale, “addirittura” 7.500 per la tribuna numerata. Ma l’occasione è di quelle ghiotte: a Foggia arriva l’Inter di Sandro Mazzola, Mario Corso e Giacinto Facchetti. I nerazzurri non hanno lo scudetto sulle maglie, ma sono i detentori della Coppa del Campioni e della Coppa Intercontinentale, vinta in settembre a spese degli argentini dell’Independiente.
La vigilia della partita è caratterizzata da un episodio curioso: Herrera decide di portare i suoi giocatori in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo da Padre Pio ed il Santo del Gargano, quando gli dissero degli illustri visitatori, replicò: “E che ci fanno qua? Tanto col Foggia perdono! Però vinceranno il campionato”. Una profezia che si sarebbe avverata in pieno.
Nel primo tempo il Foggia mise l’Inter alle corde, ma si andò al riposo sullo 0-0. Accadde tutto nella ripresa: al 49’ una punizione di Maioli colpì la traversa ed il più lesto di tutti a ribadire in rete fu Lazzotti. Passarono 5’ e Nocera sfuggì alla marcatura di Guarneri e Picchi battendo Di Vincenzo (sostituto dell’indisponibile Giuliano Sarti), in diagonale. L’Inter si scosse e pervenne al pareggio coi gol di Peirò e Suarez. Ma al 78’ Nocera, smarcato da Maioli, sganciò un bolide di sinistro e chiuse gli occhi: quando li riaprì vide il pallone in rete e comprese che i sogni, talvolta, possono diventare realtà.
A fine gara Angelo Moratti, presidente della Grande Inter e padre di Massimo, disse: “Questo Foggia è stato semplicemente meraviglioso”. E Gino Palumbo, grande firma del Corriere, scrisse: “Fra un anno, fra due, fra tre, a Foggia si parlerà ancora di questa partita e di questa vittoria. E lo sguardo di molti s’illuminerà ancora di soddisfazione quando, ricordandone e raccontandone gli episodi, potranno dire “Io c’ero!””. Non due o tre anni: anche 58, cento e mille.
(Siro Palladino - l’Attacco)
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