Ennesimo capitolo dello scontro tra il Comune e gli agricoltori di Stornara sulla foresteria destinata ad alloggiare i 93 migranti del campo rom in via Napoli, prossimo allo smantellamento definitivo. Il sito che ospiterà per 18 mesi la foresteria è stato individuato in contrada Visciolo, facente parte dell’agro cittadino e che dista 4 km dal centro abitato.
Come già scritto da l’Attacco, in data 13 marzo la ditta proprietaria del sito, la Jessyflor S. r. l., ha sottoscritto un contratto di locazione col Comune per l’allestimento del campo rom provvisorio. Il 24 marzo, la ditta ha deciso di recedere dall’accordo, il che ha spinto il successivo 28 marzo il Sindaco Roberto Nigro a emanare un’ordinanza di requisizione d’urgenza del fondo. Da qui è cominciato un lungo braccio di ferro tra amministrazione comunale e agricoltori, contrari alla presenza del campo rom in quell’area.
Nelle scorse ore, un nuovo colpo di scena. Come racconta a l’Attacco Nicola Famiglietti, rappresentante legale dei circa 50 proprietari di immobili situati in contrada Visciolo, “in data 31 marzo, alcuni miei clienti che hanno il titolo abilitativo a far effettuare analisi dei terreni, hanno prelevato un campione di terreno degli appezzamenti confinanti al fondo destinato alla foresteria facendoli analizzare dai Laboratori Arace di San Severo. A quanto si è evinto dai risultati, vi è una rilevante presenza di piombo e di idrocarburi che va ben oltre i limiti consentiti dalla legge. Questa mattina (ieri mattina per chi legge, n. d. r.) è stato richiesto l’intervento del Nucleo Forestale dell’Arma dei Carabinieri e di avvisare il Pubblico Ministero di turno perché vengano eseguiti i rilievi e le analisi del caso sul fondo che ospiterà la foresteria. L’ispezione visiva effettuata intorno alle ore 11 ha constatato la presenza di catrame, di scarti edilizi, di metalli e di altro materiale sversato sul quel terreno. Non sappiamo da dove provengano tutti questi detriti, tanto più che non c’è nemmeno un cartello che indichi il nome del direttore dei lavori e del responsabile della sicurezza. Più che davanti a un fondo, ci troviamo davanti a una discarica abusiva dove, su autorizzazione del Comune stesso, è stato depositato materiale inquinante. Il sito è stato requisito con ordinanza sindacale, e dunque si deve prendere atto che la responsabilità oggettiva di questo sversamento è del sindaco. Sversamento, vogliamo sottolineare, avvenuto in seguito a quell’ordinanza”.
Lo scontro frontale tra Comune e coltivatori prosegue da un mese e, stando così la situazione, pare destinato a durare a lungo. “Abbiamo impugnato l’ordinanza sindacale di requisizione forzata davanti al TAR affinché si possa giudicare se esistano i requisiti di necessità e d’urgenza per occupare proprio quel terreno e non altri – spiega l’avvocato Famiglietti - Essendo però quell’ordinanza immediatamente esecutiva, essa ha dato luogo all’inizio dei lavori il 30 marzo. Nel frattempo, avevo scritto una lettera al Sindaco Nigro, proponendogli di attendere la decisione del TAR sulla sospensiva fissata per il 19 aprile allo scopo di evitare uno spreco di soldi pubblici. Riassumendo il senso di quella missiva, gli dico di aspettare la pronuncia: se avrà ragione potrà proseguire, ma se avrà torto avremo avuto modo di risparmiare una ingente somma di denaro pubblico. Il sindaco ha fatto però orecchi da mercante e ha deciso di continuare per la sua strada senza darci ascolto. Data la situazione emersa in seguito ai risultati delle analisi effettuate e all’ispezione del Corpo Forestale, presenteremo un esposto alla Procura della Repubblica che sarà inserito nel fascicolo del TAR”.
“Dal punto di vista agricolo si tratta di una zona d’eccellenza, con coltivazioni biologiche – prosegue il legale - Occorre ricordare che un coltivatore, per conseguire una certificazione in tal senso e le conseguenze agevolazioni economiche, è tenuto a rispettare determinati parametri che non sarà possibile osservare in presenza di agenti inquinanti. Tutto questo rischia seriamente di avere ricadute economiche pesantissime su produttori. Di conseguenza, il sito individuato dal Comune deve essere bonificato quanto prima”.
Marco Di Meo, portavoce del Comitato degli agricoltori, non usa mezzi termini: “Lo Stato inquina – dice in tono perentorio a l’Attacco - Il Comune, entrato in possesso di quell’appezzamento attraverso una pratica d’esproprio, non è stato capace di visionare i lavori, vista la presenza di quegli agenti inquinanti di cui riteniamo oggettivamente responsabile l’amministrazione comunale. Non solo si va a danneggiare quelle povere persone che dovranno restare su quel sito per diciotto mesi, ma si causa un grave rischio d’inquinamento delle falde acquifere e dei pozzi artesiani presenti in zona”.
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