Molte delle pagine della storia della pallacanestro foggiana sono state scritte da Domenico Verile, meglio noto come Mimmo, classe ’42, l’uomo fatto Sport verrebbe da dire per via dei successi conseguiti prima come atleta, e poi come allenatore e presidente di società.
Figlio di ferroviere, a soli 10 anni comincia il suo brillante percorso cestistico nell’oratorio della parrocchia Mater Dei, autentica fucina di talenti negli anni ’50 e ’60. A 15 anni, con i colori della Cestistica, è protagonista in serie B ed in A, ma la sua propensione alla pratica sportiva emerge anche in altre discipline negli anni delle scuole superiori, vince titoli regionali e provinciali in atletica, mostrando grandi doti anche come calciatore.
“Giocavo a basket nella Cestistica - racconta Verile -, e partecipando ai campionati scolastici mi qualificai primo nelle gare di salto in alto, lancio del disco e getto del peso. Oltre al basket e all’atletica, praticavo anche il calcio a livello amatoriale a San Michele, dove venni notato dal Foggia. Ho militato nella De Martino per un anno, poi decisi di andare a Manfredonia in Promozione. Dopo due anni però lasciai rapito dall’amore per il basket, malgrado fossi considerato il miglior mediano dell’interregionale”.
La carriera di Verile cestista colleziona primati e riconoscimenti dal ’60 al ’64 con la maglia numero 5 del Dopolavoro Ferroviario nei campionati di serie B, e dal ’64 al ’72 nella Libertas Russo in B e C. Playmaker, implacabile al tiro dalla distanza, occupava sempre posizioni di vertice nelle classifiche dei marcatori e di assist-man. Leader carismatico con un forte spirito competitivo, si mostrava sempre corretto e rispettoso degli avversari. Continuava a giocare a basket, ma l’idea di allenare in lui era già predominante, per cui alla fine degli anni ’60 eccolo in panchina nel Dopolavoro, e poi nella Libertas.
“Nel ’72 diventai allenatore nazionale e anche selezionatore per le squadre nazionali juniores al fianco di Giancarlo Primo - ricorda -, smisi di giocare per intraprendere la carriera di allenatore. Nel ’73 con alcuni amici costituimmo il G.S. Basket, e dalla Promozione arrivammo fino alla C. Fu un ventennio di soddisfazioni con il settore giovanile e la prima squadra, eravamo sostenuti da sponsor di livello come la RAS di Scillitani, che fu pioniere in tal senso, e poi la SMEFAR di Farinola, con loro ed altri amici abbiamo scritto pagine bellissime”.
Uno tra i primi dirigenti della società fu Lello Poliseno, che poi dagli inizi degli anni duemila e fino al ’08 diventò dirigente della Libertas Foggia di Caccavo e Di Carlo: “Vidi giocare Mimmo Verile - dice Poliseno - circa 50 anni fa, rimanendo colpito dalla sua tecnica, correttezza e dalla voglia di vincere. Lo votai alle prime elezioni proprio perché lo ammiravo come uomo di sport. Poi negli anni ’70 entrai nella dirigenza del G.S. Basket RAS, e da allora nacque la nostra amicizia che tuttora ci lega".
"Abbiamo condiviso tantissimi chilometri, gioie, delusioni, vittorie e sconfitte, una parte di vita bellissima. Molti suoi giocatori gli vogliono ancora bene essendo stato per loro maestro di sport e di vita”. Anche in famiglia Verile ha trasferito la sua passione per la pallacanestro alla moglie Raffaella e ai figli Marco e Massimo, suoi primi tifosi.
Le orme paterne sono state ricalcate però solo dal primogenito, eccellente giocatore di C e B, ed oggi valido coach: “Come genitore mio padre è stato attento e generoso, io lo seguivo sin da bambino - dice di lui il figlio Marco, attualmente tecnico della NMC Corato - , a casa si viveva con lo sport, attraverso la dedizione e l’impegno in ogni suo incarico abbiamo ricevuto grandi insegnamenti. Del suo passato glorioso ho letto tanti articoli, sono sempre stato orgoglioso di essere suo figlio” .
Dal ’71 Verile si dedicherà alla politica, e da consigliere, assessore e sindaco, è sempre stato dalla parte dello sport, in prima fila per la realizzazione di impianti sportivi cittadini (le palestre “Preziuso” e “Russo”, il pattinodromo, il campo di baseball, i campi di Croci nord e Pantanella, l’ampliamento della palestra di scherma, l’ammodernamento del campo di atletica, la riapertura della piscina comunale, i lavori allo stadio Zaccheria riguardanti la gradinata e la tribuna, l’apertura della Facoltà dell’ISEF col prof Luca Cangelli, fino alla progettazione del Palazzo dello Sport di 4mila posti a Via Ascoli che è rimasto però un sogno nel cassetto.
“Ho considerato il mio ruolo politico utile al servizio dello sport, convinto come sono che che la crescita sportiva di una città possa garantire una crescita sociale e culturale. Il mio rammarico restano le opere non realizzate, la mia speranza è che gli attuali e futuri amministratori proseguano nella progettazione e realizzazione di aree ed impianti sportivi, perché più avviciniamo i giovani alla pratica sportiva, più li allontanano dalle devianze”.
Marisa Bizzarro
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