Foggia Calcio, non è finita finché non è finita: sfida quasi impossibile a Benevento con capolista

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Sarà difficile fare peggio. Toccato il fondo, è fisiologico risalire. Lo dice pure una legge della fisica e nel principio di Archimede e nel comportamento dei fluidi. Il guaio è che dopo la nona, il Foggia potrebbe intonare anche la decima. Nel senso che potrebbe mettere a referto una nuova sconfitta, purtroppo. Perché domenica si va a casa del Benevento, che è la capolista incontrastata e che viaggia come un treno. 

La prima contro l’ultima, è un testa-coda che mette i brividi e che in partenza vede la formazione di Michele Pazienza vittima sacrificale. Come potrebbe infatti una squadra in crisi di identità e di risultati sperare di farla franca al Vigorito contro un avversario che già ha avviato il count-down per festeggiare il meritato ritorno in B? 

Dopo domenica mancheranno solo 6 gare (e 18 punti a disposizione) per tirarsi fuori dai guai e tentare la strada della salvezza attraverso i playout: ma guai a pensare che la sfida coi sanniti abbia già un esito scontato, il Foggia dopo l’ennesima prestazione opaca non può rassegnarsi ancor prima di scendere in campo ad una nuova figuraccia. 

Qualcosa prima o poi deve scattare all’interno di uno spogliatoio che è sempre più appiattito e sempre meno reattivo: il ds in pectore Carmine Cagnazzo nel post-gara col Potenza ha provato a fare la voce grossa e a mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità. Un atto di coraggio che è un segnale chiaro indirizzato principalmente alla squadra. E che la dice anche lunga sul clima di grande disagio ed imbarazzo che regna all’interno del gruppo. 

Se però la scintilla non scocca ed il Foggia continua a mettere assieme prestazioni indecenti, nessun allenatore potrà invertire il trend. Ed anche quindi le critiche, finanche troppo gratuite all’indirizzo di Pazienza, finiscono con l’essere ingenerose. Perché bisognerebbe avere sotto mano il termometro della situazione, e capire quale sia il vero male oscuro che si è impossessato del Foggia. 

Che, sarà anche un caso, dopo il mercato di riparazione di gennaio, ha cambiato pelle facendo registrare sensibili passi indietro: eppure la qualità della rosa si è innalzata, innesti del calibro di Brosco, Cangiano, Giron e Liguori hanno fatto lievitare il livello tecnico, si tratta di profili che alle spalle hanno campionati di C vinti. Eppure ad oggi il loro contributo è stato impalpabile, anche perché non adeguatamente supportati dal resto della squadra. 

Delle due l’una allora: o i vecchi hanno mal digerito la rivoluzione di gennaio proprio nel mentre con Barilari stavano dando fondo a tutte le risorse  ed hanno tirato i remi in barca, oppure i nuovi non si stanno rivelando all’altezza delle aspettative. La verità probabilmente sta nel mezzo, anche se cadere 9 volte di fila sotto tre gestioni tecniche diverse rafforza il convincimento che il problema più che riguardare la sfera tecnica investa direttamente lo spogliatoio. 

Pazienza, che sta per tornare lì dove due stagioni fa ha vissuto una parentesi negativa della sua carriera, in queste 4 gare che hanno punteggiato la sua gestione, le sta provando tutte per raddrizzare una situazione che si è fatta complicatissima, deve aver subodorato che è più sulla testa dei suoi che deve lavorare ed è proprio lì che sta provando ad incidere: i moduli a questo punto contano poco. Anzi nulla. 

Sono gli uomini che in un momento così delicato devono venire a galla. Gente come Petermann o Brosco, out per infortunio, farebbero molto comodo in un frangente come questo. Benevento, comunque vada, non sarà l’ultima spiaggia: ma servono subito segnali di reazione evidenti, che vanno in netta controtendenza rispetto al nulla delle ultime uscite.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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