Intervista a Crisetti dopo le parole del pusher: "La mia idea di politica? Una comunità aperta e una amministrazione più libera"

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E’ stato un vero e proprio terremoto, quello che a San Giovanni Rotondo si è verificato dopo l’intervista pubblicata da l’Attacco che ha sollevato un problema, quello del consumo di cocaina, a quanto pare noto in città. A scatenare la pioggia di polemiche, l’aver affrescato un quadro - quello della città - che parla di San Pio. Cosa c’entra San Pio con la droga? Questo l’interrogativo più frequente, che ha poi generato commenti ingenerosi nei confronti di un lavoro di ricerca e dello sforzo di provare a capire perché accadono alcune cose e in che modo dobbiamo leggerle. Se fosse avvenuto un maxi sequestro di droga o se ci fossero stati degli arresti, sarebbe stata la cronaca. Il fatto.

Le parole del pusher invece raccontano il fenomeno, l’abitudine. E il tentativo è quello di capirne le cause e di provare a sollevare la questione, ad aprire un dibattito, che non sia sia solo foriero di insulti. Quando si parla di San Giovanni Rotondo e si cerca di capire la comunità, i processi economici e lo sviluppo, è impossibile non parlare del Santo. Come dell’Ospedale o del Comune. E come della banca.

Dice bene il primo cittadino, Michele Crisetti, sono realtà non solo aggreganti, ma che hanno geneticamente cambiato le caratteristiche dei cittadini. E’ questa la risposta - e la dà il Sindaco – alla domanda su cosa c’entrano le quattro c quando si racconta di un consumo di droga diffuso, della compiacenza di alcuni bar che sono diventati luogo di spaccio e di consumo, di un diffuso benessere che l’ospedale contribuisce a tenere in piedi. E di un Istituto di credito, che più della politica, sembra essere al momento capace di incidere sul futuro, di tracciare linee di sviluppo.

Nelle interviste istituzionali di oggi e dei prossimi giorni si legge la netta voglia di superare l’idea di una comunità che basta a sé stessa. Per tante ragioni. Quelle economiche, quelle politiche e quelle culturali. A partire dal Sindaco, che comprende e ammette la difficoltà della politica a dare risposte più generali, che vadano oltre l’interesse di pochi.

Sindaco, qui a San Giovanni Rotondo, alla classe politica viene attribuita la responsabilità di una stortura del sistema, di non aver accompagnato il cambiamento.

Sì, mi trova d’accordo. Questo aspetto c’è.

C’è stata discontinuità. Poca capacità di fare sistema con altre realtà. Amministrazioni distratte e piegate su stesse.

Assolutamente sì. Questa città anche più delle altre, per le caratteristiche proprie ha subito gli effetti della crisi economica, la crisi della pandemia e ora c’è la crisi ultima della guerra. Ma per una città che vive di turismo e che vive di programmazione del turismo e dell’accoglienza, e che fa del polo turistico e di quello sanitario la forza vera non solo dal punto di vista economico, ma proprio di tenuta del tessuto sociale, tenere insieme tutto e fare sistema con chi è vicino, è una cosa fondamentale, che troppo spesso sottovalutiamo. O trascuriamo.

Ha citato il Convento e l’Ospedale. Sono i due simboli.

Sono due luoghi aggreganti e con un alto valore sia umano, sia, per chi crede, spirituale. Io dico sempre che questa città ha avuto due fondazioni, e la seconda è quella della venuta di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, che ha cambiato anche geneticamente la nostra società.

Oggi la crisi economica e la pandemia hanno impattato in maniere devastante, più di quello che noi ci aspettavamo, più di quello che noi auspicavamo e che in qualche modo ritenevamo avvenisse in modo naturale. E in realtà non è stato così.

Grandi aspettative, disattese. Quelle sui numeri delle presenze.

Aspettative che non si sono concretizzate, per due motivi. Per cause esterne, movimenti planetari, direi, e dall’altro, è vero, come diceva lei, per una mancata programmazione delle attività. Un mancato ragionamento sul futuro della città che è dovuto in particolar modo all’instabilità politica di questa città.

Come mai a San Giovanni Rotondo si fa così fatica a governare?

E’ una domanda che mi pongo, che mi sono fatto spesso pure io. E io posso immaginare una risposta che non sarà certo esauriente, che sarà anche di parte. Ma provo a darla. Io credo che gli interessi che ci sono, gli interessi legittimi, quelli veri, su questa città hanno una pressione maggiore. Per cui, la realizzazione di determinati percorsi amministrativi e programmatici subisce molto l’influenza di chi su questo territorio opera e quindi ha delle grandi aspettative. E quindi ha delle aspettative anche dalla classe politica.

E non sempre la classe politica riesce a dare tutte queste risposte, perché si fa interprete di interessi particolari, e non di interessi più generali. Questa mancata organizzazione e il fatto di poter rispondere solo a una parte degli interessi di una città, secondo me ha impedito l’armonizzazione degli stessi interessi. C’è bisogno di una visione molto più generale. Di una programmazione. Non possiamo pensare di avere lo stesso piano del traffico di quarant’anni fa. Oggi il pellegrino non cerca solo Padre Pio, ma cerca anche una città che lo accolga in maniera efficiente. Su questo abbiamo peccato. La fragilità delle amministrazioni che si succedono a ridosso di due anni e mezzo, salvo poche eccezioni, certo non favorisce una risposta adeguata. E quindi è un interrogativo che tutta la classe politica deve porsi.

C’è un grande fermento al momento anche fra i suoi.

Sì. E’ durato anche qualche mese e spero di aver trovato una soluzione, una nuova giunta, che sulla necessità di avere una continuità amministrativa ha fatto il suo punto di forza che spero e credo possa portare a termine. Abbiamo messo in campo una serie di interventi che forse non vedrò io, ma che spero di poter consegnare alla città in vista di un obbiettivo che è il Giubileo 2025.

Un’altra grande speranza?

Sì, ma a questo appuntamento dobbiamo farci trovare preparati con un piano di marketing territoriale generale, tenendo conto delle caratteristiche di questa città, di una serie di servizi essenziali che sono divenuti indispensabili, come il piano dei parcheggi, la mobilità sostenibile, l’accoglienza e soprattutto una serie di informazioni per il pellegrino e per il turista. Anche perché io credo che qui si può venire per Padre Pio, per usufruire dei servizi dell’Ospedale, ma anche perché abbiamo delle caratteristiche importanti. La montagna più alta del Gargano, l’aeroporto militare più grande d’Italia, secondo in Europa, l’ospedale più efficiente del Sud, il Santo più amato del ventesimo secolo… ecco queste cose le dobbiamo introitare nell’azione politica e farne un vanto. Ecco questo non accade ancora.

Si ha l’impressione che l’implosione della politica, che punta a interessi personali più a breve termine sia lo specchio anche della città. Che la città non si guardi intorno, ma pensi di bastare a se stessa.

Dobbiamo riflettere. Non siamo un’isola felice. Siamo una città che ha meno problemi dal punto di vista occupazionale, lavorativo, perché abbiamo dei naturali punti di riferimenti, come ospedale e convento…

Siamo stabilmente fermi come numero di abitanti che è un’eccezione rispetto a ciò che accade in altri centri del Gargano. Questo significa che la gente parte, molti giovani si realizzano fuori, ma tanti, molti altri, arrivano. E la compensazione ci porta a stare sugli stessi numeri. Dobbiamo fare sistema con i paesi limitrofi, mettendo in atto progetti che ci vedono lavorare in sinergia. Servono adesso atti amministrativi, oltre ai dialoghi. L’occasione principale credo sia il Giubileo. Sono quasi fissato. Immaginate i pellegrini che vengono qui. San Pio. San Matteo. San Michele. Grotta di san Michele a Cagnano.

Tanti luoghi di spiritualità che possono cogliere l’occasione per infra strutturarsi e in cui creare servizi in un territorio ampio. Dobbiamo ragionare almeno in termini di Gargano. Su questo incide molto la continuità amministrativa. Dobbiamo fare la comunità. Serve una maggiore collaborazione. Adesso abbiamo pubblicato il bando per il marketing territoriale. Ho dato un obiettivo a questa gara. Marketing che esca dai  confini di San Giovanni, che sia più ampio, che tenga insieme più cose.

Il Giubileo potrebbe dare respiro anche ai proprietari delle numerose strutture rimaste vuote.

Nel 2000 sono state autorizzate molte strutture ricettive in base a una Legge Regionale approfittando del Giubileo del 2000. In quell’occasione c’era la corsa all’ospitalità, molti si sono improvvisati, pur ben riuscendo, ma con un’offerta più ampia della domanda. E questo negli ultimi anni è andato diminuendo ancora. Ora dobbiamo approfittare del 2025 per razionalizzare il tutto. Anche perché nel 2015 scadono i vincoli di destinazione di quegli immobili. Ora è necessario un nuovo piano per ripensare a quelle destinazioni.

Sarà fatto?

Sì, è un obiettivo fallito per troppe volte. Io credo che sia necessario aggiornarlo e pensare a una prospettiva di servizi, più che di volumi.

Non case?

I limiti li abbiamo già più che abbondantemente superati. Penso invece a servizi, perché così andranno a beneficio di molti. E in questo razionalizziamo il tutto nella speranza che sia la volta buona.

San Giovanni Rotondo, sempre in controtendenza con il territorio circostante esprime una nuova generazione di giovani che sta rispondendo molto bene alle esigenze dei nuovi tempi, producendo strumenti innovativi e innestando processi virtuosi. Potrebbe essere una ripartenza anche questa volta? Scommettere sui giovani.

Io vedo in questo il motore principale non tanto per gli effetti immediati, quanto per l’investimento che possiamo fare, perché questi sono giovani che hanno scommesso e hanno resistito. Sono stati tenaci, anche di fronte alle avversità obiettive e a una visione politica un po’ miope nei loro confronti. Noi abbiamo affidato alle associazioni la gestione della biblioteca. L’hanno trasformata con una serie di iniziative per la città, Hanno dato vitalità insomma, penso al coworking, uno dei più piccoli. Erano i tempi di Bollenti Spiriti, con Minervini. Io ero Assessore ai Servizi Sociali e ricordo che quell’intervento non si poteva fare per i Comuni al di sotto dei trentamila abitanti. Allora ne parlai con lui e pensai di fare con l’ambito territoriale che gestisce i piani sociali di zona. E l’intervento ha riguardato i quattro Comuni, abbiamo superato la soglia dei 30mila e a noi è stato destinato questo laboratorio, che funziona alla grande. Fanno il micro festival dell’innovazione sociale, la scuola di musica.

Anche quello è marketing territoriale?

Assolutamente sì. E’ il marketing migliore, vincente, che funziona. La politica a volte è distratta e troppo presa da questioni interne e la vita corre per altri canali. Noi dobbiamo saper cogliere queste opportunità. Io credo che su quello si debba continuare a investire. Sto programmando con loro anche le attività che faremo questa estate. Dobbiamo lasciare libertà di fare a questi giovani, che ormai sono quarantenni e hanno scelto di restare qua.

Che futuro immagina per San Giovanni Rotondo?

Innovazione, capacità di stare al passo con i tempi. Vorrei uscire da vecchi schemi di rappresentanti politi che sono autoreferenziali. Lasciamo libere le energie delle città, rinunciando a prerogative che spesso la classe politica non riesce a interpretare perché fa ragionamenti a tenuta stagna. Perché insieme può darsi che si può riuscire.  

                                                                                 (prima puntata)

 

 

 

 

 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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