Carcere Foggia, rischiano il processo 10 agenti di polizia penitenziaria assieme a quattro sanitari

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Sei mesi esatti è stato il tempo trascorso dall’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini a 14 indagati coinvolti nell’inchiesta in vengono ipotizzati una serie di reati commessi nel carcere di Foggia ad agosto dell’anno scorso: tortura, abuso di autorità, concussione, tentata concussione, falso ideologico, omissione di atti di ufficio soppressione di atti, calunnia, favoreggiamento, danneggiamento e omissione di referto. 

Il provvedimento del pubblico ministero Pietro Iannotta potrebbe essere il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio per tutti che comunque si professano per buona parte innocenti, o comunque autori di una parte residuale delle contestazioni contenute nelle accuse avallate dal gip Carlo Protano e che portarono a una vera e propria retata di poliziotti penitenziari, assieme a personale medico e paramedico in servizio alla grande casa circondariale.

Il blitz dei carabinieri associati ai colleghi degli stessi indagati scattò il 18 marzo scorso per un totale di 15 persone, anche se poi la posizione di una di queste è stata successivamente stralciata. In particolare, finirono in manette e successivamente ai domiciliari l’ispettore Giovanni Di Pasqua, 56 anni di Foggia, i sovrintendenti Vincenzo Piccirillo, 53 anni di Stornarella, e Vittorio Vitale, di 54 di Lucera. Del centro federiciano anche tutti gli altri: la vice ispettrice (e dirigente nazionale del sindacato Sinappe) Annalisa Santacroce di 47 anni, l’agente scelto Flenisio Casiere di 38 anni, gli assistenti capo coordinatore Nicola Calabrese di 50 e Massimo Folliero di 52, l’assistente Raffaele Coccia di 38, gli agenti Pasquale D'Errico di 28 e Giuseppe Toziano di 26. Citati nell’ordinanza ma indagati a piede libero sono pure il medico della casa circondariale Antonio Iuso di 71 anni di Foggia, i colleghi Romolo Cela di 72 anni di Foggia, e Francesco Balzano di 69 di Lucera, e la psicologa della struttura, Stefania Lavacca di 47 di Cerignola.

Sei detenuti tornarono in libertà nel giro di meno di un mese, su disposizione del tribunale del Riesame al quale si erano rivolti i difensori, e per gli altri è accaduto nei mesi successivi, mentre ora tutti gli avvocati stanno valutando la prossima strategia nella tempistica di 20 giorni concessa per depositare memorie, chiedere nuove indagini o far fare dichiarazioni ai propri assistiti, anche perché la maggior parte di essi fece volutamente scena muta in occasione dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip.

Il collegio difensivo è composto da Giacomo Grasso, Giuseppe Perrone, Pio Gaudiano, Alfonso Schiavone, Michele Di Gaetano, Angelo Caggiano, Simone Moffa, Diego Petroni, Rudy Cavallone e Antonio Santacroce.

La procura stava indagando da almeno sei mesi su questa vicenda, partita da una lettera ricevuta pochi giorni dopo i fatti denunciati, uscita direttamente da Via delle Casermette, scritta dalla presunta persona offesa ma in una busta strategicamente riportante il nome di un altro detenuto che avrebbe assistito almeno in parte a quanto sarebbe accaduto, così da non destare sospetti nella verifica della corrispondenza. 

Le indagini avrebbero poi fatto emergere gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati, indiziati di aver partecipato con ruoli diversi a un pestaggio compiuto l’11 agosto 2023 nei confronti di due detenuti, di cui uno in condizione di fragilità. Contestualmente all’aggressione, altri due sarebbero stati inoltre arbitrariamente sottoposti a misure di rigore non consentite. Nel corso delle investigazioni sarebbe stata documentata la predisposizione e la sottoscrizione di atti falsi finalizzati a nascondere successivamente le violenze perpetrate e a impedire che venissero emesse a carico delle persone offese le diagnosi delle lesioni riportate. Sarebbero state, inoltre, accertate minacce e promesse di ritorsioni attraverso le quali due indagati avrebbero costretto le vittime a sottoscrivere falsi verbali di dichiarazioni, in cui era riportata una versione dai fatti smentita dagli esiti delle indagini.

Sono diverse le circostanze da chiarire, come la ricerca messa in atto senza esito da parte di un paio di indagati delle immagini nella sala regia della struttura, oppure la sparizione di una pagina del registro sanitario relativa proprio a quei giorni convulsi in cui i detenuti si erano fatti visitare, oppure ancora la discordanza tra i verbali fatti firmare dalle presunte vittime dell’aggressione e quanto raccontato successivamente, oppure ancora le dichiarazioni rese da alcuni indagati quando erano ancora persone informate sui fatti, rispetto a quanto affermato nelle intercettazioni telefoniche a cui sono stati sottoposti, parlando anche con un ex appartenente al Corpo evidente punto di riferimento di molti degli arrestati.

Nella sua richiesta, il pubblico ministero aveva parlato di “diffusissimo clima di omertà, quando non di fattiva collaborazione nell'ostacolare le indagini, con capacità di ottenere la collaborazione di detenuti differenti dalle persone offese, al fine di depistare le indagini e di intimidire le stesse vittime delle violenze”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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