Per comprendere davvero il terremoto che oggi scuote il mondo arbitrale italiano, bisogna tornare a un tempo in cui tutto sembrava immobile. Era il 2023 e l’AIA (Associazione Italiana Arbitri) appariva come un organismo compatto, impermeabile, capace di assorbire ogni tensione interna senza mai lasciarla filtrare all’esterno. In quel contesto, l’assistente arbitrale foggiano Pasquale De Meo provò a incrinare il silenzio. Lo fece seguendo le regole, con una segnalazione formale a cui aveva allegato screenshot, relazioni, testimonianze. Riteneva che qualcosa non funzionasse più e che la gestione delle carriere fosse diventata terreno di scontro politico. Oggi, mentre la Procura della Repubblica di Milano indaga su Gianluca Rocchi e su presunte manipolazioni delle designazioni arbitrali, quella denuncia di De Meo appare come un’anticipazione perfetta dello scandalo esploso tre anni dopo. Ma allora, nel 2023, tutto si fermò alla giustizia sportiva. E la Procura Federale, guidata da Giuseppe Chinè, archiviò. Il procedimento relativo alla denuncia dell’assistente arbitrale Pasquale De Meo - di cui l’Attacco ha preso visione - nasce da una comunicazione del 15 aprile 2023. La Procura Federale riceve una mail con cui vengono trasmessi screenshot di messaggi WhatsApp, cronologie di chiamate, relazioni scritte. È De Meo a inviarli, dopo la gara di Serie A tra Milan e Empoli del 7 aprile. Il Procuratore Chinè ricostruisce così l’origine del caso: “Venivano sottoposte all’attenzione del Procuratore una segnalazione inviata all’AIA dal sig. Pasquale De Meo che riferiva quanto accaduto a seguito del colloquio con l’OA (osservatore arbitrale, ndr) designato”. La segnalazione non nasce da un malumore generico, ma da un episodio circostanziato e documentato al riguardo di Claudio Puglisi: era lui l’osservatore di quella gara. A differenza di altri, De Meo non agisce nell’ombra ma si espone in prima persona. La prima parte della segnalazione riguarda il debriefing post-partita. L’osservatore arbitrale Puglisi, parlando della sua carriera, afferma di non essere stato valorizzato dalla precedente gestione AIA e attribuisce la mancata crescita a “non precisati amici di Torino (Alfredo Trentalange e Luigi Stella, entrambi della sezione piemontese, ndr)” dice Chinè. Il documento della Procura Federale conferma che la frase fu pronunciata e che tutti i presenti l’hanno sentita. Ma aggiunge che, secondo loro, si trattava di uno sfogo ironico, privo di cattiveria. “Il tutto è stato detto in maniera conviviale”, si legge nelle audizioni. “Le frasi sono state dette con il sorriso”. È un modo per neutralizzare il contenuto attraverso il tono e cancellarne il significato. La frase che evoca “amici di Torino” viene praticamente derubricata a mò di battuta. La seconda parte della segnalazione è più delicata. De Meo, infatti, racconta di aver subito atteggiamenti intimidatori da parte di alcuni membri della Commissione CAN, dopo aver segnalato l’episodio. Durante il colloquio sostenuto a Coverciano, il 14 aprile, con tutta la Commissione arbitrale – composta da Rocchi, Andrea Gervasoni, Gabriele Gava, Elenito Di Liberatore e Lorenzo Manganelli - i toni si accendono e piovono accuse addosso al guardalinee foggiano.
De Meo mette per iscritto di aver percepito un clima ostile. Chinè conferma che l’incontro ci fu e che i toni furono accesi. Ma anche qui, tutto viene ridotto a una normale discussione interna. “Il clima non era affatto intimidatorio”, afferma un membro della Commissione. “C’era un coinvolgimento totale per una vicenda che aveva creato disorientamento”. La logica (?) è che se tutti erano coinvolti, allora significava che nessuno stava intimidendo. L’attenzione si sposta dal contenuto alla forma, cioè dal significato delle parole pronunciate all’atmosfera in cui è successo.
“Questo Ufficio non è in possesso di evidenze fisiche”, scrive Chinè. E, dunque, la valutazione deve basarsi su ciò che i protagonisti raccontano. Ma se i protagonisti appartengono allo stesso sistema e hanno lo stesso interesse a minimizzare, allora la conclusione non è già scritta? È il cerchio che si chiude: senza una prova esterna, nessuna denuncia interna può superare la soglia disciplinare.
Tra gli episodi più significativi c’è quello della cena prima di Verona–Salernitana, il 13 febbraio 2023. De Meo racconta di essere stato accusato dall’allora arbitro Paolo Valeri di vicinanza alla precedente governance AIA, con frasi offensive e intimidatorie.
“Adesso non parli? Non dici niente? Che dicono i tuoi amici Alfredo Trentalange, Duccio Baglioni, Carlo Pacifici, Alberto Zaroli, Luca Marconi, Stefano Archinà, Katia Senesi, Antonio Zappi? Adesso spariranno tutti, questi tuoi amici. Verranno tutti eliminati. Finalmente, hanno finito. Gravina (presidente della FIGC, ndr) si è rotto il cazzo di tutta sta gente, e ha deciso che vuole solo Gianluca Rocchi e nessun altro come presidente AIA. Non potrai ricorrere più ai tuoi amici, dal presidente AIA al Comitato nazionale, visto che saranno spazzati via tutti dopo quello che hanno combinato”.
Era stato Gravina a chiedere e ottenere le dimissioni di Trentalange dopo le accuse che avevano coinvolto l’ex fischietto arbitrale che guidava l’AIA, uscito poi assolto definitivamente nell’aprile 2023.
Anche in questo caso, la Procura Federale conferma che la discussione ci fu e che il tema politico fu evocato. Ma, ancora una volta, tutto viene derubricato a normale dialettica. “Non ricordo toni sprezzanti o provocatori”, dichiara l’unico testimone. “Il resto della cena è trascorso tranquillamente”. Se la cena è proseguita serenamente – questa sarebbe il ragionamento di Chinè -, allora nessuno è stato intimidito. Ma chi conosce le dinamiche interne dell’AIA sa che le tensioni non si manifestano mai in modo plateale ma, piuttosto, nei silenzi.
De Meo – nella sua denuncia del 2023 - sostiene di essere stato escluso dalle designazioni come conseguenza delle segnalazioni che aveva fatto. E la Procura Federale cosa fa? Liquida tutto come “normale turnazione”. Ma ciò che era stato ignorato sembra essere lo stesso meccanismo che, oggi, la magistratura ordinaria sta scandagliando perché ritenuto plausibile.
Chinè scrive che non ravvisa “elementi che possano giustificare l’esercizio dell’azione disciplinare”. Eppure ammette che gli episodi sono avvenuti.
L’archiviazione della denuncia presentata da De Meo - decisione assunta dalla Procura Federale - è un monumento alla chiusura del sistema. Oggi, però, quel cerchio si è rotto. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo. Rocchi è indagato. Gervasoni è indagato. Il sistema è sotto accusa. E ciò che nel 2023 fu archiviato come irrilevante, oggi appare come un primo campanello d’allarme ignorato. De Meo ci aveva provato ma non fu ascoltato. E ha dismesso l’attività nel giugno 2024.
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