Il noto penalista foggiano era stato impropriamente accostato all'inchiesta per corruzione in atti giudiziari che coinvolge il giudice De Benedictis e l'avvocato Chiariello
Felici di tale prevedibile epilogo conclude il presidente Aiezza - rivolgiamo al collega Paolo D'Ambrosio, autorevole e degno rappresentante dell'avvocatura foggiana, l'augurio di un pronto ritorno alla serenità, certamente intaccata dal traumatico accostamento a vicende, come quelle cristallizzate nelle dichiarazioni confessorie dei due principali indagati di quel procedimento, lontane dalla sua persona e che certamente costituiscono un vilipendio ed un inverecondo oltraggio della funzione dell'avvocato e del magistrato.Dello stesso avviso l'ex presidente nazionale di Aiga, l'avvocato Michele Vaira, che su l'Attacco ad aprile difese subito D'Ambrosio dall'improprio accostamento all'indagine.Emerge con chiarezza che D'Ambrosio non ha avuto alcun ruolo nella vicenda corruttiva.
In effetti, come anticipato su l'Attacco mesi fa dai numerosi colleghi intervistati, in una prima fase era emerso il suo nome solo in quanto codifensore di Ippedico insieme all'avvocato Chiariello.
Un codifensore assolutamente estraneo alla vicenda corruttiva, della quale non era stato nemmeno posto al corrente.
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