La circostanziata denuncia presentata nel 2023 dall’assistente arbitrale foggiano Pasquale De Meo fu quasi derisa, visto poi l’effetto che sortì a suo danno. Ne era sicuramente consapevole, tuttavia non ha mai fatto passi indietro e non ha mai dovuto abbassare lo sguardo davanti a nessuno. Il sistema che allora lo isolò è lo stesso che oggi si ritrova sotto indagine della Procura della Repubblica di Milano. Lo è il designatore arbitrale Gianluca Rocchi, l’uomo che più di tutti aveva contestato, rimproverato e infine messo ai margini De Meo. Per capire meglio, bisogna tornare al 7 aprile 2023, quando tutto cominciò allo stadio San Siro di Milano. La partita vede i rossoneri del Milan sfidare l’Empoli. La squadra arbitrale rientra negli spogliatoi e come da prassi, l’osservatore arbitrale Claudio Puglisi avvia il colloquio tecnico. È un momento delicato, durante il quale si analizzano gli episodi, i posizionamenti, e le scelte fatte. Ma quella sera qualcosa deraglia. Puglisi non parla della partita, ma parla di sé. Racconta di essere stato penalizzato negli anni precedenti, di aver fatto solo Serie B e C “per colpa degli amici di Torino (Alfredo Trentalange e Luigi Stella, entrambi appartenenti alla sezione AIA piemontese, ndr)”, di aver dovuto pregare per non essere promosso, e di aver persino pagato una cena alla Commissione pur di non salire di categoria. Lo dice davanti all’arbitro Matteo Marcenaro, che era con gli assistenti Luca Mondin e De Meo appunto, e il quarto ufficiale Antonio Rapuano. De Meo ascolta ma non commenta, per quanto dentro di lui qualcosa si muova. Quelle parole non sono uno sfogo privato, ma sono state pronunciate davanti a colleghi in servizio. Sono parole che, per chi conosce il mondo arbitrale, hanno un peso enorme. E De Meo decide di fare ciò che ritiene giusto: segnalarle. Il 14 aprile 2023 invia una mail all’AIA. È un documento molto dettagliato e, al tempo stesso, con toni rispettosi. Non accusa nessuno, bensì riporta i fatti perché ritiene che sia suo dovere farlo. Non immagina fino in fondo – o non si augura - che quella mail diventerà l’inizio della sua fine. Lo convocano a Coverciano. È un raduno tecnico-atletico, ma per lui diventa un processo. Nella stanza ci sono tutti i vertici della CAN: Rocchi, Andrea Gervasoni, Gabriele Gava, Elenito Di Liberatore, Lorenzo Manganelli. Il colloquio dura mezz’ora, ma gli è sufficiente per capire che la sua carriera ha appena preso una direzione irreversibile.
Rocchi lo attacca subito. Gli dice che ha sbagliato tutto, che avrebbe dovuto avvisare solo lui. Gli riferisce senza mezzi termini che non ha bisogno di “spie” e che persone come lui “le manda a casa”. Rocchi è infuriato e gli rinfaccia di aver creato problemi e di aver destabilizzato il gruppo perché vicino alla precedente governance AIA di Trentalange. Gervasoni (attualmente finito nel registro degli indagati con Rocchi), invece, sbatte i pugni sul tavolo, lo incalza arrivando a sfidarlo quando gli intima: “Denunciali se hai il coraggio”.
Il clima è molto teso. De Meo prova a spiegare, ricostruendo i fatti. E ricorda che, in precedenza, aveva già segnalato episodi a suo danno: la sospensione informale di un mese per aver usato un NCC che altri colleghi avevano utilizzato senza conseguenze; la cena con Paolo Valeri a Verona, dove era stato attaccato per le sue presunte simpatie interne; le continue prese in giro di Orsato, che lo chiamava “il sindacalista”, “il politico”, “il guerrafondaio”.
Nulla è comunque valso per scalfire il muro davanti a lui. La sensazione è che il problema non sia stato ciò che ha denunciato, ma il fatto stesso di aver denunciato. In quella stanza, De Meo capisce che il sistema non tollera chi rompe il silenzio.
La giustizia sportiva impiega cinque mesi per chiudere il fascicolo. Il 6 settembre 2023 arriva l’archiviazione. La Procura Federale riconosce che tutti i fatti sono realmente accaduti. Non c’è alcun dubbio sulla veridicità degli episodi. Eppure, secondo la Procura, non c’è materia disciplinare. Le frasi di Puglisi vengono definite “ironiche”, “conviviali”. Il colloquio di Coverciano viene invece descritto come acceso ma non intimidatorio. Le telefonate di Orsato come “aspre” ma non rilevanti. La sospensione di De Meo, quindi, è ritenuta una legittima prerogativa del Responsabile CAN. In pratica tutto quello che è stato denunciato è successo realmente, ma niente è punibile. Per De Meo, è la condanna definitiva all’emarginazione.
Secondo fonti interne, a quel punto emerge un clima che nessun verbale ufficiale può restituire. Colleghi che non lo salutano, messaggi che non arrivano più, sguardi bassi ai raduni e paura di essere associati a lui. Una solitudine che diventa strutturale, però De Meo continua a lavorare e a fare ciò che deve. Ma sa che la sua carriera è finita. Ne ha certezza quando, dopo la denuncia, resta fermo un mese senza alcuna comunicazione ufficiale. Viene poi designato solo per gare marginali. Fino a quel 30 giugno 2024 in cui viene dismesso.
Formalmente per limiti di rendimento, anche se questo potrà essere oggetto di ulteriori e prossimi approfondimenti. Comunque Pasquale De Meo aveva parlato: questo è certo. E non andava bene.
Tre anni dopo, la lettera dell’assistente Domenico Rocca – che denuncia pressioni, favoritismi, interferenze – arriva sulla scrivania della Procura della Repubblica di Milano dopo che gli organi federali avevano assunto lo stesso atteggiamento mostrato nei confronti della denuncia che era stata presentata da De Meo. Questa volta, a differenza del 2023, qualcuno ha ascoltato. Il fascicolo si apre. Rocchi è indagato per concorso in frode sportiva.
Le cronache nazionali parlano di “voti aggiustati”, “pressioni sugli osservatori”, “designazioni pilotate”. È lo stesso mondo che De Meo aveva descritto, con altre circostanze, tre anni prima. Era stato isolato, screditato e punito. Ma questa volta c’è una differenza radicale con la sua vicenda: non è più l’AIA a dover fare le valutazioni del caso, ma una Procura della Repubblica.
Se la Procura di Milano riterrà credibili le accuse rivolte a Rocchi, come potrà ignorare ciò che accadde a De Meo? Oggi si sta parlando di un sistema, quindi potrebbe essere il caso di tornare a guardare chi quel sistema lo aveva denunciato quando nessuno voleva sentirlo. Come si può non rileggere la sospensione informale che aveva subìto l’assistente arbitrale foggiano, le telefonate, i colloqui e le ritorsioni che ha dovuto subire?
Pasquale De Meo non ha avuto giustizia nel 2023, quando la sua denuncia fu archiviata. Né nel 2024, quando fu dismesso dai ranghi. Forse, questa volta, non potranno più far finta di niente.
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