Questa è una storia di disattenzione e noncuranza, ma non manca chi la definisce in maniera molto più pesante e provocatoria, specie perché si tratta di beni pubblici in rovina e di funzionari dello Stato ancora una volta intoccabili e rigorosamente anonimi.
Del resto, nessuno saprà mai da quanto tempo effettivamente andava avanti la cosa, mentre adesso si può dire che dovrebbe essere finita. Almeno per il momento, e salvo nuovi sversamenti incontrollati. Passando per Piazzetta Follieri, alle spalle del Palazzo di Giustizia di Lucera, era impossibile non vedere quella grande macchia di acqua sulla facciata che si allargava giorno dopo giorno, senza che nessuno che avesse autorità e competenza si sia mai veramente chiesto cosa la stesse causando e soprattutto senza che nessuno sia mai intervenuto per capirne di più.
E infatti ci è voluto un evento straordinario, dannoso e (im)prevedibile per costringere ad andare a fondo nella vicenda e scoprire che in un bagno del secondo piano dell’edificio era saltato un galleggiante di uno sciacquone del water, con la conseguente continua fuoriuscita di acqua che è arrivata fino al piano terra della struttura, penetrando per ettolitri i pavimenti e i solai.
Purtroppo e per fortuna, lo scorrimento è arrivato perpendicolarmente in una stanza dell’Archivio di Stato che qualche giorno fa è stata trovata completamente allagata, visto che dal soffitto praticamente pioveva, ma se non altro è stata risparmiata tutta la zona dove sono custoditi i preziosi documenti che raccontano una parte importante della storia economica, sociale, giudiziaria e politica della Capitanata.
A ogni modo, è subito scattato l’allarme dato dal personale che opera nella gloriosa e preziosa istituzione conservativa, con l’interessamento dei vigili del fuoco e dei responsabili della sicurezza del tribunale di Foggia, gli unici che peraltro detengono le chiavi dell’edificio che resta pur sempre di proprietà del Comune.
Solo un quanto mai necessario sopralluogo ha fatto venir fuori il problema che chiaramente era sorto da settimane, se non da mesi, denotando una evidente disattenzione su quegli ambienti che in effetti risultano in stato di abbandono e sempre più soggetti a deterioramento dopo circa otto anni di chiusura prolungata e mai accettata dalla popolazione che continua a ritenerla una vera e propria ingiustizia, oltre che una sciagura sotto diversi punti di vista.
“Si sono accorti che non avevano chiuso tutte le chiavi di arresto delle tubature – hanno raccontato i funzionari dell’Archivio che ha sede in una porzione dello stabile che resta di competenza comunale – nonostante avessimo segnalato da tempo che c’era qualcosa che non andava là sopra”.
Eppure quella macchia era servita per accelerare una serie di procedure di carattere edilizio, quanto mai necessarie, visto che un paio di mesi fa è spuntata l’indicazione di una complessa operazione di manutenzione ordinaria e straordinaria del palazzo, deliberata dalla conferenza permanente del patrimonio giudiziario del capoluogo, quella dove siedono i capi degli uffici giudiziari e della struttura tecnica dell’unico presidio provinciale. C’è pure una prima quantificazione di 4 milioni di euro che dovranno essere materialmente stanziati dall’Agenzia del Demanio. Nel frattempo si dovrà anche individuare un progettista che stabilisca le attività da compiere in Piazza Tribunali e poi indire la gara di appalto. Tuttavia la tempistica almeno sulla carta sarebbe incoraggiante, perché si tratta di un provvedimento inserito già nella programmazione dell’anno 2022, quindi con una proiezione piuttosto limitata.
In buona sostanza, se le cose dovessero andare come preventivato, Lucera sarebbe pronta almeno materialmente per quella ancora tanto agognata attivazione di una sede distaccata di Corte di Appello, una eventualità forse più facile da registrare rispetto alla riapertura stessa del tribunale, anche perché l’edificio è ancora nella disponibilità del ministero della Giustizia, nonostante siano trascorsi e superati i cinque anni previsti dalla riforma della geografia giudiziaria, scaduti i quali gli immobili sarebbero dovuti tornare nella gestione diretta degli enti locali.
“I lucerini sanno bene quali siano le condizioni del palazzo – ha commentato Antonio Tutolo, oggi consigliere regionale ma Sindaco dal 2014 al 2020 – perciò tutti conoscono la situazione e la sua gravità. Quando ho sollecitato interventi del ministero, per tutta risposta sono finito sotto processo. Ricordo che mi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini per presunte omissioni legate alla sicurezza dell’immobile dove non potevamo nemmeno entrare, mentre ero incatenato al cancello per attirare l’attenzione sul problema. Naturalmente sono stato assolto perché il fatto non sussisteva, ma ci dobbiamo misurare con questa parte di Stato che mostra chiaramente di non interessarsi alle questioni vere che stanno sui territori”.
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