Un insieme di baracche tirate su alla bell e meglio, dove l’assenza di servizi essenziali come acqua potabile, fognature, elettricità e sistemi di smaltimento dei rifiuti è drammaticamente evidente. Questo è il contesto ormai noto anche alle cronache nazionali del ghetto di Borgo Mezzanone - situato sulla ex pista aerea - che è stato destinatario di circa 53 milioni di euro dal PNRR per migliorare le condizioni di quella popolazione, in prevalenza composta da braccianti agricoli. I fondi sono rimasti bloccati e giacciono ancora lì dopo tre anni. E si potranno spendere entro il 2026. La misura, parte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), è rivolta alle Amministrazioni comunali con il compito di sviluppare progetti volti a garantire “soluzioni abitative, trasporti, assistenza sanitaria e istruzione dignitose” per i lavoratori del settore agricolo. Tra gli obiettivi, anche quello di ridurre il potere contrattuale dei caporali, liberando così migliaia di braccianti dallo sfruttamento. Si stima, infatti, che i braccianti che vivono nell’area di Borgo Mezzanone arrivano anche a 7.000 unità, rendendola la più densamente popolata d’Italia in tema di insediamenti abusivi. Ci sono persone che avrebbero diritto alla protezione internazionale, c’è chi ha perso i documenti, chi non li ha mai avuti, chi è stato costretto a lasciare il sistema di accoglienza e chi trova difficoltà a rinnovare il permesso di soggiorno senza una dichiarazione di ospitalità o una residenza, anche se fittizia. Il 15 gennaio scorso, si è svolto un nuovo incontro a cui hanno preso parte il Prefetto di Foggia, Paolo Giovanni Grieco, il Comune di Manfredonia e quello di Foggia, insieme a rappresentanti della Regione Puglia e del Politecnico di Bari “per definire interventi mirati, sia sotto il profilo infrastrutturale che sociale, capaci di garantire soluzioni efficaci e soprattutto durature”, ha commentato il consigliere comunale con delega al PNRR Matteo La Torre. Ma pare restare un grosso problema: cosa ne sarà delle persone che vivono sulla pista adiacente il Cara? Un dubbio che assilla da tempo l’avvocata Innocenza Starace, nominata recentemente consigliera nazionale di Europa Verde.
Seppure sottotraccia, ha avuto colloqui dapprima con la referente regionale Rosa D’Amato e poi con la co-portavoce nazionale di AVS Fiorella Zabatta che, a sua volta, ha reso partecipe il collega deputato Angelo Bonelli.
Sabato 18 gennaio scorso, Starace ha coinvolto ancora i suoi vertici nazionali di riferimento facendo da ponte e mettendo in contatto la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Luana Zanella, con l’Amministrazione comunale di Manfredonia. Alla call hanno preso parte il primo cittadino sipontino Domenico la Marca, il consigliere comunale La Torre e alcuni esponenti della maggioranza di governo cittadino.
“L’onorevole Zanella è piuttosto esperta della materia – appunta l’avvocata Starace – perché, quando era assessora al Comune di Venezia, ha già seguito in prima persona lo sgombero di due insediamenti abusivi, o baraccopoli, a dir si voglia. Ha, quindi, uno sguardo consapevole su quello che potrebbe accadere”.
Nel momento in cui si avvieranno i lavori, “noi Verdi riteniamo che sarebbe necessario aver già ricevuto preventivamente rassicurazioni dal Governo affinché vengano concessi permessi umanitari ad hoc, oppure che siano sospese - fino al termine dei lavori del PNRR – le procedure previste in materia di espulsione dalla cosiddetta ‘legge Bossi-Fini’”.
Sulla pista ci sono immigrati regolari e irregolari, “ma anche chi è regolare non potrebbe stare lì visto che una delle condizioni che dovrebbe rispettare è quella di essere in un alloggio con certificato di idoneità rilasciato dal Comune”.
Lo scenario che si prefigura è che, quando “si andrà a fare un censimento delle persone, il Comune non potrà certo diventare complice o favoreggiatore dell’immigrazione clandestina e, anzi, le risultanze dovranno essere obbligatoriamente trasmesse a Questura e Prefettura che dovranno attivare le procedure per l’espulsione”.
Inoltre, una volta sgomberata la pista “queste persone dove andranno? Ci stiamo preoccupando di loro? C’è un’idea? A me non risulta, per quanto resto convinta che non si possono perdere i 50 e passa milioni di euro finanziati per gli interventi”.
“Si doveva pensare prima al destino delle persone che vivono sulla pista - continua Starace -, comunque sono altresì convinta che si può ancora (e si deve) esercitare un’azione politica forte, a livello nazionale”. La sensazione che prova è di “vedere riproposto il modello che abbiamo visto, secoli fa, negli odierni Stati Uniti d’America quando, nel nome della civiltà, tutti gli indiani d’America furono sterminati o costretti a rinunciare alla propria cultura”.
L’avvocata manfredoniana sta inoltre offrendo piena collaborazione nella stesura di un’interrogazione parlamentare. Ma l’iter necessario richiederà un po' di tempo prima che possa essere rivolta al Governo guidato da Giorgia Meloni.
Invece, stando a quello che risulta a l’Attacco, sarebbe già pronta una bozza di aggiornamento del progetto del Comune di Manfredonia che però non tiene nel debito conto gli scenari prefigurati e temuti dai Verdi.
“Se così fosse – risponde Starace -, non avremmo il tempo per ricevere la risposta dal Governi che, invece, vorremmo ci rassicurasse prima di iniziare alcunché di così impattante sulle persone”.
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