Arrivano i nostri? Macché, proprio sul più bello, quando sembrava che Lescano e Damiani fossero a centimetri dal capoluogo, improvvisamente (ma fino a un certo punto) hanno fatto inversione a U e preso altre strade. Lasciando con un palmo di naso il Foggia, il cui mercato accusa qualche preoccupante e imprevedibile scricchiolio di troppo.
Dopo gli squilli a ripetizione giunti dal 19 luglio in poi, ora si registra una fase di stasi. Il che a poco più di una settimana dall’impegno di Coppa con il Monopoli non lascia completamente indifferenti. Perché il Foggia al primo appuntamento ufficiale della stagione rischia di presentarsi menomato, con poco più del 70% dell’intelaiatura completata.
Il che vorrebbe dire che le due ultime settimane di ritiro hanno prodotto poco (il solo Felicioli) e rinviato a data da destinarsi gli ingaggi più attesi. Quelli cioè deputati a dare un volto definitivo alla formazione rossonera. Proprio all’ultima curva, e in prossimità del rettilineo finale, infatti, qualcosa sembra essersi inceppato e obiettivi che parevano ormai alla portata sono invece diventati autentici miraggi.
Da Pescara da mercoledì sera danno per certo l’arrivo di Samuele Damiani, che era in cima alla lista dei desideri di Brambilla, l’incontro fra il patron del club abruzzese Sebastiani e l’agente del calciatore avrebbe prodotto l’attesa fumata bianca e dunque il mediano (salvo clamorose sorprese dell’ultima ora) si trasferirà in biancazzurro con la formula del prestito oneroso: il Foggia fino alla fine ha provato a prendere il giocatore di proprietà del Palermo senza alcun esborso, ma la missione del ds Roma è fallita, se come sembra Damiani è sul punto di raggiungere il suo mentore Baldini in riva all’Adriatico.
Ingoia invece amaro Massimo Brambilla, che vede sfumare quello che poteva diventare un titolarissimo per il suo centrocampo. Reparto che resta numericamente sempre scarno e che necessita di robusti interventi e senza più troppi tentennamenti.
Nulla da fare (almeno così sembrerebbe) nemmeno per Facundo Lescano, il nome ad effetto attorno al quale finora è stata imbastita tutta la campagna di rafforzamento del Foggia, il bomber sul quale patron Nicola Canonico ha puntato per far decollare una campagna-abbonamenti che finirà e stata fin troppo generosa per i numeri che ha già prodotto: Lescano, che in molti vedevano già con la maglia numero 9 rossonera sulle spalle, sta invece per approdare sull’isola al Trapani di patron Antonini che deve saperne una più del diavolo per aver bruciato sul tempo il collega Canonico.
E che, evidentemente, sa come ingolosire la Triestina per spingerla a cedere l’attaccante argentino che nelle due ultime stagioni ha messo a segno qualcosa come 35 reti. Ma se in una trattativa già di per se complicata sul piatto della bilancia non metti la contropartita economica adeguata da corrispondere a chi detiene il cartellino del giocatore, la strada si fa tutta in salita e quindi il vantaggio accumulato sulle altre pretendenti al giocatore si azzera.
Non è infatti sufficiente strappare il sì al diretto interessato per dormire sonni tranquilli: né più né meno quello che è successo al Foggia, che si è cullato sulle promesse del giocatore non anticipando le mosse del Trapani. Che, viceversa, mettendo sul piatto 300mila euro (gentile concessione della Regione Sicilia, molto sensibile alle avance del presidente granata) ha virtualmente chiuso a proprio favore l’operazione. Ecco allora spiegata l’improvvisa irruzione del ds Roma in ritiro a San Giovanni in Fiore, probabilmente allertato per tranquillizzare il tecnico Brambilla che qualche segnale di insofferenza lo ha mostrato soprattutto quando si è reso conto che Damiani, prima scelta nella sua personale hit di gradimento, stava per spiccare il volo verso altri lidi.
Ora è chiaro che il fallimento in un sol colpo di una doppia trattativa che veniva data ormai in stato avanzato apre una falla nelle certezze del club che si dice pronto a recitare da grande nella prossima stagione. Ma, più in generale, non depone a favore del Foggia, che deve avere chiaro un concetto col quale confrontarsi in questa seconda fase di mercato che si concluderà il prossimo 31 agosto: gli ultimi tre tasselli che mancano nel mosaico rossonero se dovranno fare lievitare realmente il tasso tecnico della rosa e rendere così il Foggia effettivamente competitivo (così come ha promesso a più riprese il patron), non potranno essere pescati fra gli svincolati o fra coloro che sono in scadenza di contratto.
Sarà viceversa necessario aprire i cordoni della borsa perché solo con un sacrificio economico (che chiamasi investimento) sarà possibile portare in rossonero tre elementi (due centrocampisti e una prima punta) di accertato valore. I recenti passaggi a vuoto in una strategia che pareva fosse stata messa a punto per tempo, ed i ritardi accumulati sul mercato devono preoccupare mafino ad un certo punto.
Perché poi davanti di tempo per rimediare ce n’è. E le opzioni disponibili non mancano. Occorre però capire cosa realmente ha intenzione di fare Canonico e, di conseguenza, cosa vorrà fare da grande il Foggia.
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