“Il fatto non costituisce reato”: vittoria l’Attacco vs Salvemini, non fu diffamato per “vicinanza ai Romito”

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“Il fatto non costituisce reato”. Si è concluso con l’assoluzione con formula piena il procedimento giudiziario intentato dall’avvocato sipontino Angelo Salvemini, ex assessore comunale, contro il direttore de l’Attacco Piero Paciello e la giornalista Lucia Piemontese, assistiti dall’avvocato Michele Vaira. Salvemini aveva sporto querela per diffamazione dopo l’articolo del 23 novembre 2021 “Agiamo e Azione fuori dall'aula. Volti nuovi, figli d'arte e campioni di preferenze” riferito alle elezioni comunali di Manfredonia che elessero sindaco Gianni Rotice, in particolare rispetto alla parte in cui si diceva “Sei consiglieri della civica Strada Facendo: c’è l’avvocato Angelo Salvemini che era stato eletto con Riccardi nel 2015 e poi aveva lasciato la maggioranza. Oggi è uno dei professionisti vicini alla famiglia Romito, così come Basta”. Per il sipontino vedersi attribuita una vicinanza alla famiglia Romito, nota per le vicende penalistiche, avrebbe offeso la propria reputazione. Non è stata di questa idea, però, la giudice monocratica di Foggia Maria Carmela Perrone, che lo scorso 13 novembre 2024 ha pronunciato la sentenza le cui motivazioni sono state rese però note nei giorni scorsi. 

Salvemini ha spiegato in giudizio di essersi più volte occupato della difesa di parecchi soggetti noti alle cronache giudiziarie, tra cui Mario Luciano Romito (il boss assassinato il 9 agosto 2017), assumendo altresì la difesa di alcune parti civili nell'ambito dei processi Romanzo criminale e strage di San Marco. Difese per oltre cinque anni l'ormai defunto Mario Luciano, la sorella Grazia Romito, la famiglia del cognato Matteo De Palma (ucciso anch'egli nella strage di San Marco) e altri membri. Nel 2021 fu l’eletto più suffragato nel Golfo e divenne assessore. 

Nella querela affermò che in realtà aveva una vicinanza con la famiglia Romito per motivi professionali ma l'avvicinamento del suo nome ai Romito costituiva una palese finalità denigratoria poiché voleva far passare il messaggio che lui fosse una di quelle persone compromesse e, quindi, allusivamente, “disonesto”, creando il dubbio sulla sua condotta. 

La giudice, nella sentenza, afferma: “Dalla lettura dell'articolo contestato vi appare una carrellata di nomi riguardanti il panorama politico locale emergente della città di Manfredonia. Ora, trattandosi di contesto politico, oppure trattandosi di figure pubbliche di rilievo, la critica, secondo l'orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, può assumere toni aspri e penetranti.  Nel contempo vanno rispettati i canoni della veridicità diligente delle informazioni nonché limiti del linguaggio, corretto e moderato, privo di offensività. Ebbene, nel caso di specie, nella stesura dell'articolo contestato agli imputati, tali limiti appaiono essere stati corretti e la “vicinanza” tra la parte offesa e la famiglia Romito, essendo stata verificata come notoria, va interpretata nel suo significato oggettivo e professionale. Manca l'intento denigratorio nei confronti della parte offesa, in quanto l'articolo ha riportato delle informazioni di interesse pubblico, vere e non false, come ammesse dallo stesso avvocato Salvemini. Non può affermarsi che le parole usate fossero finalizzate a denigrare e offendere Salvemini. Sono proprio gli eventi circostanziati che inducono a ritenere che gli imputati non abbiano inteso volontariamente e consapevolmente aggredire la sfera del decoro del professionista, né offenderlo, ma riportare notizie assolutamente vere e riscontrate dalla redattrice”. 

Per questo motivo, “in assenza dell'univoco e certo profilo psicologico doloso del reato contestato (dolo generico), devono quindi essere assolti dall'imputazione a loro ascritta, perché il fatto non costituisce reato”.

Per la cronaca, lo scorso anno la vicinanza ai Romito è stata accertata dagli inquirenti nell’operazione della Procura di Foggia “Giù le mani” (che determinò l’arresto, tra gli altri, sia di Salvemini che di Michele Romito), il cui processo è in attesa dei rinvii a giudizio. in quelle intercettazioni anche il famigerato “quella morirà” pronunciato da Salvemini contro Lucia Piemontese durante una conversazione con Romito sulle inchieste de l’Attacco. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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