Foggia Calcio, Pino Di Carlo indica la strada per ripartire: “Un Modello da seguire c’è, e resta attuale”

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“Dobbiamo inventare un nuovo modello Foggia”: era il messaggio che lanciava Pino Di Carlo, presidente della Camera di Commercio di Foggia, nel giorno in cui al timone del Foggia Calcio salivano i due giovani imprenditori locali Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto, pronti a scommettere sulla città. Di Carlo quella sera davanti a microfoni e taccuini nella sala conferenze Fesce dello Zaccheria sottolineava come sognare fosse legittimo, ma con concretezza e senso di responsabilità, per dare solidità a un progetto credibile e duraturo: “Oggi è l’alba di un nuovo progetto - diceva - e l’imprenditoria locale saprà affiancarlo, perché si tratta di un’iniziativa seria e strutturata”. Si trattava dell’inizio di una nuovo percorso incentrato sull’amore per la terra di Capitanata e per la squadra rossonera, capace di unire la comunità oltre ogni differenza. A distanza di tre mesi e mezzo da quel 15 gennaio che ha inaugurato una nuova era per il calcio locale, e a poche ore dal dramma sportivo di una retrocessione che brucia maledettamente, abbiamo chiesto a Di Carlo una sua personale chiave di lettura sul momento Foggia. E sugli scenari che a breve potrebbero prendere forma.

Ha incontrato o sentito la proprietà dopo la debacle di domenica scorsa?
Non ce n’è stato bisogno, perché con Gennaro Casillo i contatti sono quotidiani, col presidente ci sentiamo 50 volte al giorno. Come ha reagito? Lui e De Vitto sono molto dispiaciuti di non essere riusciti ad invertire la rotta, nonostante le risorse economiche messe in campo ed il tempo che hanno dedicato, non ho colto depressione nelle loro parole, anche se non l’essere riusciti ad evitare che la nave andasse a sbattere contro gli scogli li ha sicuramente segnati.

Cosa rappresenta per Foggia questa retrocessione?
Dipende se il bicchiere lo si vuole vedere mezzo pieno o mezzo vuoto: se cioè lo si inquadra come la fine di un periodo negativo che precede un nuovo inizio, oppure come la fine e basta. Piangere sul latte versato non serve, serve invece ripartire e programmare da subito con energia positiva, il fatto che entrambi subito dopo la gara con la Salernitana abbiano rilanciato è una garanzia non di poco conto.  

La squadra di calcio in questo frangente, a suo vedere, riflette le difficoltà della città?
Che ci sia un collegamento fra squadra e città è evidente, altra cosa sono invece i risultati. A distanza di diversi anni in cui il calcio da queste parti ha galleggiato, ora finalmente ci ritroviamo con una proprietà locale, a scendere in campo sono stati due giovani imprenditori foggiani che con passione hanno provato a dettare la svolta. Per il momento con risultati discutibili, ma io guarderei in prospettiva senza dare troppa importanza a ciò che ha detto il campo. Bisogna lavorare ad una rinascita organizzata.  

Lei nel giorno dell’insediamento di Casillo e De Vitto al timone del club parlò di Modello Foggia al quale ispirarsi. Lo considera sempre attuale ed attuabile?
Rispondo assolutamente sì, anche perché a mio avviso ha cominciato a funzionare in questi mesi. Gli imprenditori locali hanno dato impulso al progetto di rilancio con il loro sostegno che non è mai mancato. Poi è normale che non appena anche gli obiettivi sportivi saranno raggiunti, anche altri faranno la loro parte. Si tratta di un Modello che farà breccia, come lo ha fatto in altri contesti. Foggia era e rimane uno dei club più appetibili, subito alle spalle dei dieci top a livello nazionale. Staziona in una seconda fascia medio-alta. E questo a prescindere dalla categoria in cui milita. 

Cosa dovrà fare d’ora in avanti, secondo Di Carlo, l’imprenditoria locale per dare seguito alla sfida appena intrapresa dalla nuova proprietà?
Come massima espressione delle 84mila imprese della provincia di Foggia, mi sento di perorare con convinzione la loro causa: ritengo infatti che iniziative di questo tipo vadano appoggiate incondizionatamente, la cultura al pari dello sport nella nostra città hanno bisogno di trovare terreno fertile nel tessuto connettivo. E dunque vanno incoraggiate. C’è poi il rovescio della medaglia dal quale prendo nettamente le distanze: le scene di Monopoli vanno  condannate in toto perché restituiscono una immagine molto diversa da quella che è realmente Foggia. Personalmente provo grande soddisfazione quando vado allo stadio e per strada incontro padri che con i loro figli coltivano la passione per questa maglia. E’ una immagine che mi riempie il cuore di gioia, quì da noi il pallone è una fede che si tramanda di generazione in generazione. Si tratta dunque di un valore che nel tempo va preservato.

E’ prematuro parlarne. Ma il Foggia non è escluso che presto possa riappropriarsi della C attraverso la riammissione. Ne è al corrente?
E come non potrei... Credo che andremo incontro ad una lunga estate nel corso della quale spero accada qualcosa di significativo per questi colori. Foggia ha un blasone che la Figc mi auguro non ignori, e poi c’è un bacino di utenza che non può essere sottovalutato: basti ricordare che fra le 60 società di C le cui gare vano in diretta su Sky, Foggia per numero di abbonati è al secondo posto subito alle spalle di Catania. Tanto basta ed avanza per capire quanto la nostra città viva in maniera passionale il calcio. Certo poi ci sono regole e graduatorie da rispettare, ma il mio auspicio è che davvero si creino le condizioni per avere dalla propria i numeri per ambire alla serie C. 

Nel frattempo sarà bene però non illudersi ed avviare la programmazione, non crede?
Assolutamente sì, che ci possa essere una opportunità da sfruttare che ben venga, ma questo non significa cullarsi sugli allori. Bisognerà mettersi al lavoro da subito e assemblare un organico che alla data del 20 luglio sia più che attrezzata per la Serie D. Ma che abbia i numeri anche per ben figurare in C. L’importante sarà resettare e ripartire.

Il nuovo corso si è inaugurato come peggio non poteva, con una dolorosa retrocessione. Dove e cosa hanno sbagliato al vertice del club?
Le hanno tentate tutte, percorrendo tutte le strade possibili e non lesinando sforzi di nessuna natura. Certo, col senno di poi qualche errore lo si poteva evitare... Io per esempio sarei andato avanti con Barilari, lo dico ora a cose fatte, ma sia ben chiaro è solo una mia personale idea…

Guardando in prospettiva, per il Foggia il salto nel buio della D quale vantaggio può portarsi dietro?
Sicuramente quello di poter ripartire da zero. I grandi progetti si costruiscono su un foglio bianco, senza alcun tipo di condizionamento. I cicli di successi cominciano resettando il passato e partendo dal basso. 

Potesse tornare indietro di qualche mese, cosa consiglierebbe a Casillo e De Vitto di fare?
Di seguire il cuore, come hanno sempre fatto. Se non fossero stati innamorati di questa squadra non si sarebbero cimentati in questa avventura. E’ stata una scelta non razionale, ma appassionata perché fatta con il cuore. Meritano dunque tutta la comprensione possibile.

Qual è oggi, a suo avviso, la reale dimensione del calcio foggiano?
C’è un tema da tener ben presente: non pensare alla categoria, ma ad un progetto. Altrimenti il rischio è limitarsi ed illudersi. Foggia invece ha bisogno di una progettualità che nel tempo la porterà esattamente dove merita. Dire oggi siamo da Serie C o possiamo ambire alla B, è un errore. Non bisogna porsi limiti, ma lavorare di lena, possibilmente anche allargando la base societaria. Lo dico con convinzione: vedo un futuro roseo, perché le possibilità di risalita ci sono davvero tutte.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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