Se il Foggia ha imboccato davvero la retta via e si è messo definitivamente alle spalle gli imbarazzi e le amnesie degli ultimi due mesi che lo hanno scaraventato ai margini della zona-rischio, lo dirà il match di lunedì sera col Brindisi.
Saranno quelli i 90' che restituiranno la reale dimensione di una squadra che col Monopoli, al di là della vittoria, ha mostrato lo spirito che deve avere chi con gli artigli vuole aggrapparsi alla salvezza. Al Fanuzzi si capirà se il primo successo del ‘24 è stato solo un moto d’orgoglio dettato da una situazione contingente o se si è finalmente voltato pagina e si può guardare al futuro con un briciolo di ottimismo in più.
Col Monopoli la sterzata c’è stata, oggettivamente non era per nulla agevole dare segnali di risveglio nella gara più difficile della stagione, in una situazione ambientale di contestazione latente, e per giunta contro un avversario che al di là della striscia negativa che ne sta caratterizzando il recente trend, è viva e vegeta. Mai arrendevole e mentalmente predisposta al sacrificio.
Esattamente cioè l’atteggiamento che deve avere una formazione che è abituata a dimenarsi nei bassifondi della classifica. E in effetti ci ha provato fino alla fine il Monopoli a rimetterla in piedi la partita col Foggia e se nei convulsi minuti finali i biancoverdi avessero trovato il guizzo e acciuffato il pari non ci sarebbe stato da gridare allo scandalo. E invece, e per fortuna, la dea bendata ha voltato le spalle alla formazione di Taurino e una volta tanto strizzato l’occhio a quella di Cudini, che questi 3 punti voleva conquistare a tutti i costi e che con un pizzico di buona sorte alla fine è riuscita nell’intento.
Aver vinto in inferiorità numerica, quando addirittura sembrava che l’ago della bilancia potesse pendere dalla parte degli avversari, è un merito che sicuramente va ascritto al Foggia. Che dentro di sé ha trovato lo scatto d’orgoglio per invertire l’esito di un incontro che pareva ormai segnato. Ha ragione Cudini quando dice che i suoi hanno messo in campo grossa abnegazione e tanta determinazione, senza le quali non sarebbe stato possibile tornare a quel successo, assente ormai dal 23 dicembre scorso: “Giovedì sera ci sono state diverse partite in un’unica partita - ha analizzato il tecnico marchigiano -. Dopo l’espulsione è venuto fuori il carattere della squadra e la voglia di portare a casa i tre punti. Al loro secondo tiro in porta abbiamo preso gol con quella bellissima conclusione di Viteritti. Sarebbe stata una mazzata per chiunque, ma alla fine con una giocata di qualità di Millico e la conclusione di Gagliano abbiamo avuto ragione noi. Poi inevitabilmente ci siamo difesi e con un po’ di fortuna l’abbiamo portata a casa”.
Nella notte che ha restituito qualche certezza in più, riecco splendere la stella di Moses Odjer: “Lui condensa quello che deve essere lo spirito del Foggia - ha evidenziato Cudini -. In questa gara ha fatto vedere tutto l’attaccamento alla squadra e la voglia che ha dentro. Tutti dobbiamo prendere esempio da lui. Sono contento di averlo a disposizione”.
L’importanza dei singoli: a cominciare dalla lieta sorpresa Silvestro (in ombra a Torre del Greco come tutta la squadra del resto) e che, a parte la leggerezza dell’espulsione in avvio di ripresa, è stato una spina costante sulla corsia di destra, dove spesso e volentieri ha scorrazzato a proprio piacimento segnalandosi anche pericolosamente in zona-gol. Di qui alla fine potrà essere una valida alternativa a Salines, se non addirittura qualcosa in più.
Promettente anche la prova di Ercolani al centro della difesa, preferito da Cudini a Riccardi: l’ex Alessandria è sembrato a proprio agio al fianco di Carillo, con lui il reparto è sembrato meno vulnerabile, e poi il debutto con il gol arrivato su perfetto stacco aereo è un biglietto da visita niente male per un giocatore il cui arrivo aveva suscitato qualche perplessità. In netto rialzo anche le quotazioni di Tascone, che sta riacquistando il ritmo-partita e che davanti alla difesa è un argine sul quale il Foggia può sicuramente fare affidamento a occhi chiusi.
In crescita anche Santaniello, che è poco appariscente ma che sa ricucire il gioco e che nell’area piccola sa essere letale: straordinaria la prodezza che è valsa il temporaneo 2-1, finalmente lì davanti c’è un attaccante che sa farsi valere e che dà peso specifico ad un reparto che finalmente ha anche valide alternative. Come quella di Gagliano, che ha griffato il match con quella precisa inzuccato sul finire sfruttando al meglio il millimetrico servizio di Millico, un altro di quelli che contro il Monopoli a un certo punto si è caricato sulle spalle la squadra.
Anche il recupero di Andrea Schenetti in questo lungo rush finale può risultare determinante per una squadra che ha bisogno di un tocco di fantasia in più, oltre che dell’apporto di tutti: “Gli ho detto di sacrificarsi per dare una mano ai compagni e lo ha fatto nel migliore dei modi", ha confermato l’allenatore rossonero, che per il bene del Foggia deve aver deciso di mettere da parte tutti i recenti dissapori per far quadrare il cerchio e di reintegrare un giocatore che, assieme a Millico, in attacco può fare la differenza nel frangente decisivo della stagione.
Anche il Foggia che segna tre gol tutti in una volta è una notizia che va salutata con soddisfazione, non foss’altro perché è la prima volta in stagione che i rossoneri timbrano tre volte il tabellino dei marcatori e, guarda caso, con tre dei volti nuovi giunti da un mercato di riparazione fin troppo invasivo.
Ercolani, Santaniello e Gagliano, gli autori dei tre gol, sono i nomi che balzano agli occhi in un successo che ormai mancava da troppo tempo e che riporta un briciolo di serenità in un ambiente che sembra ormai aver preso definitivamente le distanze dalla proprietà e da Nicola Canonico. Il presidente che aveva promesso di riportare il Foggia in B nel giro di tre anni e che adesso è finito in castigo dietro la lavagna.
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