“Ieri a Roma un vile atto vandalico ha danneggiato la targa commemorativa nel luogo in cui fu rapito Giacomo Matteotti. Pietre, inermi, che hanno l’unico scopo di raccontare la verità, di conservare la memoria - scrive Michele Lacci -. La memoria, grande assente del nostro tempo, resta un concetto astratto se non si traduce in azione. La memoria è movimento. Ed è forse in questo senso che dovremmo educare le nuove generazioni all’esercizio concreto del ricordare”.
“Per questo motivo, insieme a Pasquale Palazzo, straordinario artigiano della pietra della nostra terra, abbiamo deciso di ricostruire la targa danneggiata, e donarla al Comune di Roma e al sindaco Roberto Gualtieri”.
“Apricena, la mia terra, la nostra terra, è storicamente un centro di eccellenza nell’estrazione e nella lavorazione della pietra. Cavamonti e artigiani hanno da sempre avuto un ruolo attivo nella vita della comunità, contribuendo a sviluppare senso critico e cultura politica”.
“Il nostro vuole essere un gesto simbolico, con la speranza che possa essere raccolto e rilanciato da tante comunità del nostro Paese. Ne distruggono una? Noi ne manderemo cento, mille. Da ogni angolo d’Italia”.
“Facciamo sentire che siamo di più. Che non ci fanno paura. Che alla violenza non rispondiamo con il silenzio o con la resa, ma con la fermezza, la memoria e l’esempio. Come ci hanno insegnato Matteotti e tutti coloro che hanno pagato con la vita il coraggio delle proprie idee”.
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