Il Gip del Tribunale di Trani Carmen Corvino, a distanza di due mesi dall’emissione dell’ordinanza cautelare dell’inchiesta ‘Zero Titoli’, ha riconosciuto la buona fede dell’indagata Lucia Catalano rispetto ai rapporti intercorsi con la famiglia Modaffari. Lo afferma il difensore di Catalano, l’avvocato Michele Vaira.
“L’inchiesta riguarda due distinti filoni di indagine, una relativa ai titoli emessi dalle società ‘Unimorfe International’ e ‘Evergood Advisors Campus’, e l’altro relativo all’acquisto dell’Università Wisdom in Albania. Lucia Catalano è stata accusata di associazione per delinquere in concorso, appunto, con il gruppo facente capo all’imprenditrice calabrese e alle sue congiunte”.
“Sulla prima, e più importante, parte dell’inchiesta si è concentrata, in questi due mesi, la difesa della Catalano, che ha offerto numerosi elementi documentali grazie ai quali è stato possibile rileggere, sotto un diverso punto di vista, la importante mole di intercettazioni e captazioni ambientali eseguite dalla Procura di Trani”.
“Con il provvedimento del 12 novembre 2024 il Gip, che già nell’ordinanza cautelare aveva dato atto di una rottura dei rapporti tra i due soggetti (Catalano e Modaffari), attribuisce a questa circostanza la vera causale: ‘La fase della rottura dei rapporti non appare ricollegabile a contrasti sulla spartizione dei profitti ma alla tardiva presa di coscienza da parte della Catalano della circostanza che i titoli venduti non fossero solo facili ma anche ‘falsi’”.
L’avvocato Vaira, difensore dell’indagata Catalano e di tutto il suo gruppo, afferma: “Venuta meno, grazie ad elementi inconfutabili, la consapevolezza dell’illiceità delle condotte della Modaffari, consegue l’estraneità della mia assistita rispetto alle numerosissime ipotesi di truffa ai danni dei corsisti. Questo è il dato che ci conforta maggiormente, perché la mia assistita non reggeva l’idea che centinaia di persone, con le quali ha stretto rapporti anche umani, potessero pensare di essere stati da lei raggirati. Ciò le ha provocato una enorme sofferenza”.
“Finalmente un giudice, dopo anni, ha constatato ciò che ella ha sostenuto fin dal primo momento: la prima (almeno in ordine di tempo) a subire una colossale truffa è stata proprio la mia assistita. Tengo a ribadire, come già fatto in passato, che questa evoluzione procedimentale nulla toglie alla bontà dell’indagine della Procura di Trani, che ha anzi contribuito ad accertare l’estraneità della mia assistita. Ora ci concentreremo ad offrire elementi per smontare anche i restanti capi di accusa”, conclude il legale.
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