Sono stati un migliaio i minori non accompagnati provenienti da Ucraina e Bielorussia ospitati presso le famiglie di Foggia ed altri centri della provincia a seguito della catastrofe di Chernobyl fino a due anni fa, quando l’avvento della pandemia ha bloccato tutti le iniziative per l’ingresso in Italia. Che si costituì ufficialmente prima a Monte Sant’Angelo qualche anno dopo il disastro della centrale nucleare, per poi trasferirsi in via definitiva con la sua sede a Foggia, in Via Ricciardi.
I soggiorni della durata variabile da uno a tre mesi, hanno lo scopo offrire ai piccoli ospiti l’opportunità di beneficiare di un sensibile calo dei livelli di radioattività interna all’organismo, con minori rischi di essere colpiti da tumori, leucemie ed altre gravi patologie. Una ricerca dell’ENEA ha riferito che dopo un soggiorno di almeno 30 giorni in Italia questi bambini perdono dal 30 ad oltre il 50% del cesio 137 assorbito (il radionuclide maggiormente presente nei loro organismi). Tecnicamente i periodi da trascorrere in Italia vengono definiti “soggiorni terapeutici di risanamento” durante i quali l’ambiente salubre, l’alimentazione più ricca e variata, l’esposizione al sole sono tutti fattori che garantiscono l’efficacia dell’iniziativa.
“E’ stato dimostrato che la cura migliore per questi bambini vittima delle esposizioni è lo iodio, e pertanto si cerca in modo particolare di ospitarli durante l’estate per portarli al mare, a questo scopo sono nate molte associazioni in Italia, tra cui anche la nostra - spiega a l’Attacco Giacinto Barone, presidente dell’organismo foggiano da una decina d’anni -. Siamo accreditati presso il Ministero che si occupa dell’accoglienza dei minori non accompagnati e prendiamo in carico tutte le procedure necessarie all’ingresso dei bambini dall’est Europa. Si predispone tutta la documentazione che riguarda le famiglie che intendono offrire ospitalità e si sottopone al vaglio della Questura per i controlli di rito. Una volta ottenuta l’autorizzazione, si inviano gli elenchi delle famiglie e quelli dei bambini che devono entrare in Italia al Ministero. I nomi dei bambini vengono forniti da una Fondazione di riferimento che si trova a Kiev, la maggior parte provengono dagli istituti, molti sono giunti in passato a Foggia proprio da quello situato nella città di Bucia che è andato distrutto dai bombardamenti pochi giorni fa”.
I costi dell’accoglienza sono sostenuti per intero dai nuclei familiari, dal biglietto aereo al trasferimento con i pullman, al mantenimento dei traduttori che forniscono assistenza per la lingua e per ogni necessità specifica di cui gli ospiti hanno bisogno. “All’inizio i bambini giungevano all’aeroporto di Roma, poi per un periodo siamo riusciti a farli atterrare allo scalo di Pescara, negli ultimi sette, otto anni il loro arrivo in Italia avveniva a Napoli” riferisce Barone. I periodi canonici erano quelli dei mesi di luglio ed agosto e tra il 20 dicembre ed il 20 gennaio di tutti gli anni.
Lo stesso Barone ha nel tempo avuto la possibilità di aprire le porte di casa a tre bambini che ha seguito poi come solitamente accade fino al compimento del 18esimo anno di età, quando il programma di accoglienza non è più attuabile: “Quando arrivavano erano naturalmente spaesati, non conoscevano una parola d’italiano. Al tempo le mie due figlie avevano pressappoco la loro stessa età e tra loro riuscivano a comunicare con un linguaggio comune, anche se parlano lingue diverse i ragazzi sanno capirsi molto meglio di noi adulti. Sono comunque delle spugne ed imparano in fretta, catapultati in una realtà del tutto diversa l’apprendimento diventa una questione di sopravvivenza, soprattutto per saper chiedere quando hanno bisogno di qualcosa. Un grande supporto ci veniva fornito dagli accompagnatori-traduttori forniti dalla Fondazione ucraina come prevede il progetto, naturalmente ci occupavamo noi della loro sistemazione, in passato alcuni hanno alloggiato presso alcune stanze dell’Istituto Scillitani, per altri in molte occasioni sono stati presi in affitto piccoli appartamenti per il periodo relativo al soggiorno dei minori, ma molti sono stati anche ospitati in casa”.
Il tempo trascorso insieme, la condivisione scelta con le ragioni del cuore e con il desiderio di procurare un destino migliore agli sfortunati bambini venuti dall’Est il più delle volte tutti senza famiglia finisce inevitabilmente per creare forti legami affettivi che si sono dimostrati capaci di durare nel tempo. In più di un’occasione le famiglie foggiane hanno ampliato il loro raggio di azione, venendo incontro ai bisogni dei minori e continuando a provvedere alle loro necessità materiali anche a distanza e ben oltre la scadenza del progetto di risanamento.
“Quando vanno via il distacco è una vera tragedia per loro e per noi, però poi si entra in un meccanismo mentale per il quale sembra di avere un figlio all’università che torna a casa a Natale e in estate - spiega il presidente -. Arrivano qui privi di tutto, non portano nulla se non sè stessi, e poi ripartono con i valigioni pieni di roba di tutti i tipi. E comunque rimaniamo in contatto telefonico grazie a degli accordi con gli istituti nei quali vivono, inoltre nel corso dell’anno ci sono dei corrieri che riescono a far arrivare i nostri pacchi, quanti di noi possono farlo non smettono di mandare un sostegno anche economico”. In questi giorni è scattata anche un’organizzazione gestita dalla Caritas per l’accoglienza delle famiglie in fuga dalla guerra e molti cittadini foggiani che già hanno fatto l’esperienza con i bambini di Chernobyl si stanno attivando per fare la loro parte anche in questa tragedia: “Dei circa cento ucraini che sono giunti a Foggia una parte consistente ha trovato ospitalità presso le famiglie delle numerosissime badanti che vivono e lavorano qui da noi che si sono date da fare per trovare una casa per questi fratelli profughi”.
Nell’esperienza di Giacinto Barone sono sempre le famiglie “normali” o anche più umili a darsi più da fare in opere di vera e sentita solidarietà, come se sopportare sacrifici e patire privazioni renda più facile e naturale andare in soccorso dei bisogni dell’altro: “Le famiglie che più si sono prodigate negli anni ed hanno mostrato molta disponibilità non sono benestanti, ci sono state signore che pur lavorando a servizio per 5 euro all’ora hanno messo da parte i soldi per fare arrivare questi ragazzi in Italia, riuscendo a comprare il biglietto aereo di andata e ritorno a 400 euro, sostenendo le spese per l’interprete, per i trasferimenti in pullman, per procurare tutto l’occorrente per vivere ai piccoli ospiti. Pochi i ricchi che si sono avvicinati alla nostra associazione. Come si dice a Foggia, il sazio non crede al digiuno...”.
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