Capitanata come Niscemi? Legambiente: “Gargano territorio maltrattato, serve vera programmazione”

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Non è solo un problema di frane o di coste che arretrano: il rischio idrogeologico che interessa la Capitanata, in particolare i Monti Dauni, è il risultato di un disequilibrio costruito nel tempo, aggravato da consumo di suolo, incendi, impermeabilizzazione del territorio e mancanza di pianificazione di lungo periodo. La presidente di Legambiente Puglia, Daniela Salzedo, non esita a parlare di una “cementificazione in alcuni casi quasi terroristica a danno della natura”, indicando la necessità di un cambio radicale di approccio nella gestione del territorio. In Capitanata risultano esposte al rischio frane oltre 26mila persone e quasi 30mila al rischio alluvioni, mentre nelle aree interne dei Monti Dauni quasi un residente su 2 vive in zone a pericolosità elevata o molto elevata. Numeri che descrivono una vulnerabilità ormai strutturale e che, secondo l’associazione ambientalista, non può essere affrontata con interventi episodici o emergenziali. “La questione - spiega Salzedo a l’Attacco - non cambia molto se parliamo di coste o di aree interne: il problema è sempre lo stesso, cioè l’alterazione dell’equilibrio naturale dei territori. Quando vengono meno gli ancoraggi naturali, come la vegetazione o i sistemi dunali, il suolo diventa più fragile e il rischio aumenta” . L’esempio più evidente arriva proprio dalle aree costiere, dove l’erosione continua a interessare tratti sempre più ampi di litorale. “In alcune zone - ricorda - il fenomeno è stato contrastato restituendo spazio alla natura, eliminando infrastrutture costruite troppo vicino al mare e permettendo la ricostituzione dei cordoni dunali, che rappresentano la principale difesa naturale contro l’erosione”. Un approccio che, secondo Legambiente, dovrebbe diventare parte integrante delle politiche territoriali, affiancando le opere di difesa tradizionali con interventi di rinaturalizzazione. Il quadro si complica ulteriormente per effetto dei cambiamenti climatici. Lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni intense e concentrate, incendi sempre più frequenti e temperature estreme stanno accelerando processi già in atto da anni.

“Viviamo estati con mesi senza pioggia e, quando arriva l’acqua, non sono più piogge normali ma nubifragi che mettono sotto stress territori già indeboliti osserva Salzedo -. Stiamo inseguendo una natura che corre più veloce di noi, mentre continuiamo a intervenire quasi esclusivamente in emergenza”. Gli incendi che negli ultimi anni hanno colpito diverse aree del Gargano hanno contribuito a ridurre la capacità naturale dei terreni di assorbire l’acqua piovana, aumentando il rischio di dissesti e allagamenti. “Quando distruggiamo l’equilibrio naturale del territorio aggiunge - entriamo inevitabilmente in una fase di maggiore pericolo. Ecco perché servono controlli più severi sugli abusi edilizi e scelte amministrative che vadano nella direzione della rinaturalizzazione”. Per Legambiente il nodo principale resta l’assenza di una visione di lungo periodo. “Lavoriamo continuamente in emergenza - sottolinea ancora la presidente regionale - perché manca una programmazione strutturale. Le amministrazioni, comprensibilmente, tendono a concentrarsi su interventi con effetti immediati nel corso del proprio mandato, ma i problemi ambientali richiedono strategie che durino venti, trenta o cinquant’anni e che restino valide indipendentemente dal colore politico di chi governa”. Una pianificazione efficace, secondo l’associazione, dovrebbe partire da una mappatura chiara delle criticità e da una definizione condivisa delle priorità, distinguendo interventi urgenti da azioni nel medio e lungo periodo. “Serve uno screening serio della situazione dei territori e un patto tra istituzioni e cittadini - afferma Salzedo  - che renda espliciti obiettivi e tempi degli interventi. Senza questo passaggio continueremo a rincorrere le emergenze senza risolvere le cause”. Il tema riguarda anche la gestione delle risorse economiche, spesso concentrate sulle esigenze immediate. “Una parte dei fondi deve certamente servire a rispondere alle urgenze ma un’altra deve essere destinata alla prevenzione e alla programmazione futura, altrimenti continueremo a spendere senza cambiare davvero le condizioni del territorio”. “Le soluzioni esistono - conclude Salzedo - ma urge coraggio politico e una forte consapevolezza collettiva. Dobbiamo capire che la natura ci sta già indicando che la strada seguita finora non funziona più: cambiare direzione non è una scelta opzionale, è una necessità”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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