C’è un Foggia grandi firme che nell’immaginario collettivo rimarrà eterno e impermeabile anche alla usura del tempo. E ce n’è un altro indigeno, nel quale galleggiano i circa 250 foggiani di Foggia che, almeno per una volta, hanno indossato quella casacca. Ci sono gli alfieri come Rinaldi, De Brita e Faleo che per numero di presenze svettano su tutti. Ma ci sono anche quelli che hanno vissuto solo il sapore della prima volta, e poi magari sono usciti di scena.
Le cosiddette meteore, che però magari alle loro spalle hanno storie che meriterebbero di tornare alla luce perché parlano di una fede e di una appartenenza a quei colori che sono state incrollabili. E’ il caso di Michele Ieluzzi, classe ‘53, che dopo tutta la trafila nelle giovanili rossonere salì alla ribalta a metà anni ‘70, nella stagione ‘75-76 per la precisione, in cui il Foggia di Cesare Maldini prima e di Roberto Balestri poi centrò la promozione in A.
Ieluzzi in quella indimenticabile annata esordì il 30 maggio a San Benedetto del Tronto con una insolita maglia numero 8 sulle spalle. E fu un debutto fortunato, perché il Foggia pareggiò 1-1. Ieluzzi era un libero elegante, l’alter ego di un certo Pirazzini, che sapeva uscire palla al piede e testa alta dall’area di rigore e al quale piaceva impostare il gioco dal basso.
Oggi Ieluzzi è prossimo ai 72 anni, e nei giorni scorsi ha indirizzato alla nostra redazione una interessante riflessione che abbiamo fatta nostra.
“Mi è capitato spesso di leggere in questi anni, articoli che parlavano di foggiani che hanno giocato nel Foggia, purtroppo però non ho mai visto elencato in questa lista il mio nominativo, - scrive - "dimenticato" ma credo di aver avuto credito e competenza per esserci. Mi chiamo Ieluzzi Michele, nato a Foggia il 27/03/1954. Scrivo queste righe non solo come un ex giocatore, ma come uno di voi, legato indissolubilmente alla storia di questa maglia, di questi colori, di questa città che mi ha visto crescere e sognare. Ho indossato la maglia del Foggia dall'età di 11 anni fino a 23 anni, poi purtroppo ho dovuto smettere con il calcio giocato. Vivo a Milano da circa cinquant'anni, ho portato nel cuore ogni singolo momento vissuto da Rosso-Nero ed è stato un tassello prezioso che ha costruito non solo la mia breve carriera, ma anche la mia intera vita. Oggi, a distanza di tempo, sento forte il desiderio di sentirmi ancora parte di questa famiglia. Il calcio è passione, è memoria, ed è fondamentale che le storie, quelle di chi ha sudato per questi colori, non vengano dimenticate. Spero che il mio piccolo contributo, possa essere un ricordo vivo per chi ha condiviso con me quei momenti magici. Mi piacerebbe che si potesse trovare un modo per mantenere vivo questo legame: magari essere menzionato tra quelli che hanno raggiunto la Serie A, e non dimenticare quel piccolo mio contributo, e ricordare che c'ero anche io. Non chiedo assolutamente visibilità e non è egoismo individuale, ma credo che unire il passato al presente sia fondamentale per costruire un futuro ancora più grande per il Foggia Calcio. Vorrei ringraziare di cuore per tutto quello che ho ricevuto e di avermi permesso di vivere il sogno di giocare a calcio nella città in cui sono nato. Con affetto e stima”. Parole dettate dal cuore che meritavano una vetrina.
L’occasione però è anche propizia per rammentare a Ieluzzi che nella vasta letteratura rossonera c’è un volume (“Il Foggia dei foggiani”), edito da Il Castello nel 2013 che è l’almanacco di tutti i calciatori nati nel capoluogo e che col Foggia hanno debuttato. Ed ovviamente nella lunga lista figura anche il suo nome. Accontentato?
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