Sono trascorse oltre due settimane dall’ennesimo scempio ambientale ai danni di baia Zaiana, a Peschici, ma al pari del silenzio sconcertante dell’ente Parco nazionale del Gargano guidato dal duo Pazienza-Totaro si attende ancora di vedere anche l’intervento di “ripristino immediato” annunciato dal sindaco Luigi D’Arenzo su queste colonne poche ore dopo il fattaccio. Quella che il WWF ha definito da anni “la baia dell’illegalità” è stata vittima di un ulteriore episodio di cementificazione. Solo grazie alla segnalazione di alcuni cittadini, che hanno allertato WWF e poi inquirenti, è stata interrotta la colata di cemento da parte di tre uomini, dotati di un furgoncino Ape, sulla strada d’accesso alla spiaggia, una discesa ricavata dalla montagna abusivamente anni fa. Sistemavano le buche ed avvallamenti come se fossero stati in un pezzo di autostrada e non in un’area protetta. Stando alla versione dei fatti diffusa sul web, all’arrivo dei carabinieri di Vico del Gargano i tre sarebbero fuggiti via, ma risulta molto difficile capire come, visto lo stato dei luoghi. Quanto alla domanda sul chi aveva ed ha interesse a fare un’azione del genere chiunque sa dare una risposta a Peschici, sebbene la denuncia sia partita contro ignoti. Abusi edilizi che si ripetono dal 2011-2012, quando si iniziò a scavare per ricavare un comodo accesso all’arenile. Scattò il sequestro penale dell’area, ma l’anno seguente ci furono ulteriori interventi di movimento terra con mezzi meccanici nella stessa area. Il Comune di Peschici disse di aver predisposto un progetto di ripristino, mai realizzato. Nel 2013 gli abusi portarono ad una scalinata di cemento con illuminazione elettrica e ad un parcheggio sovrastante. Baia Zaiana, una delle perle naturalistiche del Gargano, nonostante i tanti vincoli presenti, resta peraltro ad oggi vittima non solo di azioni illegali ma anche di “un modello trash e ignorante di turismo” come il legambientino Franco Salcuni ha definito il lido Il Grottone, di cui ha chiesto sia revocata la concessione demaniale. Al sindaco D’Arenzo, che su queste colonne ha lamentato che “come Comune non possiamo farcela da soli”, annunciando la richiesta di telecamere e di un tavolo tecnico con altri enti, ha replicato dapprima la consigliera regionale M5S Rosa Barone, che ha chiesto un’audizione in commissione regionale e che frequenta da molti anni la baia di Zaiana. L'Attacco ha contattato la sempre più scoraggiata giornalista austriaca Veronica Pelikan, che vive a Zaiana da sempre.
“La mia famiglia è legata a Zaiana dal lontano ‘57 quando vi arrivarono i miei genitori. Io vivo qui per diversi mesi l’anno sin dalla mia nascita, nel ‘61”, spiega a l’Attacco Veronica Pelikan. “Prima si arrivava in spiaggia a piedi, era un po' faticoso ma fattibile. Era un posto incantevole, totalmente naturale e speciale. Mio fratello aveva un piccolo bar, un chiosco in legno con impatto davvero minimo sull'ambiente. Venivano per lo più foggiani e c'erano musica, pane e pomodoro, birra. Un turismo totalmente rispettoso di questo luogo unico, era tutto estremamente rilassante. Le cose iniziarono a cambiare già a partire dal 2000, quando nacque un piccolo bar a ridosso del grottone, il bar Il pirata. Da lì i problemi. In teoria non dovrebbe starci nulla nel grottone, visto che c'è il rischio di caduta, eppure oggi c'è un ristorante, che è stato persino piastrellato nel silenzio di Comune ed ente Parco nazionale del Gargano. E col ristorante si è allargata la strada, che assomiglia sempre più alla grande muraglia cinese. Sulla collina sovrastante c'era l'indicazione di Parco archeologico pugliese, rimossa alcuni anni fa. In compenso è sorto il parcheggio, in una zona che pure è archeologica perché lì sotto c'è il grottone di Manaccora, uno dei siti più importanti dell'Età del bronzo, oltre che un luogo di culto”, continua la giornalista austriaca.
“Oggi assistiamo, al di là degli abusi edilizi, a fuochi sparati tutti i giorni in spiaggia da parte dell’unico lido-ristorante. Ma qui non siamo a Rimini, nel Gargano gli spazi sono più piccoli e di elevato pregio paesaggistico. Il Gargano è più adatto a un turismo diverso, non di massa ma di cultura”. Pelikan preferisce oggi non rievocare le tante ritorsioni subite nei decenni. “Ci è successo tanto ma ora non vorrei parlare del passato. Abbiamo subito di tutto ma ci tengo soprattutto a lanciare un appello: serve far vivere Zaiana in modo intelligente ed ecosostenibile, serve capire chi si oppone a questo e per quali motivi, risolvere questa situazione domandandosi perché finora non sia stata ancora risolta”.
L’ultimo episodio suscita diversi interrogativi. “Non è possibile che quegli uomini siano fuggiti, stiamo cercando di capire pure noi cosa sia avvenuto davvero”, dice la donna. Se le si chiede del proprio stato d’animo Pelikan ammette di essere disillusa. “All'inizio ero veramente tristissima, perché veder violentato un posto di bellezza tanto travolgente fa male al cuore. Ora mi sono un po' rassegnata, invece, perché non cambia né succede mai niente. Dobbiamo preservare la natura per i nostri figli e non solo per motivi di cuore ma anche per questioni economiche, perché senza natura il Gargano non è niente, perde la propria attrattività turistica. E’ fondamentale farlo comprendere a tutti, ci vuole controllo ma anche educazione. Se non cambia mentalmente qualcosa non c'è futuro. Io sono fiduciosa nelle nuove generazioni. Vedo che diversi capiscono l'importanza di promuovere il territorio per le sue peculiarità, per il suo cibo, valorizzando i trabucchi, etc. I miei amici, che vivono lontano da qui, mi chiedono come mai esista una zona senza legge, non possono credere che in Europa succedano queste cose. Io rispondo dicendo che l'Europa funzionerà davvero quando le cose funzioneranno anche nel Gargano”. Veronica Pelikan e la sua famiglia sono da decenni vere sentinelle del territorio.
“Ma il nostro non è stato un atto eroico o di resistenza”, commenta. “Siamo legati a questo posto profondamente, ci è capitato. Non venimmo qua pensando di dover fare le sentinelle del territorio, ci siamo trovati in mezzo e abbiamo fatto quello che ogni persona che ama il territorio avrebbe fatto secondo noi. Penso che baia Zaiana sia un simbolo, un bene comune, una questione che riguarda tutti. C'è un grande equivoco: tutti vogliono fare turismo e tutti inneggiano alla bellezza del Gargano ma servono regole e una visione più chiara di dove si vuole arrivare. Il Gargano non è la costiera romagnola, è una perla può vivere solo con un turismo sostenibile. La bellezza paesaggistica di questa terra può diventare anche una fonte di guadagno ma solo a determinate condizioni. Se le persone vengono qui è perché questo luogo è profondamente e autenticamente bello. Purtroppo c'è una carenza di cultura. Capisco che ognuno voglia vivere e guadagnare ma c’è bisogno di regole, di un Piano del Parco, di un ente Parco forte che dia una visione di turismo sostenibile. Anche se si intende sfruttare il territorio economicamente si deve fare un ragionamento sensato e capire gli effetti delle proprie azioni. Se manca la cultura ci sono azioni illecite e profondamente sbagliate”.
Né il Comune né il Parco hanno contattato Pelikan. “Qualche anno fa facemmo un chiosco ecosostenibile e cercammo contatti nell'ente Parco per spiegare che l'impatto era minimale e i requisiti erano tutti in regola, ma non ci fu alcun interesse”. Dopo gli anni di Tavaglione ci sono segnali di cambiamento da parte della nuova amministrazione comunale di Peschici? “Non ne registro ancora. Il ripristino immediato promesso finora non c’è stato”, afferma Pelikan. “Forse ha ragione il sindaco quando dice che non esistono i mezzi e le forze di polizia per presidiare baia Zaiana. Di sicuro quello che ho imparato è che qui non è ben visto chi segnala l'illecito. Anzi, viene considerata un'azione di disturbo. Non si è invitati a segnalare, si tenta piuttosto di minimizzare. Penso sia un problema strutturale, tant’è che l'ente Parco a differenza che altrove viene visto qui con sospetto e come causa di vincoli”.
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