Sarà il ministro della salute Orazio Schillaci ad inaugurare l’anno accademico 2024-2025 dell’Università di Foggia, il 25° dalla sua istituzione. La cerimonia è prevista per il 30 gennaio prossimo, come ha comunicato il rettore Lorenzo Lo Muzio al senato accademico nel corso della seduta dello scorso 13 novembre. La notizia, ancora non diramata dall’Ateneo, è di grande importanza perché chiuderà idealmente un anno estremamente tumultuoso e complicato per Lo Muzio oltre a testimoniare il legame di forte e antica amicizia tra il Magnifico e il professor Schillaci, che a sua volta è stato rettore dell'Università di Roma Tor Vergata.
A marzo 2023, alla vigilia delle elezioni per il rettorato, Lo Muzio - ex direttore del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale di Unifg e candidato rettore – volò proprio a Roma dall’amico ministro (che è stato presidente del Comitato scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, di cui Lo Muzio è stato membro), in qualità di direttore del C.I.N.B.O. - Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Bio-Oncologia per discutere di prevenzione nei tumori umani e offrire al Ministero la collaborazione del Consorzio rispetto a tali tematiche. Schillaci non mancherà di essere presente a Foggia, cosa che invece non avvenne a gennaio 2024 col deludente collegamento a distanza della ministra dell’Università Anna Maria Bernini, dopo che peraltro aveva già costretto ad un rinvio della cerimonia inaugurale e alla sua riprogrammazione perché impossibilitata a presenziare.
Ma, soprattutto, il fatto che Bernini diede fisicamente forfait arrivò a due giorni di distanza dall’atto che segnò il punto più grave della guerra a Lo Muzio di un vasto fronte di oppositori interni, iniziata sin dopo la vittoria elettorale di marzo 2023 e l’insediamento di due mesi. Un gruppo corposo capitanato dai direttori Donatella Curtotti (Giurisprudenza), Agostino Sevi (Dafne, ovvero Scienze agrarie), Barbara De Serio (Distum, vale a dire Studi umanistici), Carmela Robustella (Diss, il neonato dipartimento di Scienze sociali), cui si aggiunse in seguito anche Maurizio Margaglione (Medicina clinica e sperimentale). L’Attacco ha raccontato le svariate vicende in cui si è concretizzata, fino al termine di agosto scorso, la mobilitazione contro Lo Muzio. A gennaio scorso fece scalpore quanto gli anti Lo Muzio fecero trapelare all’esterno, sulla stampa regionale, compresa la lettera durissima inviata alla comunità accademica (“Magnifico, le aperture di credito che le sono state fatte, anche in momenti di difficoltà, sono andate deluse e, dopo questa sua ultima decisione, sono revocate. Sta tradendo i cardini del suo programma elettorale e sta costringendo il nostro Ateneo in una bolla di immobilismo e di ostruzionismo che portano su una china pericolosissima per l’intera collettività, in primis per gli studenti”, solo per ricordarne il passaggio conclusivo). A non firmare furono i direttori degli altri dipartimenti: Pasquale Di Biase (Economia), Lucia Maddalena (Demet), Maurizio Margaglione (Medicina clinica e sperimentale) e Gaetano Serviddio (Scienze mediche e chirurgiche). In difesa del rettore e dell’immagine di Unifg scattarono i delegati rettorali. Poi le forti polemiche, il tentativo dei tanti orfani dell’ex Magnifico Maurizio Ricci di opporsi a sgraditi cambiamenti, l’ambizione di lottare sottobanco per tutelare le proprie postazioni (come nel caso dei multimilionari Patti territoriali), determinarono la scelta del silenzio e della minore esposizione mediatica possibile.
Ma la situazione nei mesi successivi non si rasserenò affatto in Ateneo. Anzi. Fino ad agosto scorso Curtotti&Co. stavano solo aspettando che si arrivasse a maggio 2025 e per un motivo chiarissimo: in quella data sarebbe stato possibile sfiduciare Lo Muzio. E’ una possibilità prevista dallo statuto di Unifg, che sancisce: “Il senato accademico, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, può proporre al corpo elettorale che elegge il rettore una mozione di sfiducia motivata al rettore stesso, non prima che siano trascorsi due anni dall’inizio del suo mandato”. Uno spettro gravissimo, spazzato via da Lo Muzio a fine agosto, quando a sorpresa rivoluzionò lo scenario con l’alleanza proprio con Curtotti, la quale dopo aver sparato a zero contro il rettore accettò di diventarne la vice e di far parte della nuova governance di Ateneo. In tal modo Lo Muzio ha tacitato i nemici interni, mentre Curtotti ha ottenuto la testa della odiata (ex) prorettrice Francesca Cangelli.
E’ stata questa mossa del Magnifico a determinare la situazione attuale, che vede riassicurata la maggioranza in senato ma che non ha potuto eliminare tutte le fibrillazioni interne. Schillaci, dunque, troverà una comunità accademica dal clima senz’altro estremamente cambiato rispetto alle condizioni di tensione di un anno fa, come pure una tecnostruttura guidata non più dalla direttrice generale uscente Teresa Romei (non riconfermata al termine dell’incarico) bensì dal designato Sandro Spataro, ex dg del Politecnico di Bari che si insedierà all’inizio del 2025.
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