In principio fu Antonio Tutolo che almeno tre anni fa cominciò a suonare la grancassa mediatica per mettere al centro del dibattito regionale la questione dell’acqua, facendo notare sostanzialmente due cose: la diga di Occhito era insufficiente a garantire un vero sviluppo economico e sociale della Capitanata, la cui economia è basata sostanzialmente sull’agricoltura, e la seconda ancora più inquietante è la carenza di manutenzione vera agli impianti sotterranei di uno dei più grandi invasi d’Europa.
L’argomento ha fatto pure capolino in uno storico Consiglio regionale monotematico celebrato due anni fa a Bari, e incentrato sulle questioni cruciali della provincia di Foggia, ma poi in realtà nulla si è mosso, tanto meno sul dossier più importante legato alla gestione idrica: la realizzazione della diga di Piano dei Limiti, di fatto a valle di quella esistente, e potenzialmente in grado di raccogliere l’acqua che talvolta esubera da Occhito, così da annullare gli sprechi e dedicare quest’ultima solo all’irrigazione dei campi, e l’altra ai bisogni civili di una popolazione di quasi 700 mila abitanti.
Nemmeno l’altro progetto del collegamento di una decina di chilometri dell’impianto di potabilizzazione di Finocchito con la condotta del Liscione in Molise fa registrare passi avanti, anzi dall’altra parte del confine si intravede sempre meno disponibilità a concedere quei 70-80 milioni di metri cubi che finiscono in mare, invece di essere utilizzati a fronte di adeguati ristori economici.
Sono due questioni che sono sicuramente nell’agenda di altrettanti esponenti di Fratelli d’Italia. A luglio scorso, l’onorevole Giandonato La Salandra, componente della Commissione Agricoltura alla Camera, ha presentato un ordine del giorno al Decreto Legge “Agricoltura”, a cui il Governo ha espresso parere positivo, per il reperimento di risorse finanziarie aggiuntive per fronteggiare la crisi idrica, impegnando l'esecutivo a reperire risorse finanziarie aggiuntive per entrambi le iniziative individuate.
Domenica scorsa la senatrice Annamaria Fallucchi è andata direttamente alla diga di Occhito, anzi dentro, visto che ormai l’invaso è accessibile ampiamente con la poca acqua contenuta al suo interno. Ha definito la situazione “allarmante, a causa della prolungata siccità che ha ridotto il livello dell’acqua ai minimi storici. Se non arriveranno piogge significative, non solo l’agricoltura subirà gravi danni, ma anche la fornitura per uso civile sarà a serio rischio. Non possiamo affidarci solo al fato o alla speranza che piova. Ho fatto appello al ministro per l’agricoltura Francesco Lollobrigida e al sottosegretario Patrizio La Pietra, ricordando che la Capitanata non può più perdere tempo, da troppi anni questa situazione è ormai immobile. E’ necessario agire con determinazione e senza ulteriore indugio per proteggere e rafforzare l’approvvigionamento idrico di una provincia che rappresenta il cuore agricolo del Paese. Secondo me la priorità deve essere data all’intesa con il Molise. Secondo me è una soluzione vantaggiosa per tutti: il Molise riceverebbe indennizzi e risparmi sui costi, mentre la Puglia utilizzerebbe quelle che per il Molise sono eccedenze. E poi si deve cominciare a guardare concretamente a nuovi invasi strategici, come il progetto della diga di Piano dei Limiti, fondamentale per garantire nel lungo termine una risorsa sempre più preziosa per il nostro futuro. Questa è una delle battaglie più importanti che sto portando avanti, con tutto l’impegno possibile. Confido di poter presto condividere buone notizie provenienti dal Molise. Decidere di dotare il nostro territorio di una risorsa, che sarà sempre più scarsa e strategica, equivale a stabilire oggi le condizioni di benessere e di vita delle generazioni che verranno. Una sfida che non possiamo e non dobbiamo perdere”.
E proprio la categoria degli agricoltori, attraverso Coldiretti in questo caso, continua a lanciare gli allarmi, anche perché non sta vedendo acqua nei campi da agosto scorso, mentre dal cielo qualche pioggia c’è stata, ma niente di determinante, tanto da non eliminare il rischio di aumento di desertificazione.
“La Puglia è la regione d’Italia dove piove meno, con 641 millimetri annui medi e impatti gravi sull’agricoltura causati dalla siccità che distrugge le coltivazioni e favorisce i roghi. Rappresenta la calamità più rilevante e mantiene anche il primato negativo della disponibilità annua media di risorsa pro capite con soli 1.000 metri cubi, meno della metà della disponibilità annua pro capite media nazionale stimata in 2.330 metri cubi. Ogni anno va perso l’89% dell’acqua piovana, e la Puglia non può permetterselo, considerato che l’acqua non ce l’ha e ha bisogno di importanti opere per ridisegnare il proprio assetto idrico e idrogeologico e per garantire non solo l’approvvigionamento idrico per la popolazione, ma per assicurare corpi irrigui adeguati alle produzioni agricole, artigianali e industriali. A causa della mancanza di acqua, sono arrivati alle stelle i costi di carburante per l’irrigazione e tutte le colture in campo sono in difficoltà per l’allarme siccità, a causa della maturazione contemporanea delle verdure, mentre la raccolta delle olive ha fatto registrare un -40% rispetto allo scorso anno”.
Anche l’Ordine dei Geologi della Puglia ha preso posizione, attraverso la sua presidente Giovanna Amedei: “Aqp ci dice che siamo in riserva, la capienza di Occhito è al 75% in meno rispetto all’anno scorso e quindi – ha spiegato – siamo ben al di sotto del livello del 'volume morto' dell'invaso fissato a 40 milioni di metri cubi. E la situazione non è certo migliore con gli altri invasi. Una crisi idrica perdurante che condiziona ogni settore economico a partire dall'agricoltura. Ma ancora più preoccupante è la mancanza di ricarica della falda e l'avanzare dell'inquinamento da parte della contaminazione salina. In molti casi, cercando di ricavare più acqua si pompa con maggior portata, richiamando in falda acqua salata, specie in quelle zone lungo la costa dove purtroppo ci sono anche pozzi abusivi. Non resta che accogliere prima di tutto l'invito a dare importanza anche alla singola goccia di acqua, ma continuare a dare seguito a nuovi progetti per il riutilizzo di acque reflue affinate provenienti dai depuratori e sistemi più efficienti di accumulo delle acque meteoriche volte sempre al loro utilizzo. Ma soprattutto occorre un uso 'giusto' delle acque di falda, evitando realizzazioni di pozzi senza studi idrogeologici che ne definiscano portata e giusta profondità. Che il clima sia cambiato, non vi è alcun dubbio, resta però da cambiare il nostro modo di sfruttare le risorse naturali in modo da preservarle per noi stessi”.
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