Enzo De Brita ci mette la faccia. Da manager esperto qual è, il figlio d’arte (papà Attilio è stato capitano rossonero del Foggia degli anni ‘40 e ‘50) che oggi è anche apprezzato opinion-leader, non si sottrae a dare la sua chiave di lettura al momento rossonero, utilizzando la sua personale lente di ingrandimento: l’Attacco lo ha intervistato.
Il Foggia è ormai ad un passo dal baratro. L’acquisizione del 100% delle quote del club da parte delle famiglie Casillo e De Vitto si sta rivelando fallimentare. Cosa sta realmente accadendo?
E’ decisamente un momento drammatico quello che sta vivendo il calcio locale, l’ingresso di una nuova proprietà non ha determinato gli effetti positivi che tutti invocavano, anzi: ma ci sono alcune considerazioni critiche di fondo che a mio avviso potrebbero aver determinato l’attuale situazione.
Quali, ad esempio?
Premessa doverosa, ma necessaria: niente ovviamente di personale contro chi in questo frangente si è esposto cosi pesantemente sul piano economico e finanziario per rilevare il club rossonero nel tentativo di rilanciarlo, ma quello a cui stiamo assistendo trova la sua genesi a cominciare dall’inizio del quinquennio della precedente gestione. E che ora pare ripetersi dopo il passaggio di mano: il tutto, a mio avviso, è frutto di una gestione inadeguata a 360° sia sotto il profilo manageriale che sportivo.
Si spieghi meglio...
Abbiamo appreso nelle diverse conferenze-stampa tenute all’atto dell’insediamento a metà gennaio scorso dall’attuale proprietà oltre che da alcuni esponenti de La Fondazione La Capitanata per lo Sport che ha svolto una sorta di ruolo di intermediazione nella trattativa di cessione, che l’idea di avanzare una proposta di acquisto del club sarebbe maturata sin da novembre dello scorso anno: ciò detto, e dando per scontato che gli imprenditori in questione conoscessero le aree critiche sulle quali intervenire, e cioè tecniche, organizzative e di struttura, con le priorità opportune, credo che a monte siano stati commessi alcuni errori di valutazione.
Di che tipo?
Penso che, a prescindere da quale sarebbe stato l’esito della trattativa, una proposta di acquisto di una società, in qualsiasi settore economico, da parte di uno o più soci, debba contestualmente comprendere:
- un business plan, ovvero un piano finanziario a 3-5 anni , nel caso del Foggia Calcio meglio a 5 anni, contenente costi, ricavi ed obiettivi che si vogliono raggiungere sia finanziari ed economici, che sportivi;
- considerata la situazione critica che l’attuale proprietà si sarebbe dovuta accollare, non sarebbe stata peregrina l’idea di individuare un manager con competenze di gestione aziendale non necessariamente del settore specifico, quale espressione diretta della proprietà, con compiti di supervisione. E ovviamente all’occorrenza, di intervento nelle varie dinamiche societarie: a partire dall’area organizzativa per passare a quella tecnica senza evidentemente ingerenze di alcun tipo, per finire alla comunicazione da e verso l’esterno.
Corretto non aver previsto, almeno inizialmente, alcun tipo di intervento nella pianta organica della Società?
Questa è stata una precisa scelta aziendale sulla quale preferisco non entrare nel merito: ciò che mi preme sottolineare invece è che il direttore sportivo, nuovo o confermato che sia, avrebbe dovuto avere per tempo le idee chiare sulle carenze qualitative dell’organico. Individuando i nomi dei potenziali rinforzi da mettere nel mirino per avviare per tempo le relative trattative. Doveva trattarsi di interventi mirati nei ruoli dove erano palesemente evidenti le carenze strutturali. Questa attività del mercato andava avviata massimo a fine novembre, e non a metà gennaio e subito dopo la firma del preliminare di acquisto.
In quel frangente è arrivato anche l’esonero di Barilari. Con il senno di poi non sarebbe stato meglio tergiversare?
I fatti sembrerebbero dire di sì, ma non esiste la controprova. Piuttosto, ho trovato eccessivo rompere da subito con il suo successore, Cangelosi, dopo poco più di una settimana e due sole partite giocate e perse. Anche le voci ricorrenti di interventi forti della proprietà nello spogliatoio non sono stati sicuramente un bel segnale.
Concludendo: e adesso? Ci sono ancora margini di intervento per scongiurare il peggio?
Riconoscendo serenamente gli errori commessi, bisognerà comunque non mollare e tentare il tutto per tutto. Troppo importante mantenere la categoria. Soprattutto in prospettiva, perché mi consta che il progetto di rilancio è ad ampio respiro e lungimirante. Spero davvero che alla fine la salvezza venga raggiunta. Come non lo so, francamente. E che questo che stiamo vivendo resti solo un brutto sogno, che però ha insegnato tanto.
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