Arrestata compagna di detenuto che cercava di introdurre droga nel carcere di Foggia: “L’ennesimo campanello”

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Nella giornata di sabato, la Polizia penitenziaria ha sequestrato un ingente quantitativo di droga nel carcere di Foggia. Se, da una parte, l’amministrazione penitenziaria continua a riempire la casa circondariale di detenuti, al punto da farla diventare la seconda in Italia per sovraffollamento, dall’altra non si arresta l’attività di controllo tesa a prevenire l’introduzione di materiale proibito all’interno della struttura da parte degli agenti. Tale attività ha già portato, a inizio anno, al sequestro di diverse decine di telefonini oltre che di ingenti quantità di droga attraverso il blocco di diversi droni che portavano suddetto materiale fino all’interno delle stanze dei detenuti. Tuttavia, nonostante quest’ultima sia ormai diventata la tecnica privilegiata e meno rischiosa della malavita per l’introduzione di sostanze proibite all’interno del carcere, la delinquenza non disdegna l’utilizzo di vecchi metodi come quello di far entrare la droga attraverso i colloqui con i familiari dei detenuti. Proprio questo mezzo sarebbe stato utilizzato nella giornata di sabato, quando il comando della polizia del reparto di Foggia sarebbe riuscito a sequestrare oltre 250 grammi di hashish, 6 cipollotti di cocaina e 1 di eroina alla compagna di un detenuto che successivamente sarebbe stata tratta in arresto. Probabilmente, resisi conto dell’esiguo numero di poliziotti presente nel carcere, che a malapena sono in grado di garantire, tra mille sacrifici e turni massacranti, dei livelli minimi di sicurezza all’interno della struttura, i detenuti hanno ritenuto che ci potessero essere delle falle nel sistema di controllo, che invece non si sono verificate. Infatti, già durante la perquisizione della parente del detenuto, effettuata presso la portineria del carcere, i poliziotti avrebbero notato una certa agitazione da parte della stessa donna, che li avrebbe insospettiti. Al passaggio attraverso il metal-detector, poi, l’apparecchio avrebbe segnalato la presenza di qualcosa di sospetto.

A quel punto, la donna si sarebbe rifiutata di sottoporsi a una perquisizione più approfondita, consegnando, però, un involucro contenente al suo interno dei pantaloni in cui erano racchiusi 5 cipollotti di una sostanza che poi è risultata essere cocaina. 

Alla richiesta di alcune agenti donna di perquisirla, la signora in questione avrebbe opposto ulteriormente resistenza. Alla fine, però, avrebbe ceduto alle richieste delle poliziotte, che avrebbero rinvenuto 2 panetti e mezzo di hashish del peso complessivo di 250 grammi nascosti nelle parti intime. In seguito, nel perquisire l’auto dell’indiziata, gli agenti avrebbero rinvenuto anche altri 2 cipollotti, rispettivamente di cocaina e di eroina. 

Dopo le formalità di rito, la stessa sarebbe stata dichiarata in arresto e accompagnata presso la sezione femminile del carcere, mentre il materiale sequestrato sarebbe stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. 

Il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, dopo essersi complimentato con il comando e con tutto il personale di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Foggia per l’ennesima operazione tesa a scongiurare l’ingresso di sostanze proibite all’interno della struttura, ha sollecitato l’amministrazione penitenziaria a intervenire con urgenza, al fine di ridurre il sovraffollamento del penitenziario foggiano, e di inviare un nucleo di almeno 70 unità di poliziotti. 

“Purtroppo, a Roma stanno scherzando con il fuoco”, ha fatto sapere il Sappe. “Non vorremmo, tuttavia, che a bruciarsi siano sempre e solo i poliziotti penitenziari, agnelli sacrificali di inefficienze e irresponsabilità dell’amministrazione penitenziaria”, ha commentato il sindacato autonomo. 

“Non so se può esserci una correlazione diretta, ma si tratta sicuramente dell’ennesimo campanello d’allarme di una situazione diventata strutturalmente insostenibile”, ha detto Norberto Guerriero dei Radicali a l’Attacco. “La situazione del carcere di Foggia è ormai sotto gli occhi di tutti. Nel 2013, quando per la prima volta venne segnalata l’emergenza, c’erano circa 500 detenuti, mentre adesso si va dai 600 ai 700 a seconda dei momenti”, ha proseguito. 

“Noi temiamo che questa situazione prima o poi possa esplodere. Lo Stato è chiamato a intervenire rapidamente, perché sta esponendo a un serio rischio gli agenti di Polizia penitenziaria che hanno difficoltà a gestire i detenuti, ma anche tutti quanti gli altri operatori che lavorano in carcere”, ha sottolineato. 

“Si tratta di un problema serio, che ormai è documentato da numeri clamorosi e che non può e non deve più essere ignorato. Noi, come i sindacati, lo denunciamo da tempo, solo che purtroppo continuiamo a non essere ascoltati”, ha concluso.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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