A rotoli. Il Foggia affonda sempre più giù, divorato dalle sue ansie. E il day-after il ruzzolone di Crotone, che aggrava una posizione di classifica già di per sé deficitaria, la sensazione che prepotente si fa largo è quella di una stagione che nata male, possa concludersi addirittura peggio.
I primi 45’ dello Scida domenica sera avevano illuso che finalmente il peggio fosse alle spalle, e che la terapia d’urto di Pazienza, alla prima in panchina, potesse apportare benefici immediati. E invece sono stati sufficienti appena 5’ della ripresa per ricadere nei vecchi e soliti errori che stanno punteggiando in negativo l’annata rossonera.
Non se ne viene più fuori, o meglio: non si comprende da dove il tecnico sanseverese debba cominciare a mettere mano per risollevare le sorti di una squadra che ha infilato il tunnel della crisi di risultati, e che ormai ininterrottamente da 37 giorni è a digiuno di punti.
Il sesto ko di fila (il sedicesimo di una stagione finora da horror) ancora una volta è maturato per imperdonabili sviste dei singoli che hanno indirizzato il risultato finale, inutili dunque le disquisizioni su presunte preferenze di moduli, peraltro rivisitati in corsa, se poi sono puntualmente sono gli errori individuali a condizionare il risultato finale.
La coperta in casa Foggia resta sempre troppo corta, se la tiri per coprirti le spalle ti scopri i piedi, e viceversa. Sistemare (o perlomeno provarci) un aspetto, porta ad individuare un’altra criticità, il che finisce col creare un circolo vizioso. Deve essersene cominciato a rendere conto anche Michele Pazienza, che da quando è al capezzale del Foggia sta prendendo coscienza dei limiti strutturali di un organico che a monte è stato assemblato male.
E che correggere ora in corsa, anche attraverso i robusti correttivi di gennaio, non è per nulla agevole. Anche perché i recenti cambi in panchina hanno finito col disorientare un gruppo che già aveva ampiamente manifestato le sue debolezze. E che passando da Delio Rossi a Barilari, e poi da Cangelosi a Pazienza ha finito con il perdere la bussola.
Da Crotone rientra una squadra col morale sotto i tacchi, e che pure per un tempo ha creato le condizioni per interrompere l’emorragia di sconfitte con una prestazione che non ha prestato il fianco a particolari critiche. Ma che poi, rimasta in inferiorità numerica e penalizzata dall’errore di lettura di Romeo, puntualmente ha rivisto le streghe.
Mettendoci anche molto di suo per agevolare la rimonta del Crotone. È dalla corretta interpretazione dei primi 45’ che fin da oggi dovrà ripartire Pazienza, che adesso è chiamato ad incidere soprattutto sulla testa dei suoi liberandoli da quelle paure che sono figlie delle tante avversità di una annata sinora tutta in salita.
Domenica sera allo Scida i sei undicesimi dello schieramento iniziale erano nuovi: Brosco, Giron, Romeo, Liguori, Tommasini e Cangiano sono arrivati solo a gennaio ed il loro inserimento in squadra non può che essere graduale. Il vero problema da fronteggiare, semmai, è che di tempo per rimediare ce n’è davvero poco, bisogna rialzare la testa e tornare a fare punti, prima che sia troppo tardi.
E questa improrogabile esigenza male si sposa con le necessità di un allenatore che viceversa avrebbe bisogno di entrare gradualmente nelle corde di un gruppo eterogeneo, che raramente finora si è mostrato squadra.
Restano dieci gare davanti (e 30 punti) per invertire un trend che si fa sempre più pericoloso, il Foggia nel frattempo ha eguagliato il triste record negativo della scorsa stagione, che portò dritto nel baratro dei playout. E che fu tamponato solo negli ultimi 90’ della stagione regolare con l’inutile pari di Picerno che non evitò la roulette degli spareggi-salvezza.
Stavolta la situazione è un tantino diversa: primo perché restano comunque ancora dieci gare da affrontare. E poi perché c’è una classifica che a breve potrebbe essere rivisitata e stravolta. Di questi tempi, purtroppo, bisogna attaccarsi a tutto nella speranza di rimanere a galla…
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