Ancora un colpo da squadra vera. Non è il bottino pieno che ruba la scena, ma è qualcosa che somiglia tremendamente a un’impresa: di quelle che fanno classifica, e soprattutto morale. Foggia Red Black nella seconda trasferta consecutiva del campionato di Serie B di baseball si conferma anche su un campo come quello di Potenza Picena: di fronte c’era una formazione che appena un anno fa ha sfiorato la Serie A passando dai playoff promozione. Una di quelle squadre che non ti regala nulla, che ti costringe a guadagnarti ogni lancio, ogni base, ogni respiro.
E infatti, fin dalle prime battute, la giornata ha preso la piega annunciata: sofferenza pura. La Red Black si è presenta ta all’appuntamento con due rinforzi di livello: Francesco Serino e Nicolò Lasorella, innesti preziosi arrivati da Bari grazie a una collaborazione che guarda in prospettiva. Una scelta intelligente, concreta, che racconta di società capaci di costruire e non solo di competere. Sveglia all’alba per i dauni, e viaggio lungo da affrontare: sul diamante ci sono le Pantere, rivali storici. E quando queste squadre si incontrano, lo spettacolo è garantito. Gara 1 è un braccio di ferro. Sul monte avversario uno dei migliori lanciatori del campionato, quasi intoccabile nella giornata inaugurale. Foggia risponde con Coluccino, ancora alle prese con il recupero dopo i playoff dello scorso anno.
L’equilibrio regge, prima di spezzarsi su una serie di errori difensivi che costano caro. Il match scivola via, complice qualche base di troppo concessa e un attacco che non affonda. Le Pantere così prendono il largo e si impongono 7-5. Restano però i segnali positivi. Poi arriva Gara 2, e cambia tutto. Iacovelli punta sul giovane Gianmarco Cappa che a soli 17 anni ha già mostrato la stoffa del campione, Christian Massaro è il primo rilievo, vent’anni e la responsabilità di un veterano sulle spalle. Quando il regolamento lo costringe a cedere il monte, il testimone passa a Massaro, meno preciso ma con quella capacità rara di uscire indenne dalle situazioni più intricate. In attacco è orchestra: Gabriele Sammartino dirige, crea, trascina. I compagni eseguono con lucidità. Si arriva all’ottava sul 4-3 per Foggia, sempre avanti ma mai davvero al sicuro. E qui nasce il capolavoro. Coluccino spinto in terza da Sammartino ancora protagonista con l’ennesima hit, e poi Davide Ferraraccio: un turno infinito, oltre dieci lanci, nervi tesi come corde. Resiste, combatte, non molla. E alla fine spinge a casa il punto che farà la differenza. Il 5-3 è ossigeno puro. L’ultima ripresa è da film. Potenza Picena accorcia subito: 5-4. Lo spettro della rimonta si allunga sul diamante. Ma Foggia ha un uomo in stato di grazia, Sammartino prende la palla, si carica la squadra sulle spalle e chiude. Senza tremare. Ed è fatta. Tre vittorie su quattro nelle prime uscite: numeri che valgono oro, soprattutto per una squadra costruita senza scorciatoie, senza aiuti, solo con lavoro e identità.
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