Ancora non si placano polemiche e reazioni dopo il plateale caso di aggressione a personale medico che la scorsa settimana ha coinvolto medici e infermieri del Policlinico Riuniti di Foggia. La vicenda è ormai nota: i sanitari dell’ospedale del reparto di Chirurgia toracica si sono dovuti barricare in una stanzetta per difendersi dalla violenza di un’orda di parenti e amici di una giovane 22enne di Cerignola morta nel corso di un intervento chirurgico effettuato d’urgenza per il precipitare delle condizioni di salute della paziente. La ragazza infatti era rimasta gravemente ferita in un incidente stradale e da giugno era ricoverata a Foggia, dapprima in rianimazione e poi in riabilitazione, in attesa di sottoporsi a una operazione programmata alla quale però purtroppo non è mai arrivata. Il dolore della famiglia si è presto tramutato in violenza, a fare scalpore e a dare eco mediatica di portata nazionale alla notizia il numero di persone che si è scagliato con il personale sanitario: non meno di 50 persone (addirittura un centinaio per alcuni testimoni). Sono fioccate le reazioni da parte di politici, amministratori e sindacalisti che si sono schierati senza se e senza ma al fianco delle vittime dell’aggressione, ricevute anche in Prefettura, pur empatizzando con la famiglia (che pure ha detto la propria in un post sui social) della ragazza per la tragedia vissuta.
Quello stesso giorno è arrivato in città anche il sottosegretario alla sanità Marcello Gemmato: “Si deve aumentare la presenza dello Stato nei reparti, e soprattutto aumentare le pene. Il governo Meloni ha introdotto la procedibilità d’ufficio, che è stata cancellata con la Cartabia, nei confronti di chi aggredisce personale sanitario, sono state aumentate le pene fino a 5 anni, a 10 anni nel caso di gravi aggressioni, e a 16 anni nel caso di gravissime aggressioni, proprio per essere certi del fatto che chi aggredisce i nostri sanitari vada in galera”, aveva detto alla stampa. Fatto sta che a distanza di pochi giorni l’ospedale è nuovamente stato triste teatro dell’ennesima aggressione al personale sanitario, questa volta al Pronto Soccorso.
Tre infermieri del Pronto Soccorso del Policlinico Riuniti di Foggia sono stati presi a calci, pugni e schiaffi da un giovane, un 18enne che si è presentato ieri notte in ospedale in stato d’ansia che, trapela, poteva essere in quel momento sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Ad accompagnare il paziente anche i genitori. Uno degli infermieri avrebbe preso in carico il ragazzo, avvisandolo che avrebbe dovuto effettuare dei prelievi per accertamenti sulle sue condizioni di salute. Nel bel mezzo delle analisi, il ragazzo avrebbe perso la calma, alzatosi dalla sua postazione avrebbe preso a rincorrere nei corridoi il sanitario, una volta raggiunto lo ha percosso fino a farlo cadere a terra, raccontano testimoni a l’Attacco. In altre parole, non sarebbe stata l’esasperazione dell’attesa a mandare in escandescenze il 18enne che poi non ha esitato a scagliarsi anche contro altri due sanitari presenti al momento in reparto, nei pressi della cosiddetta sala rossa. Tempestivamente allertati, i Carabinieri sono giunti sul posto, hanno identificato e fermato il ragazzo che è finito in carcere con le accuse di lesioni personali a personale esercente professione sanitaria e resistenza a pubblico ufficiale.
“Ecco a cosa servono i proclami o i discorsi degli ultimi giorni: a ben poco – il commento di alcuni sanitari del Policlinico a l’Attacco –. Purtroppo va detto che anche in questa circostanza, guarda caso, il servizio di vigilanza interno non ha funzionato, neppure le telecamere di sorveglianza hanno scongiurato il peggio. Il fenomeno cresce di giorno in giorno, la gente arriva qui e pensa di poter fare quello che vuole, si sta instaurando un clima di odio e di emulazione molto pericoloso. Si sta facendo molto poco per spegnere questo incendio che ormai sta divampando. La conseguenza è che i sanitari vogliono scappare e sono molto sconfortati. Parliamo in molti casi di padri di famiglia che non se la sentono più di andare a rischiare le proprie vite. Ma neppure provano a reagire alle aggressioni per non passare dalla parte del torto”.
Sembra che pur avendo la prestanza fisica per contrastare le violenze degli aggressori i sanitari, che restano sempre a favore di videocamera, si rassegnino a farsi colpire se non in grado di sfuggire ai balordi per evitare anche ripercussioni a livello mediatico, tanto avvelenato è al momento il clima. “Ormai i commenti negativi contro gli operatori e inneggianti a chi li picchia sono all’ordine del giorno. Tralasciando il vomitatoio dei social, anche negli uffici amministrativi, chi non ottiene quello che vuole comincia a sbraitare dicendo: ‘fanno bene quelli che vi menano”, raccontano ancora alcuni dipendenti della Asl Foggia a l’Attacco.
Che gli animi siano complessivamente ancora molto agitati lo dimostra il fatto che al Policlinico il reparto di Chirurgia toracica, quello in cui si è consumata la violenza dopo la morte della giovane cerignolana, sia al momento presidiato e sotto vigilanza. Trapela che ci sia il fondato timore che ci possano essere altri episodi simili. Stesso discorso per l’obitorio dove riposa il corpo della giovane, attorno al quale parenti e amici ancora stazionano. Anche qui la Polizia si occupa di sorvegliare l’area per evitare altri disordini. Una domanda però serpeggia in ospedale e fuori dopo l’episodio della notte scorsa: perché il giovane è stato arrestato e non già alcuno dei 50? “Non eravamo 50 altrimenti quella porta non ci sarebbe stata più – ha detto ieri la sorella della ragazza intervistata da una troupe di Mattino 5 -. Eravamo una ventina, quasi tutte donne con bambini. Andavamo a trovare mia sorella tutti i giorni in riabilitazione […]. Se avessimo esagerato la polizia ci avrebbe arrestati […]. Noi parenti, pur sbagliando, abbiamo perso lucidità ma in questi mesi ne abbiamo vissute di cotte e di crude. Rianimazione e fisioterapista hanno trattata mia sorella come una figlia, poi non so il 4 settembre cosa sia successo”.
Intanto dalla Prefettura e dalla Questura gli ordini sarebbero di tenere d’occhio, specie nelle ore notturne, il Pronto Soccorso e in generale l’area del Policlinico e che le pattuglie a turno perlustrino la zona. “Ma un po’ per spirito di emulazione, un po’ perché a Foggia può succedere di tutto e tutti si sentono in diritto di aggredire, i risultati sono quelli che anche oggi sono sotto gli occhi di tutti. Niente ferma questa violenza, che ormai è all’ordine del giorno, gli ultimi episodi hanno fatto più notizia di tutti quelli che li hanno preceduti e che sono passati in buona sostanza sotto silenzio. E allora, i sanitari valutano che forse è meglio mettersi in malattia o andarsene. Nel frattempo il silenzio dell’Azienda fa pensare. Ci si aspetta che si schieri presto dalla parte dei lavoratori, ad esempio annunciando, come già hanno fatto altri, la volontà di volersi costituire parte civile nell’eventuale processo penale”.
Intanto arriva il sì dei medici di famiglia all’ipotesi di un ‘daspo’ dalle cure gratuite per chi aggredisce gli operatori sanitari. Il disegno di legge presentato dal senatore Ignazio Zullo, "potrebbe incidere in modo significativo sul dilagante problema della violenza contro i medici, in particolare per le aggressioni minori, come minacce verbali e atteggiamenti distruttivi sulle cose", commenta il segretario della Fimmg Silvestro Scotti. Il disegno di legge del senatore di Fratelli d'Italia prevede la sospensione della gratuità di accesso alle cure programmate e di elezione per un periodo intercorrente tra il determinarsi dell'aggressione e i successivi tre anni.
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