San Felice, ma non troppo. Quanti grattacapi al parco nel cuore di Via Candelaro

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Per l’amministrazione Episcopo, il nodo di Parcocittà continua ad essere un nervo scoperto. La causa sarebbe rinvenibile nel presunto conflitto d’interessi dell’assessora alla cultura Alice Amatore, del Partito Democratico, socia - al pari di altri suoi familiari - di una delle associazioni che gestiscono l’anfiteatro foggiano. Una gestione da diverse parti considerata abusiva, dato che, oltre alla morosità per il mancato versamento degli introiti all’ente comunale, la convenzione risulterebbe scaduta ormai da cinque anni. l’Attacco segue tale vicenda dai tempi dell’amministrazione Landella, ma ora che al governo del capoluogo si trova un’amministrazione a guida PD la situazione risulta essere ulteriormente imbarazzante. Latiterebbero, ad oggi, le risposte convincenti dei vertici comunali, tanto da parte della Sindaca Episcopo che dall’assessore De Santis, solitamente rivolte a un futuro imprecisato.

Chi, da anni, avrebbe messo nero su bianco la segnalazione di tale illegittimità sarebbe il dirigente finanziario Carlo Dicesare, che il 28 aprile 2023, quando ancora era presente la commissione straordinaria a reggere l’ente, avrebbe sollecitato con la massima determinazione l’attivazione della procedura per il nuovo affidamento del bene pubblico. Avrebbe scritto, infatti, a tale proposito, una nota perentoria proprio alla commissione straordinaria, alla segreteria generale, al dirigente del servizio cultura e sport Marchitelli e ai revisori dei conti. Oggi, però, ci sarebbe anche chi si domanda se al nuovo bando possa partecipare anche il concessionario, vista la situazione di morosità. Il conflitto di interessi tra Amatore e Parcocittà, inoltre, avrebbe messo in una situazione d’imbarazzo gli alleati del Movimento 5 Stelle, che avrebbero ammesso dietro le quinte come la situazione sia indifendibile e come vada affrontata senza perdere altro tempo, dando ulteriore adito alle polemiche. Dopo l’ultimo articolo de l’Attacco, sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere di minoranza Nunzio Angiola. “Mi domando, visto che ci sono conflitti di interesse che riguardano l’assessora alla cultura Alice Amatore rispetto alle strutture di Parcocittà, perché in 8 mesi, dal 14 dicembre, data di formazione della giunta, non si è ancora posto rimedio a questa anomalia, che ci toglie la serenità, e che diventa un ritornello che torna a martellarci in tutte le discussioni sulle strutture comunali concesse in convenzione a privati”, dice.

“Quanto ancora dobbiamo attendere, visto che la convenzione di Parcocittà è scaduta da più di 4 anni e che dal 2021 è stato predisposto un bando che giace nei cassetti?”, chiede. “Perché dobbiamo attendere di completare la mappatura degli spazi da riconvenzionare, ignorando il fatto che, se ci sono evidenti urgenze, da tali urgenze occorre iniziare, senza alcuna esitazione?”, aggiunge. “Ogni altro ritardo nel sistemare questa grave anomalia rende complice la Sindaca, la giunta e l’intera maggioranza”, afferma. “Noi di Cambia prendiamo categoricamente le distanze”, conclude Angiola. Parco San Felice rappresenta le gioie e i dolori del Comune di Foggia. Le problematiche che ne sono il fulcro non sono solo quelle di Parcocittà, ma riguardano anche la concessione e il progetto che la società ASD Rovelli portava avanti, nonché la recinzione all’epoca montata dalla società. Molti ricorderanno il clamore suscitato dalla Società Civile che si era mobilitata per forzare il Comune di Foggia a revocare il provvedimento di concessione legalmente espresso a favore della ASD Rovelli creando notevoli disguidi a un giovane imprenditore foggiano, legale rappresentante della società, Alessio Russo. Ripercorrendo la questione, la ASD Rovelli riceveva in concessione il campo di calcetto comunale al Parco San Felice. “Tale progetto ha suscitato un notevole fastidio alla Società Civile, non se ne comprende il motivo, ci si auspica non per favor politico, che all’epoca parlò addirittura di abuso edilizio o violazioni in materia ambientale e di legge”, spiega la legale Emma Cavallo.

“A seguito del clamore suscitato e delle pressioni politiche e mediatiche, alla ASD Rovelli fu arbitrariamente revocata in autotutela la concessione per la quale ad oggi pende ancora ricorso al Tar”, racconta. “Difatti, la società inoltrava ricorso al Tar ad oras pendente e per il quale si attende, da parte dello stesso, fissazione di udienza viste anche le numerose sollecitazioni e le richieste di interlocuzione inviate”, evidenzia. “Ciononostante, il Comune, spinto da qualsivoglia pressione, avanzava richiesta di rimozione della suddetta recinzione”, rimarca. “All’epoca numerose e notevoli furono le richieste di interlocuzione con il Comune di Foggia per poter dirimere la questione, ma tutte le interrogazioni inviate a mezzo pec restavano inevase”, fa sapere. “A seguito del non adempimento alla richiesta di rimozione, sul sollecito del Comune di Foggia, Russo subiva un procedimento penale per il capo di imputazione del reato di cui all’articolo 650 del codice penale”, ricorda. “Dal dibattimento del procedimento penale, e secondo quanto comunicato anche dopo il sopralluogo della polizia municipale, è emersa la totale regolarità della recinzione preposta come da progetto”, comunica. “L’8 luglio 2024, Russo veniva assolto dal reato contestato perché il fatto non sussiste”, fa notare.

“Non si comprende come la Società Civile si sia inalberata per un affidamento ottenuto regolarmente e una recinzione posta lecitamente così come il diritto ci sta facendo verificare”, afferma. “Ad oggi, peraltro, non è dato sapere a che titolo il Comune di Foggia conservi indebitamente nelle proprie casse i canoni versati che sarebbero dovuti essere restituiti con l’annullamento”, aggiunge. “Inoltre, il Comune ha eliminato arbitrariamente la recinzione in danno al privato convinto di poterla addebitare a Russo, circostanza che con la mancata condanna dello stesso sarà di impossibile realizzazione”, prosegue. “Piuttosto, lo stesso dovrà rispondere della indebita rimozione e detenzione della recinzione che ha arrecato un notevole danno economico alla società, che, per prevedere la stessa, come da progetto, ha avuto una spesa pari a 15.860 euro, per il quale il Comune è stato messo in mora”, sostiene. “Ad oggi ancora non ci si preoccupa di tutto quanto indebitamente trattenuto”, riflette. 

“Il Comune continua a rimanere inerte di fronte alle comunicazioni e al ricorso pendente al Tar, non preoccupandosi delle pendenze economiche e della mancata risoluzione bonaria della controversia che rischiano di incidere sulle tasche dei cittadini”, conclude. “In attesa anche della decisione del Tar, i commissari prima e l’assetto politico odierno del Comune adesso continuano a tergiversare, lasciando i problemi a chi verrà dopo, probabilmente, ed evitando di risponderne in prima persona”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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