San Severo non accoglie le famiglie ucraine, Apricena invece apre le sue porte a donne e bambini

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Come un’odissea. Quante volte abbiamo sentito o proferito questa frase, per raccontare un lungo seguito di peripezie o disgrazie che hanno segnato una vita già travagliata?

Omero raccontò nel suo poema epico le mirabolanti avventure di Ulisse, nel suo ritorno alla madre patria Itaca. Samuel Beckett, drammaturgo di spicco del Teatro dell’assurdo e padre del capolavoro Aspettando Godot, raccontò nelle sue opere eventi privati di logica apparente, legati fra loro da una labile ed effimera traccia, apparentemente senza alcun significato.

Questo prologo è necessario per introdurre il lettore nella storia che l’Attacco ha deciso di raccontare per far capire come, anche nella solidarietà, spesso si celano sconcezza e mancanza di gentilezza. Quest’ultima parola tanto professata quanto abusata, a tal punto da perdere il delicato significato di cortesia o amabilità.

“Da 22 anni abbiamo questa associazione con sede in Avezzano che si è sempre occupata di ospitare in Italia i bambini bielorussi con il progetto “Chernobyl”. Non potendo più farlo a causa del conflitto, abbiamo pensato di fare qualcosa per i bambini dell’Ucraina”, racconta a l’Attacco Loredana Caiozzi, volontaria dell’associazione “Il sogno dei bambini” Onlus. Il 7 marzo, assieme ad altri volontari, è partita con un bus da San Severo per Vyšné Nemecké, in Slovacchia, con il fine di prelevare oltre 90 cittadini ucraini, in special modo bambini provenienti da Kiev.

“Prima di partire abbiamo organizzato una raccolta fondi a San Severo e nelle città limitrofe, come: Foggia, Lucera e Cerignola. C’è stata una grande partecipazione da parte delle famiglie - racconta Loredana, che continua - abbiamo trovato lì una situazione tragica, la gente fuggita dalla guerra cerca in tutti modi di essere aiutata e di partire. Avevamo una lista di persone che ci sono state segnalate da un contatto ucraino. Siamo andati alla frontiera per sbrigare le pratiche di rito e prendere a bordo dei nostri bus le persone indicate. Ci tengo a sottolineare che tutti i minori erano accompagnati da un genitore. In questo caso dalla mamma, visto che i papà sono rimasti in patria a combattere”.

Uno dei due autobus partiti dalla Slovacchia era destinato a San Severo. L’altro, in Abruzzo. Ed ecco che la storia prende una piega strana. “Dovevamo arrivare a San Severo, durante il viaggio abbiamo chiamato più volte l’assessora Venditti, ma non abbiamo avuto risposta: è successo qualcosa che non riusciamo ancor oggi a spiegarci. Premetto che abbiamo comunicato al Comune di San Severo, per tempo e attraverso comunicazioni ufficiali, la nostra intenzione di andare a prendere le famiglie ucraine per portarle in città”.

Loredana spiega che se l’associazione avesse atteso tutte le risposte che la burocrazia richiede, probabilmente sarebbero rientrati con il bus vuoto. “Ogni minuto perso muore qualcuno. Sfido chiunque a perdere tempo. Abbiamo incontrato associazioni che sono ripartite con i bus vuoti perché la gente in lista non è riuscita a raggiungere il confine. Forse è morta - dice con struggimento Loredana, che rivela con dispiacere - abbiamo perso un’intera casa famiglia di 10 persone, non sono riusciti ad arrivare in tempo. Non so che fine abbiamo fatto. Si sono persi per strada”.

Ad un certo punto del viaggio, l’assurdo ha preso il sopravvento. L’Amministrazione Comunale di San Severo diviene latitante. Una bella storia di solidarietà si trasforma in una farsa trascendentale di pirandelliana memoria. Cosa fare, dunque? “Sono stata contatta più di una volta dalla Prefettura di Foggia, da parte di un funzionario. Le telefonate all’inizio non sono state piacevoli, sembravano quasi degli interrogatori. Il sindaco di San Severo (Francesco Miglio, ndr), quando si è reso conto che non aveva fatto quello che doveva, ovvero la messa a disposizione dei locali alla Prefettura per accogliere le famiglie, ha cercato di buttarla sul fatto che siamo stati noi a non organizzarci al meglio”, racconta Margherita Saracino, presidentessa dell’associazione “Il sogno dei bambini Onlus.

La responsabile sottolinea che molti sindaci del foggiano, contattati dai cittadini e sensibilizzati alla causa, avevano dato una disponibilità tra virgolette, perché probabilmente non conoscevano la procedura, cioè: contattare la Prefettura e di mettere a disposizione le unità alloggiative. “Hanno dato un sì un po’ leggero ma dato per buona fede, sicuramente. Una volta giunti al dunque, ho fatto pressione alla amministrazioni che avevano dato disponibilità, perché sapevo che andava seguita una certa procedura. Sono iniziati i primi problemi - dice la presidentessa, che continua - al funzionario della Prefettura avevo detto che c’erano già molte famiglie sanseveresi e non pronti ad accogliere nelle loro case i profughi. In Abruzzo abbiamo una struttura autorizzata ad accogliere più di 100 persone. Ho comunicato alla Prefettura di Foggia che non avevo problemi. Avevamo già allertato la Questura de l’Aquila. Questo l’ho comunicato anche alla Prefettura di Foggia”.

La proposta di Margherita Saracino viene presa in considerazione. “Ai sindaci abbiamo detto che avremmo portato le famiglie ucraine solo con autorizzazione della Prefettura. Se abbiamo insistito nel portarli in Puglia è per dare merito alle tante famiglie che hanno dato un grandissimo contributo. Ci sembrava giusto premiare il loro buon cuore - racconta Margherita Saracino, che continua - abbiamo avuto l’ok da parte del sindaco di Apricena (Antonio Potenza, ndr). Abbiamo perciò deciso di andare in Puglia. Dalla Prefettura mi hanno richiamato: erano molto dispiaciuti per questa scelta”.

Trenta ore di viaggio. Gente fuggita dalla propria casa, che ha lasciato la sua terra per mettere in salvo i figli. Una tragedia umanitaria e storica che non capitava in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Nonostante tutto questo, la pochezza di qualcuno, probabilmente le invidie o i cattivi consigli hanno avuto la meglio.

“Prima di Apricena dovevamo andare a Motta Montecorvino, dove un B&B aveva dato la sua disponibilità. Anche lì, qualcosa è andato storto. Era tutto pronto, ma per l’ennesima volta è arrivato il diniego da parte del sindaco - racconta Margherita Saracino, che aggiunge - il sindaco Potenza si è preso tutta la responsabilità, le associazioni locali in poche ore hanno messo in piedi un’accoglienza fantastica. Tutto ciò ha dato fastidio a qualcuno nell’Amministrazione di San Severo. Hanno fatto davvero una brutta figura”. Conclude: “Poteva essere una buona occasione per la città per far vedere la sua faccia buona”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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