Ci sono voluti vent’anni. Vent’anni durante i quali il ricordo di Giusy Potenza è rimasto vivido nell’intera comunità di Manfredonia, una memoria che ora potrà essere trasmessa anche attraverso una targa che è stata posizionata questa mattina, nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, in quello slargo dove c’era una cartolibreria in cui la quindicenne fu vista per l’ultima volta prima del ritrovamento del suo corpo, avvenuto il giorno dopo.
Una tragedia che sconvolse sua madre Grazia Rignanese a tal punto che, nonostante dovesse dare alla luce un bambino, decise di porre fine alla propria vita.
“Quello che è accaduto a Giusy Potenza è stato dovuto alla mancanza di ascolto delle ragazze, che erano un universo sconosciuto – secondo la professoressa Rosa Porcu, responsabile di Casa della Salute e dell'Ambiente e componente del movimento Donna, Vita e Libertà che ha proposto l’apposizione della targa -. Manfredonia, seguendo questa via di luce che viene da noi adulti, aveva bisogno di un segno e questo segno sarà la piazza in cui mamma e figlia saranno unite in questa cerimonia”.
L’avvocata Innocenza Starace ha difeso la famiglia di Giusy Potenza e ancora oggi la rappresenta, per quanto le aule dei tribunali abbiano stabilito che fu Giovanni Potenza, cugino di secondo grado della ragazza, a compiere l’efferato delitto. Le motivazioni risiederebbero in una presunta relazione tra i due, che la ragazza voleva rendere pubblica.
Una verità che non ho mai convinto la famiglia della quindicenne ma che, ad avviso di Starace, potrebbe acquisire nuovi elementi grazie al lavoro di approfondimento degli investigatori che si occupano dei cosiddetti ‘cold case’.
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