Foggia, adesso la situazione si fa tragicomica. Si impongono scelte nette ed improcrastinabili

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Senza allenatore. Senza squadra. E, soprattutto, senza una società. Il Foggia ormai è alla deriva, inutile andare troppo per il sottile, di questo passo si toccherà il fondo. Anche della classifica. La disfatta con l'Avellino ha confermato quanto già si sapeva, e che si sperava che con l'arrivo dei rinforzi dal mercato, potesse in qualche modo essere mascherato. Prima ancora che gli interpreti, manca una guida tecnica sicura, il cosiddetto manico, che sia in grado di dare la scossa. 

E se nell'immediato il club non correrà ai ripari, questa stagione che fin dall'inizio si sapeva sarebbe stata tutta in salita visti i colpevoli ritardi accumulati in estate, rischia di diventare da incubo. 

Ci sono i numeri, impietosi, a decretare che l'esperimento dell'autogestione è miseramente fallito: tre sconfitte di fila sotto la gestione del duo Coletti-Vacca, due delle quali interne, nove gol subiti a fronte dei tre all'attivo che hanno fatto precipitare la squadra nel limbo delle squadre che son sospese, a ridosso cioè della zona play-out, la dicono lunga sullo stato di salute che attraversa la squadra, che oltre a preoccupanti limiti caratteriali sta palesando anche una condizione fisica approssimativa. Il che rende ancora più problematica la corsa verso la salvezza, unico obiettivo perseguibile in questa annata dalle mille contraddizioni.
 
IL TECNICO
Cambiare in corsa è sempre un terno al lotto. Farlo affidandosi ad un tecnico alle prime armi e che oltretutto viene mandato allo sbaraglio senza isolarlo dalle inevitabili critiche e pressioni esterne che adesso lo stanno avvolgendo, ancora di più. Tommaso Coletti ci ha provato, in questo mese ci ha messo tutto sé stesso per raddrizzare la baracca, ma è evidente che ora che la deroga per accomodarsi in panchina sta scadendo, ha fallito la sua mission. Più per demeriti altrui, che per limiti propri. 

La "dritta" di Antonio Junior Vacca, che dopo l'allontanamento troppo frettoloso di Cudini ha ereditato le chiavi dello spogliatoio, suggerendo la soluzione-Coletti non ha pagato. Probabilmente anche perché dopo la crisi di rigetto che il gruppo aveva palesato a metà girone di andata, ci sarebbe stato bisogno di svoltare ricorrendo ad una scossa esterna, più che interna. Stravolgere una idea tattica ormai radicata si è rivelato un errore imperdonabile, e adesso rimediare non sarà per nulla semplice. Perché urge una terapia d'urto di grande impatto che restituisca al gruppo quelle certezze che strada facendo ha via via smarrito. Ma convincere un tecnico di polso ed esperienza ad avventurarsi a Foggia sarà una impresa.  
 
LA SQUADRA
Il passaggio dal 3-5-2 al 4-2-3-1 è stato deleterio, contro Taranto, Giugliano ed Avellino si è notato poco equilibrio in campo, troppa la distanza fra i reparti, la squadra è apparsa eccessivamente sbilanciata in avanti, e la difesa (che pure nella prima parte della stagione aveva fornito precise garanzie) è diventata un colabrodo. Quanto ai nuovi arrivi, inseriti in un meccanismo tutt'altro che collaudato, com’era facile prevedere non hanno inciso. Probabilmente anche perché chiamati a farlo nella gara e con l'avversario più difficile che il Foggia potesse affrontare in questo frangente. 

LA SOCIETA'
È la responsabile numero uno del catafascio. Incapace di raddrizzare una stagione nata all'insegna dell'incertezza e della provvisorietà, ad oggi non è stata in grado di dare un indirizzo. Rifugiandosi dietro scelte di comodo che hanno generato solo caos e confusione. Nicola Canonico in questi tre anni di gestione ha dilapidato un patrimonio di entusiasmo e di consensi che molto immeritatamente si era guadagnato, ed ora il suo appeal con la piazza è precipitato ai minimi storici. Ha un solo modo per salvare la faccia, il patron: rimediare a questa situazione che comincia ad assumere connotati tragicomici, restituendo un minimo di credibilità ad un club che è ormai allo sbando e calato sempre più in una dimensione di dilettantismo che non ha precedenti.

Senza un allenatore vero, senza uno straccio di squadra degna di tal nome e, purtroppo, anche senza società. Povero Foggia, come sei caduto in basso.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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