Il Foggia che verrà, più che una semplice squadra da assemblare, sembra nascere come il tentativo di rifondazione culturale dopo stagioni segnate da instabilità, contestazioni e risultati deludenti. La sensazione è che la nuova proprietà abbia individuato un principio guida: meno improvvisazione e più struttura.
Quali errori non vuole ripetere il nuovo Foggia?
Negli ultimi anni il club ha pagato soprattutto: continui cambi di guida tecnica; programmazione a breve termine; scarso radicamento del settore giovanile; rapporti complicati con piazza e sponsor; una struttura societaria troppo dipendente dalle vicende della prima squadra. Per questo oggi si parla di area marketing, settore giovanile, campagna abbonamenti e coinvolgimento dell’imprenditoria locale ancora prima di parlare di mercato. Non è casuale: il nuovo corso targato Casillo-De Vitto vuole costruire fondamenta, prima ancora della rosa.
LA NUOVA GOVERNANCE
L’organigramma dovrebbe poggiare su quattro pilastri: Gennaro Casillo, riferimento della proprietà; Giuseppe De Vitto, socio e co-decisore strategico; Giovanni Francavilla nelle vesti di direttore generale; Peppino Pavone quale supervisore dell’area tecnica. È una struttura diversa rispetto al recente passato, in quanto separa maggiormente le funzioni: proprietà, gestione amministrativa e gestione tecnica.
IL RUOLO DI PAVONE
La presenza di Pavone rappresenta il segnale più forte. Negli anni di “Zemanlandia”, con la famiglia Casillo, fu uno degli artefici della scoperta e valorizzazione di giocatori diventati poi protagonisti ai massimi livelli. La sua storia è legata all’idea di costruire valore attraverso scouting, intuizioni e sostenibilità economica. Se il progetto funzionerà, gran parte del merito passerà dalla sua capacità di scegliere uomini prima ancora che calciatori.
ANTONIO DE VITTO: L’EQUILIBRATORE
La figura che potrebbe risultare decisiva, però, è quella di Antonio De Vitto. Se Casillo con Giuseppe De Vitto rappresentano la forza imprenditoriale e Pavone il riferimento tecnico, Antonio De Vitto sembra destinato a svolgere il ruolo di raccordo tra le varie anime del progetto. In una società composta da più centri decisionali, serve sempre qualcuno capace di: mediare; accelerare le scelte; evitare sovrapposizioni; mantenere unita la linea societaria. Per questo viene spesso definito l’ago della bilancia tra Casillo e Giuseppe De Vitto. In una fase di ricostruzione, il suo peso potrebbe essere persino superiore a quello di molte figure tecniche.
GLI UOMINI CHE SERVONO PER IL SALTO DI QUALITA’
Se davvero il Foggia vuole tornare stabilmente protagonista in Serie C e preparare nel medio periodo una candidatura credibile alla Serie B, servono cinque figure forti: un direttore sportivo allineato con Pavone ,e non in competizione con lui; un allenatore identitario, e per questo il nome di Emilio Longo continua ad avere senso (anche se non mancano le sirene per il tecnico salernitano); un responsabile del settore giovanile capace di creare patrimonio tecnico; un manager marketing che riporti sponsor e famiglie allo Zaccheria; un direttore generale autorevole che faccia funzionare la macchina organizzativa quotidiana.
LA VERA PARTITA
La riammissione in Serie C appare oggi il passaggio più atteso, ma non sarà la vittoria decisiva. La vera partita si giocherà fuori dal campo, e sarà verificare se il club riuscirà a trasformarsi da società che ultimamente ha vissuto stagione per stagione senza un briciolo di programmazione a organizzazione strutturata. Se Casillo, De Vitto, Francavilla e Pavone riusciranno a lavorare senza personalismi e con ruoli ben definiti, il Foggia potrebbe finalmente uscire dalla logica dell’emergenza permanente che ne ha condizionato gli ultimi anni. Diversamente, anche una riammissione in Serie C rischierebbe di rappresentare soltanto una ripartenza e non una vera rinascita.
Quella che, viceversa, serve al Foggia per svoltare definitivamente.
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