Se non si risolvono criticità emerse da primo sopralluogo, il Miramare è destinato a non aprire né ora e né mai

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Domenica scorsa lo stadio Miramare è tornato ad ospitare una gara di calcio del Manfredonia a porte chiuse. Non ci si fa mai l’abitudine, anche se ormai non si contano più le domeniche in cui gli atleti biancocelesti hanno dovuto fare a meno del sostegno del pubblico. Sembrava che qualcosa stesse cambiando, in meglio, quando il 21 gennaio scorso – nell’occasione della gara con il Fasano - era stato consentito l’accesso in tre settori su quattro. Invece, si è tornati al punto di partenza nel successivo turno casalingo: Manfredonia-Paganese si è disputata a porte chiuse. La preoccupazione è montata così tanto che qualcuno stava pensando di organizzare una manifestazione per sensibilizzare le istituzioni locali, additate come corresponsabili dell’impasse. Non è servito arrivare a tanto, almeno non in questa circostanza, dal momento che si è finalmente stabilito un canale tra la Commissione prefettizia e i numerosi richiedenti incontro. Ci sono poi volute quasi due ore per cercare di fare maggiore chiarezza sulla caotica vicenda che sta riguardando il Miramare di Manfredonia. Questo è il tempo che la commissaria prefettizia Rachele Grandolfo ha dedicato, ieri, per affrontare la questione con la dirigenza del Manfredonia Calcio, alcuni genitori dei bambini della Scuola Calcio, tifosi organizzati e non. A proposito di “non”, non è stata permessa invece la presenza de l’Attacco, unico organo di stampa che era a Palazzo San Domenico. “Non lo ritengo opportuno”, la garbata e, al tempo stesso, ferma indicazione di Grandolfo. Rispettata ma non condivisa, dal momento che si trattava di un argomento di interesse pubblico.

Stando, perciò, alla ricostruzione fatta attraverso alcuni di coloro che hanno partecipato, Grandolfo ha di fatto smascherato una serie di superficialità – leggasi inosservanze delle prescrizioni ricevute – che la società che gestisce l’impianto si trascina dietro da tempo. 

Ad ascoltarla e, eventualmente, proporre la propria versione dei fatti, non c’era sicuramente il presidente di Manfredonia Miramare, Iraldo Collicelli, né risulta che ci fossero altri rappresentanti dei gestori del Miramare. Le loro veci, anche non è ben chiaro a che titolo, le ha fatte il direttore generale del club biancoceleste Antonio Varraso.

Sarebbe stato lui, da quello che viene riferito, a minimizzare quasi i rilievi che gli ha ripetuto la commissaria prefettizia che guida il municipio sipontino. Tutte mancanze che sarebbero state evidenziate dalla Commissione per i pubblici spettacoli già dalla prima verifica e che, invece, sono rimaste in gran parte tali.

Grandolfo avrebbe stigmatizzato che la Commissione si è riunita ben 7 volte, senza che l’impianto sportivo sia stato messo nelle condizioni di ottenere l’agognata agibilità. Ci sono interventi da fare per illuminare la zona delle cancellate di filtraggio poste sul lungomare, altri che riguardano le uscite di sicurezza, i maniglioni di queste ultime, altri ancora riferiti alle ringhiere poste nelle due Curve, e simili. 

Sono ulteriori costi per la società che gestisce lo stadio – per quanto pare che non si tratti di una cifra esorbitante -, che Varraso vorrebbe comunque risparmiare alla Manfredonia Miramare. La commissaria Grandolfo ha fatto energicamente notare che il Comune si è impegnato con uno sforzo economico importante, circa 90.000 euro, per acquistare le cancellate per il filtraggio. L’ente ha fatto quello che gli è dovuto nella consapevolezza del valore aggregativo dello sport, il sunto del suo appunto, adesso tutto quello che manca è per esclusiva responsabilità della società che gestisce lo stadio sipontino. 
Che torna di nuovo nel mirino degli sportivi sipontini.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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