Monti Dauni in ginocchio: frane, strade spezzate e comunità isolate come Roseto. Pesante prima conta dei danni

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Il maltempo che ha colpito la Puglia negli ultimi giorni ha lasciato ferite profonde, ma è nel territorio della provincia di Foggia, e in particolare nei Monti Dauni, che la situazione assume i contorni più drammatici. Qui, tra piccoli comuni spesso dimenticati e una fragilità idrogeologica cronica, la pioggia non è stata solo un evento atmosferico: è diventata una vera e propria emergenza sociale. Le precipitazioni straordinarie iniziate a fine marzo hanno messo in crisi un equilibrio già precario. Smottamenti, frane, esondazioni e cedimenti strutturali hanno interessato vaste aree del Subappennino dauno, rendendo evidenti tutte le criticità di un territorio che da anni convive con il rischio dissesto. Uno degli episodi simbolo è il crollo della Strada Provinciale 130, un’arteria fondamentale per i collegamenti locali. Il cedimento ha costretto alla chiusura immediata della carreggiata, facendo emergere uno scenario che fino a pochi giorni fa sembrava remoto ma oggi è realtà: l’isolamento di intere comunità. Sul posto sono intervenuti tempestivamente sindaco, tecnici comunali, Protezione Civile e forze dell’ordine, ma la situazione resta estremamente delicata. Le prossime verifiche tecniche saranno decisive per capire se sarà possibile mantenere almeno un collegamento parziale o se sarà necessario ripensare completamente la viabilità. A Roseto Valfortore la situazione è ancora più critica. Le frane hanno compromesso la viabilità sulle provinciali 129 e 130, isolando di fatto il paese. L’intervento dell’Esercito, atteso per valutare le condizioni delle strade, rappresenta un segnale della gravità del momento. Nel frattempo, si ipotizzano percorsi alternativi lungo strade comunali di montagna, mentre l’approvvigionamento di beni essenziali potrebbe avvenire persino tramite elicotteri. Non si tratta di casi isolati. L’intero sistema viario dei Monti Dauni mostra segni di cedimento, con decine di strade danneggiate o impraticabili.

Il Coordinamento nazionale dei piccoli comuni ha lanciato un appello forte al Governo, chiedendo un intervento immediato: “Qui non è solo emergenza, è abbandono strutturale”, denunciano, sottolineando come questi territori continuino a pagare anni di mancata pianificazione e investimenti. Parallelamente, l’emergenza idraulica ha colpito duramente anche le aree pianeggianti della Capitanata.

L’esondazione del torrente Cervaro, in particolare nella zona di Borgo Incoronata, ha costretto all’evacuazione di alcune abitazioni. I vigili del fuoco sono intervenuti con gommoni per mettere in salvo i residenti, mentre il livello dei corsi d’acqua resta sotto osservazione costante.

La diga di Occhito, uno degli invasi più importanti della regione, ha raggiunto livelli critici, avvicinandosi alla soglia di sfioro. Un dato che da un lato evidenzia la quantità straordinaria di acqua accumulata, ma dall’altro riaccende il dibattito su infrastrutture mai realizzate e sulla gestione delle risorse idriche. Gli agricoltori denunciano perdite ingenti: centinaia di ettari di vigneti, uliveti e colture cerealicole sono finiti sott’acqua, con danni che rischiano di compromettere l’intera stagione produttiva.

Ma il volto più duro dell’emergenza è quello che emerge dalle periferie invisibili. Nei ghetti del Foggiano, dove vivono centinaia di lavoratori migranti, l’acqua e il fango hanno invaso le baracche. Le condizioni igieniche sono al limite della sopravvivenza, con persone costrette a muoversi scalze nell’acqua stagnante. Una situazione che le organizzazioni sindacali definiscono “inumana”, e che riporta al centro una questione mai realmente affrontata: quella dell’accoglienza e della dignità abitativa.

Nel frattempo, la Protezione Civile regionale continua a monitorare l’evoluzione della situazione h24. L’allerta resta alta, con codice rosso per il rischio idrogeologico nel Basso Fortore e livelli di preallarme diffusi in gran parte della regione. Anche in assenza di nuove precipitazioni, il terreno ormai saturo continua a rappresentare un pericolo concreto, con possibili frane improvvise e nuovi smottamenti. Alcuni comuni, come Peschici, iniziano a uscire dalla fase più acuta dell’emergenza. Qui il Centro Operativo Comunale è stato chiuso dopo il ripristino delle condizioni di sicurezza, ma restano evidenti le criticità emerse: smottamenti, caduta di alberi e necessità di interventi strutturali sui canali. Segnali che confermano come il problema non sia episodico, ma sistemico.

I Monti Dauni, spesso raccontati come un territorio di bellezza autentica e silenziosa, oggi mostrano tutta la loro vulnerabilità. Sono comunità che resistono, abituate a fare i conti con l’isolamento e la carenza di servizi, ma che chiedono attenzione concreta. Non solo nell’emergenza, ma soprattutto nella prevenzione. Intanto arrivano i primi aiuti anche in termini economici. Da Intesa Sanpaolo 500 mln di euro per Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata. Particolare attenzione alle filiere agricole con un sostegno immediato attraverso nuovi finanziamenti a condizioni dedicate.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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