Manfredonia, dissuasore mobile nel mirino dei pescatori: “Così non possiamo operare né soccorrere le barche”

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Il maltempo che negli ultimi giorni ha flagellato il Golfo di Manfredonia non ha solo messo a dura prova gli ormeggi e la tenuta delle imbarcazioni. Ha riportato alla luce un problema che la marineria sipontina denuncia da tempo: il dissuasore mobile installato dall’Autorità di Sistema Portuale tra i bracci di Tramontana e Ponente. Una barriera fisica che, nelle intenzioni, dovrebbe regolare gli accessi, ma che nella pratica ostacola il lavoro quotidiano dei pescatori e, soprattutto, la sicurezza.

A denunciarlo con forza è Domenico Carpano, vicepresidente dell’associazione Armatori e proprietari di imbarcazioni di Manfredonia, che riferisce a l’Attacco che “il maltempo di questi ultimi giorni ha riportato alla luce un problema di tutti gli operatori della marineria. Quel dissuasore mobile è un problema perché non permette di raggiungere velocemente il meccanico, ma è un problema anche perché impedisce magari di comunicare da un braccio all’altro e quindi impedisce anche dei soccorsi qualora occorrono subito”.

Il porto di Manfredonia si sviluppa su tre bracci - Ponente, Tramontana e Levante - e gli operatori dovrebbero poterli attraversare liberamente per intervenire sulle proprie imbarcazioni, soprattutto in caso di emergenza. Ma il dissuasore alzato rende impossibile un passaggio rapido.

“Essendo operatori del porto, dovremmo poter operare all’interno del porto - spiega Carpano -. Invece ci troviamo questo dissuasore posto fra Tramontana e Ponente che ci impedisce l’accesso velocemente non solo per andare dal meccanico, fosse solo quello, ma per salvaguardare i nostri capitali: le nostre imbarcazioni”.

Il nodo, secondo Carpano, è la mancanza di dialogo e di comprensione da parte dell’Autorità portuale che “deve capire che, indipendentemente dal ruolo che svolge, gli operatori del porto siamo noi”.

Il vicepresidente mostra anche un paradosso evidente: a pochi metri di distanza, i mezzi della Capitaneria dispongono già di acqua e corrente, mentre i pescatori no. “È stato promesso che dal giugno 2026 avremo acqua e corrente. Al momento questi sono i mezzi della Capitaneria: hanno acqua e corrente che già funzionano. Dopo due metri c’è questo cancelletto e qua inizia il popolo (additando le imbarcazioni da pesca, ndr). Non abbiamo né acqua né corrente. Ci sentiamo trascurati”.

Anche la gestione dei rifiuti è diventata un ostacolo quotidiano. “Quando torniamo a terra e dobbiamo buttare l’immondizia, non sappiamo dove buttarla - denuncia Carpano -. Le isole ecologiche non ci sono. C’è la raccolta barca a barca dell’olio esausto, ma noi tutti i giorni produciamo immondizia e non vogliamo ributtarla a mare. Cerchiamo in tutti i modi di riportarla a terra, però dateci la possibilità di operare all’interno del porto. Ma ci rendiamo conto che siamo nel 2026 e questo non è ancora possibile?”.

La marineria di Manfredonia non chiede privilegi, ma condizioni minime per operare in sicurezza: accessi liberi tra i bracci del porto; servizi essenziali come acqua e corrente; punti di raccolta per i rifiuti; un dialogo costante con chi gestisce l’infrastruttura.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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