Durante la cerimonia per il 211° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, svoltasi questa mattina davanti alla villa comunale di Foggia, il colonnello Michele Miulli ha tracciato un bilancio dei suoi tre anni alla guida del comando provinciale. Un discorso denso di riflessioni, bilanci e considerazioni sul contrasto alla criminalità in Capitanata, alla vigilia del suo trasferimento. “Foggia è una città splendida, con cittadini meravigliosi”, ha detto Miulli, lodando l’accresciuta collaborazione tra forze dell’ordine e popolazione.
Dieci nuovi collaboratori di giustizia negli ultimi anni rappresentano, secondo il colonnello, un segnale del fatto che quando lo Stato è presente, anche i muri più incrollabili cedono. Non sono mancati, tuttavia, momenti di autocritica: “Abbiamo capito che in alcuni casi siamo intervenuti in ritardo. Ma quando lo abbiamo fatto con decisione, i risultati si sono visti”. Parole che si inseriscono nel più ampio dibattito sull’efficacia dell’azione dello Stato contro la criminalità foggiana.
Uno dei passaggi più significativi del discorso di Miulli riguarda la definizione della cosiddetta Quarta Mafia. “È una mafia evoluta, che si insinua nell’economia, che cerca il dialogo con la politica, che contamina il settore produttivo e intesse alleanze con altre organizzazioni criminali. Una mafia molto pericolosa”, ha sottolineato il comandante, rimarcando la necessità di un contrasto costante e coordinato.
Accanto alla lotta alla criminalità organizzata, Miulli ha anche evidenziato la preoccupazione per la devianza giovanile, definendola allarmante per modalità e gravità. “Per questo siamo presenti nelle scuole, per diffondere la cultura della legalità”, ha aggiunto, rilanciando l’impegno preventivo dell’Arma.
“La battaglia contro la mafia si vince solo insieme”, ha concluso Miulli, auspicando una sempre maggiore partecipazione della società civile nel percorso di liberazione del territorio.
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