La storia di Marco Raduano, noto boss della mafia garganica, è un racconto di audacia e ingegno criminale che ha preso avvio in un contesto drammatico. Dopo essersi calato con delle lenzuola oltre il muro del carcere di Badu e Carros, Raduano ha trascorso tre giorni nascosto in una cantina a Nuoro. Da lì, la sua fuga lo ha condotto attraverso le montagne della Gallura, dove ha vissuto per quattro mesi in una tenda, fino a raggiungere un ristorante di lusso nei pressi di Bastia, in Corsica.
Durante la sua latitanza, che si è snodata tra Sardegna, Puglia, Spagna e Corsica, Raduano ha fatto uso di tecnologie moderne come criptofonini di ultima generazione, acquistati da contatti calabresi. Per spostamenti strategici, ha utilizzato un'auto d’epoca che gli ha permesso di eludere i controlli delle forze dell’ordine.
La sua evasione è stata pianificata nei minimi dettagli e ha rivelato una rete complessa di fiancheggiatori. Gli investigatori delle procure antimafia di Cagliari e Bari hanno avviato un'inchiesta che ha portato a ben 21 arresti. Tra questi, spicca la figura di Salvatore Deledda, un agente penitenziario accusato di aver facilitato l'ingresso di telefoni nel carcere e di aver fornito supporto logistico al boss durante la sua fuga.
Raduano ha progettato la sua evasione con grande attenzione. Utilizzando un gancio prelevato dalle officine del carcere e doppioni delle chiavi della struttura, è riuscito a scavalcare il muro di cinta. Tuttavia, il piano ha rischiato di fallire quando il suo complice esterno non si è presentato per assisterlo nella fuga. Costretto a rimanere in clandestinità per tre giorni in una cantina, Raduano è riuscito a fuggire solo grazie all'intervento di un complice veneziano.
Dopo aver trascorso qualche giorno nelle campagne di Bitti, si è rifugiato per quattro mesi in una tenda a Padru, un'area remota della Gallura. Solo dopo aver pianificato attentamente il suo prossimo passo, Raduano ha lasciato l'isola per raggiungere la Corsica.
La latitanza del boss non è stata priva di complicazioni. Dopo aver trascorso del tempo in Spagna con il suo braccio destro Gianluigi Troiano — anch'egli latitante — Raduano è stato costretto a tornare in Corsica dopo l'arresto del fidato collaboratore. Il 1° febbraio 2024, mentre si trovava nel parcheggio del ristorante U Spurtinu ad Aléria, è stato catturato dalle forze dell'ordine.
Le indagini hanno rivelato che Raduano aveva mantenuto contatti costanti con i suoi sodali attraverso i criptofonini e che aveva ricevuto supporto economico da parte dei suoi fiancheggiatori. In totale, 58 persone sono state identificate come parte della rete che ha facilitato la sua latitanza.
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